Poche, ben nascoste, circondate da cellule benigne.
È così che le cellule di un melanoma possono passare inosservate e la diagnosi presentarsi falsamente rassicurante.
Ma ora una nuova tecnica diagnostica descritta sul Journal of Investigative Dermatology permette di scovare le cellule tumorali anche all’interno di lesioni che contengono per lo più cellule benigne.
Uno strumento prezioso in tutti quei casi, non rari, in cui il tumore della pelle si presenta come un mix di nevi (formazioni benigne) e melanoma.
Per avere una diagnosi più accurata i ricercatori hanno pensato di ricorrere ai microRNA, piccole molecole di RNA non codificante, come biomarcatori dei tumori.
Protagonista della prima fase è stata l’intelligenza artificiale.
Grazie ai sistemi di apprendimento automatico la macchina ha imparato a riconoscere i microRNA associati al melanoma maligno distinguendoli da quelli associati alle lesioni benigne della pelle.
Il sistema di intelligenza artificiale è stato poi “avvertito” degli elementi, tra cui l’età del paziente, che possono contribuire a confondere la diagnosi in modo da poter individuare i microRNA non influenzati da quelle variabili.
La tecnica è stata testata su 82 biopsie di lesioni della pelle con esiti conosciuti (41 nevi, 41 melanomi) dimostrandosi affidabile, raggiungendo l’81 per cento di sensibilità e l’88 per cento di specificità.
Non è la prima volta che i microRNA vengono candidati come biomarker tumorali nel melanoma.
Il nuovo studio ha ristretto il campo a 6 microRNA utili a distinguere i nevi dai melanomi.
Oramai è noto, la diagnosi precoce fa la differenza nel destino di una persona con tumore.
Nel caso del melanoma, per esempio, solo il 20 per cento dei pazienti a uno stadio avanzato della malattia sopravvive a cinque anni.