Tumori: casi melanoma in aumento, ora diagnosi si fa in farmacia


03 ottobre 2011 - 18:34Rassegna stampa 2 commenti


Troppo sole, radiazioni ultraviolette in aumento, il boom dei lettini solari. Sono alcune delle cause che hanno portato a un preoccupante aumento dei casi di melanoma soprattutto tra i più giovani: da qui l'importanza di tenere sotto controllo la pelle, i nei in primis, proprio per prevenire l'insorgenza del tumore.

«Diagnosi in periferia» è il progetto pilota di Federfarma, Regione Campania e Istituto dei Tumori Fondazione G.P ascale di Napoli per combattere il melanoma.

In un centinaio di farmacie del capoluogo partenopeo ci saranno delle postazioni con un dermatoscopio. La foto del neo sospetto viene poi inviata attraverso Internet all'Istituto G.Pascale ed entro 72 ore è pronta una valutazione. Un progetto questo che riprende quello già operative in Puglia nella Provincia Bat (refertato dallo stesso istituto Pascale).

Di «diagnosi in periferia» parla, a margine del 36esimo Congresso europeo di Oncologia medica in corso a Stoccolma, il dottor Paolo Ascierto, dirigente medico dell'Unità di oncologia medica dell'Istituto dei Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli. Un progetto che nasce anche «dalla necessità di avere, contro questa patologia, un gioco di squadra, un team dermatologo, chirurgo e oncologo».

Aumentano sempre più i casi di melanoma, patologia - sottolinea Ascierto - che addirittura diventa una delle principali neoplasie nella fascia di eta' tra i 20 e i 40 anni.

Una volta il melanoma era la malattia degli anziani. Adesso si sta spostando verso l'età giovanile. L'indiziato numero uno è il sole, le radiazioni ultraviolette. Le abitudini sono cambiate e si preferiscono esposizioni intense e intermittenti. Niente di più nocivo per la pelle. «E' difficile vedere un melanoma, anche se c'è, nei contadini e nei marinai - spiega Ascierto - non sono frequenti come sono frequenti nei cosiddetti 'colletti bianchi'».

I consigli sono sempre quelli di evitare un'esposizione nelle ore piu' intense (12-16) e usare sempre un'alta protezione solare «ricordando che non esiste la protezione totale». Da eliminare completamente le lampade solari: «è come il fumo di sigaretta». Chi ha fatto uso del «sole artificiale» prima dei 30 anni di età ha «il 75% del rischio di riscontrare un melanoma».

Il dottor Ascierto snocciola i dati della patologia che ogni anno conta 7.000-8.000 nuovi malati. Le morti per melanoma sono invece tra i 1.500-1.600. «Come istituto De Pascale - continua - abbiamo proposto un registro nazionale della patologia per vedere negli anni la reale incidenza. E' una patologia che colpisce di piu' al Nord, dove l'incidenza è di 12-14 persone per 100 mila abitanti, mentre in Sicilia siamo sui 6-7».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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Commenti e discussioni

04 febbraio 2012 - 10:29 | Giovanni Palazzo

Senza nulla togliere alla bontà del progetto, si corre il grosso rischio di banalizzare la dermatoscopia e di sottrarre il pz alla valutazione medico specialistica complessiva.

Si affida al farmacista (che per definizione non è un clinico) ed al pz (che non ha alcuna competenza) la scelta della lesione da osservare.

Quante cheratosi seborroiche pigmentate trauamtizzate, per es, potranno essere oggetto di richiesta di osservazione in farmacia, dove per la mancanza di filtro idoneo, saranno valutate come lesioni importanti?

Un progetto di prevenzione va indirizzato al pz e non alla lesione: individuare pz a rischio è competenza medica.

Credo che le Società Scientifiche dovrebbero prendere le distanze da progetti come questo.

19 marzo 2012 - 16:46 | Gian Paolo Tessari

Il Farmacista ha un ruolo importante nell'invitare i pazienti a comportamenti corretti quali la fotoprotezione, l'auto-esame della cute ed il ricorso al dermatologo per un controllo dei nevi.

A mio parere non è possibile una diagnosi su di una foto inviata via e-mail, senza poter esaminare tutta la cute del paziente, le altre lesioni, confrontarle tra loro (segno del "ugly duck") raccogliere un'anamnesi.

Non so che valore medico-legale abbia una "tele-diagnosi" specie in caso di errore, e temo che tale progetto provochi un incremento esponenziale di asportazioni di lesioni banali, solo perché appaiono brutte, con aggravio di costi per il SSN.

Il dermatologo è l'unico professionista che può effettuare lo screening del melanoma, integrando clinica e dermoscopia e, perché no, la dermo-chirurgia. I dermatologi dovrebbero affermare con forza la loro professionalità.

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