L'utilità e i limiti dei rimedi «fai-da-te» contro l'acne


20 settembre 2014 - 12:25Rassegna stampa


Uno studio analizza i pro e i contro di preparati molto diffusi. Chi soffre di dermatite atopica dovrebbe sempre rivolgersi al medico

L'acne è il cruccio di moltissimi adolescenti, ma anche di adulti alle prese con foruncoli che non accennano a scomparire o con le cicatrici di brufoli mal curati. Al primo affacciarsi del problema l'opzione è spesso il "fai-da-te": ampia la scelta di prodotti contro l'acne acquistabili senza prescrizione, in farmacia ma anche nei supermercati. Se si vuole provarli però occorre un po' di attenzione, come ha segnalato di recente la Food and Drug Administration statunitense dopo alcuni casi di reazioni allergiche gravi, che non si sa ancora se dipendano dai principi attivi anti-acne contenuti nei prodotti o dagli eccipienti. Gli esperti raccomandano di provare sempre i nuovi prodotti in una piccola area cutanea per tre giorni e di sospendere ogni trattamento se si manifestano segni di un'ipersensibilità severa (non arrossamenti, bruciori o secchezza della pelle, ma fenomeni più seri, come sensazione di svenire, fiato corto, gonfiori al viso, alle labbra o alla lingua).

Anche taluni prodotti naturali, come ad esempio l'olio dell'albero del tè, sono "da prendere con le pinze" perché, oltre a non esistere prove certe della loro efficacia, possono provocare allergie. Lo sottolinea un documento dell'American Academy of Dermatology, per il quale, Emmy Graber, direttrice del Cosmetic and Laser Center dell'Università di Boston, ha passato in rassegna creme, lozioni e altri preparati acquistabili senza prescrizione medica. Secondo Graber, possono essere invece validi gli scrub, che rimuovono le cellule morte e il primo strato dell'epidermide facendo "respirare" i pori, nonché i panni e le salviette detergenti, che puliscono a fondo la pelle. «Le salviette sono più delicate degli scrub e andrebbero scelte fra quelle con ingredienti attivi contro l'acne, come benzoil perossido e acido salicilico - dice Graber -. Gli scrub possono essere troppo aggressivi; meglio quelli non troppo "ruvidi" a base di palline di polietilene, anziché i più irritanti ossidi di alluminio o semi di frutta. Anche le spazzoline per la pulizia del viso possono essere eccessive: si usano pensando che l'igiene profonda serva a far penetrare meglio i principi attivi antiacne di creme e lozioni, ma ciò non è affatto dimostrato».

«Questi metodi possono essere utili per la prima fase dell'acne, quella "comedonica" in cui si hanno soltanto punti neri e microcisti - commenta Giampiero Girolomoni, direttore della Sezione di dermatologia e venereologia dell'Università di Verona -. In questi casi il "fai da te" è ammesso e, se la malattia resta di grado lieve, può essere sufficiente. Creme o lozioni che contengano sostanze antisettiche, ad esempio il benzoil perossido, e principi attivi esfolianti, come i derivati della vitamina A, possono essere efficaci su un'acne iniziale, in cui non ci sia una grossa componente infiammatoria». Quando si sceglie un prodotto anti-acne da banco bisogna perciò accertarsi che contenga uno dei composti attivi: il benzoil perossido, perché elimina i batteri che concorrono a provocare l'acne e può così tenerla sotto controllo; l'acido salicilico, perché funziona come esfoliante liberando i pori da cellule morte e grasso di troppo, che li "ingolfano" infiammandoli; lo zolfo, perché sopprime i batteri e pulisce i pori, ma che deve essere usato solo sui brufoli e non su tutto il viso (sì quindi ai prodotti "spot", utilità dubbia per le saponette). Utilizzabili anche le creme che contengono alfa-idrossiacidi, per esfoliare la pelle, o i derivati della vitamina A come il retinolo, che liberano i pori.

«Possono servire inoltre antibiotici topici, come clindamicina, eritromicina o le tetracicline; non si deve usare invece la gentamicina, il primo antibiotico a cui tanti pensano, perché non ha alcun effetto sul batterio che provoca l'acne - dice Girolomoni -. Ma attenzione: tutti questi prodotti possono rivelarsi irritanti, soprattutto se la pelle è sensibile, in caso di allergie o se usati senza moderazione. Se la cute appare arrossata, secca e desquamata è meglio interrompere qualsiasi trattamento e chiedere consiglio al medico. Chi soffre di dermatite atopica, inoltre, per scongiurare problemi dovrebbe comunque evitare di prendere iniziative senza rivolgersi allo specialista». Dal dermatologo bisogna andare anche se dopo un trattamento "fai da te" di uno o due mesi non si vede nessun risultato. «Purtroppo molti pensano che l'acne sia un accadimento inevitabile legato alla pubertà: in realtà è una patologia infiammatoria cronica con una componente ormonale e non è così "benevola" come si potrebbe pensare, non deve essere sottovalutata - avverte Girolomoni -. Da sola non passa facilmente, tanto che una piccola quota di pazienti continua a soffrirne perfino dopo i 40 anni; inoltre, se non viene curata in modo adeguato può lasciare cicatrici evidenti e praticamente impossibili da eliminare». «I prodotti da banco - conclude lo specialista - non bastano per affrontare l'acne al secondo stadio, quando compaiono le pustole, i brufoli arrossati; men che meno possono essere sufficienti contro l'acne di stadio più grave, in cui si hanno grossi noduli infiammatori, cisti e cicatrici».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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