Melanomi, 300mila euro per il progetto modenese


19 dicembre 2013 - 09:39Rassegna stampa


Sarà l'Università di Modena a coordinare un progetto nazionale sulla diagnosi precoce dei melanomi. Una patologia che riguarda ogni anno duecento nuove persone nella nostra provincia e che può avere esiti fatali, specie se diagnosticata tardi. Il ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca (Miur) ha selezionato l'idea del professor Giovanni Pellacani, responsabile dello studio, tra le 487 presentate per il bando "Progetti di ricerca di interesse nazionale 2012".

«Studieremo la clinica e la biologia del melanoma - spiega il docente di Dermatologia - cioè i fattori di base e le caratteristiche per comprendere la formazione e la progressione del tumore. Si parla di melanoma, ma ci sono forti evidenze che dimostrano l'esistenza di diversi tipi di melanoma». Non tutti sono causati dal sole e ve ne sono alcuni, come il melanoma nodulare, particolarmente rapidi e aggressivi. In genere si curano chirurgicamente, ma in caso di recidiva si possono utilizzare soluzioni terapeutiche. Lo studio intende individuare i fattori di rischio e definire terapie sempre più personalizzate e "precoci". «Capendo come si comportano - prosegue Pellacani - quali sono le caratteristiche del paziente, si possono studiare strategie di prevenzione mirate al paziente e meccanismi di sviluppo e prevenzione per poter pensare a nuove forme di trattamento, soprattutto in una fase più avanzata».

Il progetto riceverà 296.516 euro di finanziamento per tre anni. Saranno presi in esame «da seicento a mille casi». Due le fasi. Nella prima, lunga sei mesi, i ricercatori identificheranno i diversi sottotipi morfologici, correlati con caratteristiche cliniche e fenotipo del paziente. Nella seconda, ricercatori e figure ospedaliere procederanno verso una classificazione genetica e molecolare per studiare la correlazione del substrato biologico con l'aggressività del tumore. I casi saranno studiati a Modena, in un'unità all'avanguardia nella diagnostica, con tecniche di dermoscopia e microscopia confocale a riflettenza. «Possiamo evidenziare i melanociti - prosegue Pellacani - e distinguerne la morfologia. L'obiettivo dello studio è definire i sottotipi e identificare quali pazienti tendono a svilupparli. Lo scopo è una diagnosi precoce pensata sul paziente. Con una diagnosi più accurata si possono identificare anche le "zone grigie"». Parte dei casi sarà analizzata dall'unità operativa dell'Università degli Studi di Firenze, guidata da Daniela Massi. Il team compirà studi sulle cellule (diagnostica istologica) e investigherà le reazioni a livello cromosomico con tecniche come l'ibridazione fluorescente in situ (Fish). L'unità dell'ateneo aquilano, guidata da Maria Concetta Fargnoli, analizzerà le mutazioni somatiche. «L'università di Modena - afferma il rettore Andrisano - ha dimostrato la capacità di poter partecipare e coordinare progetti a carattere nazionale».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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