Allarme lettini solari, un abuso che causa un aumento del 75% del rischio melanoma


28 aprile 2010 - 13:35Rassegna stampa


Un'indagine condotta negli Usa riporta un dato allarmante: l'utilizzo dei lettini solari è passato dall'1% della popolazione nel 1988 al 27% nel 2007. Questo dato unito a una recente analisi fatta dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e pubblicata sull'International Journal of Cancer, che ha valutato il rapporto tra lettini solari e rischio melanoma, suggerisce come l'uso delle lampade abbronzanti prima dei 35 anni aumenti del 75% il rischio di sviluppare il melanoma.

È questo il grido d'allarme lanciato dai dermatologi nel corso della presentazione alla stampa della prima edizione italiana dell'EUROMELANOMA DAY, una giornata organizzata da SIDeMaST interamente dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce del melanoma e dei tumori della pelle: lunedì 10 maggio nelle principali città italiane dermatologi volontari incontreranno i cittadini presso le strutture ospedaliere ed universitarie per fornire informazioni sui tumori della pelle e sul melanoma e/o offrire screening gratuiti della cute.

I cittadini potranno chiamare il numero verde 800-591309 per ricevere indicazioni sul centro Euromelanoma più vicino o potranno consultare il sito internet www.sidemast.org.

Il melanoma è un tumore maligno, quello più aggressivo tra tutti i tumori della pelle in termini di mortalità, che in Italia ogni anno registra 10 nuovi casi ogni 100mila uomini, 9 casi ogni 100mila donne e causa la morte di circa 5 abitanti su 100mila all'anno (dati Istituto Superiore di Sanità).

L'incidenza del melanoma è in continuo aumento: si assiste, infatti, ad incrementi annui dal 3% al 7%, valori superiori a qualsiasi altro tipo di tumore, con la sola eccezione per il cancro al polmone nelle donne. Tale fenomeno è dovuto alla maggiore ed eccessiva esposizione al sole e ai raggi ultravioletti (UV), dannosi per l'epidermide, oltre che alla riduzione dello strato di ozono.

«I principali fattori di rischio del melanoma – afferma Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Universitaria dell'Aquila - sono genetici e non possono essere, quindi, eliminati: sono legati ad una cute chiara, a numerosi nevi ed a una storia familiare di melanoma. Tuttavia ciascuno può ridurre significativamente il rischio di sviluppare un melanoma attraverso un'adeguata prevenzione e una corretta esposizione solare, ossia evitando di esporsi al sole tra le ore 11 e le ore 15 ed usando un filtro solare con fattore schermante alto».

Nella lotta al melanoma è fondamentale anche la diagnosi precoce che prevede, per le persone a rischio, una visita di controllo dal dermatologo almeno una volta l'anno, un auto-controllo periodico, ogni 2-3 mesi, di tutta la superficie della propria cute e, qualora si osservi la comparsa di un nuovo neo o un cambiamento di colore, forma, dimensione, diventa necessario rivolgersi ad un dermatologo al più presto.

Per la diagnosi precoce, oltre alla microscopia ad epiluminesceza o dermatoscopia, che è una metodica non invasiva diffusamente utilizzata dai dermatologi, è attualmente oggetto di studio il laser confocale. Si tratta di una nuova tecnica anch'essa non invasiva, ossia non serve a fare le biopsie ma l'esame viene fatto in vivo, che permette di analizzare le caratteristiche delle singole cellule identificando il melanoma e altri tumori della pelle in fasi molto iniziale. I risultati ottenuti sono promettenti ma i principali limiti di questa tecnica sono la necessità che l‘esaminatore abbia una particolare esperienza ed addestramento, il fatto che non tutte le aree corporee sono accessibili all'esame con questo strumento e il suo costo ancora elevato.

In questi ultimi tempi si discute, inoltre, sul rapporto tra vitamina D e tumori, inclusi quelli della pelle: recenti evidenze scientifiche dimostrano che la Vitamina D potrebbe essere importante per la salute del paziente dopo la diagnosi di melanoma e addirittura per la prevenzione dei tumori della pelle e di altri organi. I dermatologi, quindi, consigliano di tenere i livelli di Vitamina D nella norma e assumerne, se necessario, un supplemento, specialmente in inverno, quale un polivitaminico in compresse o olio di fegato di merluzzo oppure assumere quotidianamente alimenti ricchi di Vitamina D quali pesce grasso (ad esempio salmone), uova, yogurt, cereali e latte.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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