Tumori, terapie più dolci (ma efficaci)


16 febbraio 2014 - 23:52Rassegna stampa


È una storia che ha radici antiche e ben consolidate in Italia quella della ricerca di cure meno aggressive anche per malattie gravi come i tumori. In fondo nasce proprio nel nostro Paese alla fine degli anni '60 l'approccio meno aggressivo al tumore mammario. Tuttavia è negli ultimi anni che sono stati fatti i passi avanti più importanti: grazie soprattutto alla individuazione di alcuni dei meccanismi biologici coinvolti nella crescita dei tumori è stato possibile produrre farmaci in grado di rallentarne la progressione e in alcuni casi addirittura di curare o almeno di trasformare malattie che si consideravano senza speranza in condizioni con cui è possibile convivere, riuscendo a garantire al tempo stesso una buona qualità di vita. Il campo in cui per primo è stato possibile disporre di farmaci "intelligenti" è quello dei tumori del sangue, leucemie, linfomi, mieloma, solo per citare i più comuni.

LEUCEMIA - Sono trascorsi ben più di 10 anni da quando l'arrivo del Glivec ha trasformato in maniera radicale la storia dei malati di leucemia mieloide cronica. Bloccando un particolare processo cellulare responsabile della trasformazione maligna delle cellule, la malattia è stata trasformata in una condizione che può essere controllata nella maggior parte dei casi con la semplice assunzione di una pillola, proprio come si fa per curare la pressione alta. Ovviamente questa scoperta ha aperto la strada da una parte alla ricerca di nuovi farmaci sempre più efficaci nel bloccare quel particolare meccanismo e dall'altra alla individuazione di altri meccanismi molecolari su cui intervenire e delle molecole capaci di bloccarli. Un atteggiamento che ha via via coinvolto anche i tumori solidi. Anche qui in molti casi è stato possibile o si sta provando a utilizzare terapie meno tossiche con risultati spesso migliori di quelli offerti dalla chemioterapia tradizionale.

POLMONE - «Un esempio recente è quello del tumore del polmone - dice Carmine Pinto, presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica -. Nell'adenocarcinoma del polmone, dove lo standard di trattamento è la chemioterapia con la sua relativa tossicità, quel 10-14% dei pazienti che hanno una particolare mutazione (quella dell'EGFR, il recettore del fattore di crescita dell'epidermide, ndr) possono essere trattati con gli inibitori della tirosin-chinasi, una terapia molto meglio tollerata rispetto alla chemioterapia e che raddoppia la sopravvivenza. Sono terapie più gentili, meno tossiche e più efficaci». Lo stesso sta avvenendo anche per altri tumori comuni come il melanoma e, almeno in parte, anche per il carcinoma del colon.

CHEMIOTERAPIA - «Non tutte le malattie sono uguali e non sempre la terapia più aggressiva è la migliore per quel paziente - aggiunge l'oncologo -; oggi si sta cercando di definire un setting di malati con caratteristiche cliniche particolari che ci permette di avere una strategia che prevede anche gradini diversi di intensità di terapia. Per esempio è in corso uno studio sulla chemioterapia adiuvante del carcinoma del colon in cui si sta valutando se 3 mesi di chemioterapia adiuvante sono uguali a 6. Lo studio è concluso e stiamo aspettiamo i dati». Certo che se i risultati saranno positivi si potrà pensare di dimezzare la durata della chemioterapia, un altro modo per rendere sempre più gentile la terapia. Ma se la possibilità di disporre di farmaci intelligenti sempre più capaci di intervenire sui meccanismi molecolari responsabili dei tumori, ha dato un contributo fondamentale alla possibilità di ricorrere a terapie più "soft", si sta facendo strada anche un altro modo di gestire queste malattie, un modo che si traduce in una sempre maggiore attenzione da parte dei medici alla persona nel suo complesso e non solo al tumore di cui è affetto. Si tratta di un approccio che considera per esempio l'età del paziente e le altre malattie di cui è affetto.

ANZIANI - Una critica che viene spesso sollevata agli studi clinici è quella infatti di essere condotti in popolazioni selezionate di pazienti dove spesso i criteri che portano a escludere dei soggetti dalla possibilità di essere inseriti nello studio è proprio la presenza di malattie di cui può invece soffrire il malato che si presenta dal medico con un tumore. E di fatto quando il medico si trova a curare il malato nella realtà di tutti i giorni deve farlo anche in presenza di questi problemi. Una strada che è stata per esempio percorsa recentemente dagli ematologi nella terapia di due importanti malattie, il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica. Si tratta di due malattie che colpiscono frequentemente il paziente anziano che spesso è già portatore di altre malattie. Proprio in questi malati si è provato a ricorrere a un approccio più "gentile". «Non sempre le cose sono così ovvie - sottolinea Mario Boccadoro, dell'Università di Torino -: di fronte a una malattia grave come un tumore la prima cosa che viene in mente è di dare una "bomba" che lo blocchi. Certe volte però riducendo la dose si ottengono risultati molto migliori».

SOLO PILLOLE - Nel caso del mieloma multiplo le terapie attuali permettono già di ottenere ottimi risultati, tuttavia una percentuale di pazienti deve abbandonare le cure per gli effetti indesiderati. Da qui l'idea di utilizzare una terapia più leggera, priva di chemioterapici che, in uno studio che ha coinvolto circa 1.600 pazienti, è stata messa a confronto con lo schema attualmente di riferimento, decisamente più tossico. «Il ciclo che poteva sembrare a prima vista meno forte e quindi meno efficace in realtà si è rivelato superiore - ricorda Boccadoro -. I pazienti prendono solo delle pillole, hanno una minore tossicità dalla terapia e riescono a proseguire il trattamento a lungo, con una compliance migliore».

FARMACO BIOLOGICO - Stesso discorso nella leucemia linfatica cronica. Anche qui, grazie a un nuovo farmaco biologico, usato in associazione con un chemioterapico, è stato possibile ottenere risultati nettamente superiori a quelli della terapia attualmente di riferimento, mentre presso l'MD Anderson Cancer Center di Huston in uno studio, per ora limitato a un piccolo numero di pazienti si è provato a utilizzare esclusivamente l'associazione di due farmaci biologici, senza alcun chemioterapico. Il risultato è stato a dir poco incoraggiante: sono andati in remissione 38 dei 40 pazienti trattati.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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