Il circolo vizioso tra stress e psoriasi


11 luglio 2014 - 20:47Rassegna stampa


Lo stress può peggiorare la patologia, che è a sua volta fonte d'inquietudine per chi ne soffre. Fondamentale misurare il disagio dei malati. Yoga, pilates e sport aiutano

Lo stress è considerato uno dei fattori principali nello sviluppo e nel peggioramento della psoriasi. C'è però un grosso problema che per molto tempo ha complicato la possibilità di valutare e misurare il ruolo dello stress in rapporto alla malattia: si tratta di un fattore strettamente soggettivo ed è dunque molto difficile sia da «quantificare» che da catalogare, perché anche le sollecitazioni che lo causano sono estremamente personali. Eppure sono stati condotti, specie nell'ultimo decennio, degli studi che hanno tentato di fare chiarezza, soppesando sia l'impatto psicologico che i possibili fattori quello biologici (cortisolo, epinefrina, infiammazione neurogenica) alla base del disturbo. «Ad oggi - spiega Patrizia Martini, direttore dell'unità operativa di Dermatologia dell'Asl2 di Lucca - è stato dimostrato da studi recenti che i pazienti affetti da depressione presentavano alti livelli di fattori pro-infiammatori come il TNF-alpha e IL-6. Lo stress può infatti far emergere da uno stato latente o peggiorare la depressione tramite l'attivazione di meccanismi pro-infiammatori utilizzando le vie del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Dal momento che la psoriasi è una malattia infiammatoria cronica, e che le molecole pro-infiammatorie agiscono peggiorando il quadro clinico della malattia, è chiaro che lo stress assume un ruolo chiave nel peggioramento della psoriasi».

Anche la malattia stessa è fonte di stress

Per molti pazienti le lesioni psoriasiche di per sé costituiscono un fattore stressante cronico che non solo provocano inconvenienti a livello fisico, ma anche delle conseguenze sulla vita personale e sociale e sulle attività quotidiane. La visione di una pelle alterata può provocare ai malati problemi con conseguenze psicologiche. Inoltre, numerosi studi clinici condotti su grandi numeri di pazienti hanno dimostrato che lo stress, l'ansia e la depressione sono significativamente più frequenti nel pazienti affetti da psoriasi, in particolare le donne sembrano essere le più colpite. «E i farmaci più recenti che sono utilizzati nella terapia della psoriasi, come gli anti-TNF-alpha, si sono dimostrati efficaci anche nel miglioramento dei sintomi dello stress, dall'ansia e della depressione - aggiunge Martini -. Questi dati sembrano essere legati all'importante ruolo delle citochine pro-infiammatorie sia nella psoriasi che nello stress».

Yoga, pilates e dieta corretta possono aiutare

Per misurare i livelli di stress esistono dei questionari specifici che vengono generalmente somministrati dallo psichiatra o dallo psicologo, ma nella pratica corrente anche il dermatologo che si occupa di trattare la psoriasi utilizza strumenti simili che sono in grado di valutare la gravità della situazione psicologica dei pazienti valutandone la qualità di vita. «Anche per questo è importante che i pazienti affetti da psoriasi si rivolgano a centri specializzati nel trattamento di questa malattia dove i dermatologi lavorano in team con altre figure professionali specializzate, compreso lo psicologo. Un lavoro di squadra può infatti evitare che i fattori stressanti vadano a costituire un circolo vizioso con la patologia» conclude l'esperta. Inoltre uno stile di vita corretto è importante per aiutare i pazienti a migliorare il quadro clinico della malattia e aumentare l'efficacia dei farmaci. In particolare è utile seguire una dieta equilibrata e controllare il peso, fare un'attività fisica regolare sia di tipo aerobico che rilassante, come lo yoga e il pilates. Evitare il fumo è inoltre fondamentale perché alcuni tipi di psoriasi, in particolare nelle donne, sono strettamente correlati al fumo di sigaretta. Infine bisogna ricordare che nella psoriasi qualsiasi tipo di trauma (anche lieve) sulla pelle provoca un peggioramento o una comparsa delle lesioni, quindi meglio evitare trattamenti, anche di tipo cosmetico, troppo aggressivi sulla pelle per non provocare la formazione di nuove chiazze. L'esposizione al sole può invece migliorare la malattia, ma solo se il sole viene preso non durante le ore centrali della giornata e con adeguata fotoprotezione per evitare le scottature.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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