Torino prima città per numero melanomi diagnosticati


20 gennaio 2012 - 10:37Rassegna stampa


Torino è al primo posto tra le città italiane per numero di melanomi diagnosticati (tumore maligno della pelle), con circa 19 casi all'anno ogni 100mila abitanti su una media italiana di 12 casi. Un primato dovuto non solo a una crescita dei casi, ma anche all'aumento della diagnosi precoce.

Il capoluogo piemontese precede città e province del Nord Est, quali Trento-Bolzano, Trieste e le province del Veneto, che è la Regione con più casi di melanoma. Sono gli ultimi dati aggiornati del servizio di rilevazione epidemiologica del CPO Piemonte.

La principale causa ambientale della patologia è l'esposizione intensa e intermittente ai raggi UV solari, naturali e artificiali. Le popolazioni del Nord Italia sono a maggior rischio per la carnagione chiara e per la scarsa abitudine della pelle all'esposizione solare.

I casi sono quasi raddoppiati dal 1996 al 2006. Questi dati saranno presentati in anteprima domani sera, nell'Aula Magna dell'Accademia di Medicina di Torino, durante la prima seduta scientifica dell'anno 2012 dal titolo «Melanoma cutaneo: una neoplasia in continua crescita». Relatori, la professoressa Maria Grazia Bernengo (direttore della Dermatologia universitaria dell'ospedale San Lazzaro dell'Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista di Torino) e i suoi collaboratori.

Se per la maggior parte dei tumori di altri organi gli aumenti di incidenza sono legati all'aumento della durata della vita, nel caso del melanoma questo non si puo' sostenere perchè la fascia di età più colpita è quella tra i 40 e i 60 anni. Il melanoma è contraddistinto da un maggior rischio di mortalità rispetto agli altri tumori cutanei. Il Servizio di Istopatologia dermatologica dell'ospedale dermatologico San Lazzaro di Torino ha diagnosticato 332 melanomi nel corso del 2010 su circa 12mila biopsie dermatologiche di patologia varia, contro i 36 del 1975 e i 190 di 10 anni fa. L'aumento dei casi riguarda quasi esclusivamente i melanomi sottili in situ (49,6% dei casi) con un basso rischio prognostico per i pazienti. Le forme invasive, con prognosi peggiore, sono sostanzialmente stabili.

L'incidenza appare in costante crescita, ma la mortalità è stabile da oltre 20 anni. Secondo i dati del Centro melanomi del San Lazzaro, infatti, la sopravvivenza supera mediamente il 90% a 5 anni dalla diagnosi per rimanere sostanzialmente invariata negli anni successivi, mentre per esempio in Polonia la sopravvivenza supera di poco il 50%.

I sintomi del melanoma sono praticamente assenti o poco apparenti e comunque tardivi: prurito persistente a carico di un neo, per esempio. Anche l'autodiagnosi non è molto affidabile, anche se è fondamentale l'auto-osservazione. Il melanoma non presenta standard di forme e colori, ma cresce di dimensioni e spesso ha un aspetto che lo rende diverso dagli altri nevi presenti.

La prevenzione primaria, per evitare di sviluppare la patologia, consiste nel ridurre al minimo le esposizioni eccessive alla luce solare naturale e artificiale. è dimostrato che l'uso abituale delle lampade solari in età giovanile aumenta il rischio di circa il 70%. Anche l'esposizione al sole dovrebbe essere limitata sia come tempo sia come fascia oraria.

Negli ultimi anni sono state affinate molto le tecniche di riconoscimento, attraverso metodiche semplici ma efficaci, quali la dermatoscopia in epiluminescenza. Questa tecnica, in uso da meno di quindici anni, ha reso possibile il riconoscimento precoce del melanoma e quindi è parzialmente responsabile dei dati riguardanti l'elevato riscontro di forme di melanoma iniziale e della conseguente assenza di rischio prognostico per il paziente. Si tratta di un semplice esame ottico, una microscopia di superficie a basso ingrandimento. Una lente a contatto della pelle, d'olio da immersione per rendere trasparente lo strato superficiale della pelle e una luce potente in grado di far osservare strutture e colori che offrono dati importantissimi sulla natura della neoplasia. L'affinamento della diagnosi consente a un esperto la riduzione degli interventi e la capacità di sospettare la diagnosi corretta supera il 92%.

Le neoformazioni dubbie vanno sempre rimosse, ma in molti casi la semplice osservazione in tempi successivi e il confronto delle immagini permettono di superare anche le difficoltà che insorgono quando il melanoma assomiglia molto a un neo benigno, grazie alla memorizzazione digitale delle immagini dermatoscopiche che permettono di confrontare l'eventuale cambiamento, non solo visivamente, ma anche attraverso complessi calcoli matematici e geometrici elaborati da appositi software.

In questo caso il dermatologo ricorre all'Ambulatorio di epiluminescenza, in attività da oltre 10 anni al polo dermatologico delle Molinette (responsabile il dottor Paolo Broganelli), che opera non solo per svelare i tumori cutanei e i melanomi «difficili», ma anche per mantenere strettamente monitorati i soggetti a maggior rischio di melanoma: i pazienti che hanno rimosso un melanoma sono a rischio di insorgenza nel tempo di altri melanomi primitivi.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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