Tintarella artificiale sempre meno accessibile per i minorenni


18 luglio 2012 - 10:02Rassegna stampa


Lampade e lettini solari sempre meno accessibili ai minorenni. Il partito dei contrari è in aumento e sempre più Paesi optano per un giro di vite sulla tintarella artificiale per mettere al riparo i minori dagli (ormai accertati) rischi per la salute. A fotografare il boom di divieti è uno studio Usa, pubblicato online dalla rivista Archives of Dermatology.

Paesi

Dal 2003 - anno in cui solo Brasile e Francia avevano una legislazione che andava in questa direzione - al 2011 i Paesi che vietano o limitano l'accesso degli under 18 alle lampade sono saliti a quota 11, senza contare l'Italia: Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Belgio, Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord e Scozia. Dallo scorso anno, anche se nello studio non se ne tiene conto, le lampade abbronzanti a raggi uva sono vietate in Italia ai minori di 18 anni, alle donne incinte e ai soggetti con particolari patologie o che si scottano facilmente al sole. Il divieto è stato previsto da un decreto interministeriale firmato dall'ex ministro della Salute Fazio.

Melanoma

Mary T. Pawlak della Colorado School of Public Health e un gruppo di ricercatori hanno condotto l'indagine lavorando sul web. «È dal 2003 - spiegano - che l'accesso dei minorenni alle lampade abbronzanti ha cominciato a subire restrizioni sempre più forti in diverse aree del mondo. Una stretta che è andata di pari passo con l'accumularsi di evidenze scientifiche a supporto della tesi che individua un'associazione fra l'abbronzatura indoor e il melanoma. Altri Paesi stanno seguendo questa strada, inasprendo i divieti previsti nella loro attuale legislazione. Si tratta di normative in costante evoluzione e, per quanto riguarda gli Usa, la National Conference of State Legislatures sta provvedendo a un aggiornamento del registro web che raccoglie le disposizioni di ciascuno Stato in materia. Un simile strumento sarebbe da esportare anche oltre confine».

Raggi

«I raggi Uva sono assolutamente pericolosi, perché chi vi si sottopone non ha la sensazione di fare una cosa azzardata. Il problema è anche che non c'è una valutazione del dosaggio - sostiene Fabio Rinaldi, docente alla Sorbona e dermatologo a Milano -. Il rischio che si corre non è legato solo all'invecchiamento della pelle, ma ancor più alla contrazione di tumori anche gravi, tra cui il melanoma. Sarebbe auspicabile poter avere il modo di valutare quanti raggi sono stati assorbiti, per essere ulteriormente controllati. In più c'è un altro aspetto: se la macchina non è particolarmente nuova e il filtro non è costantemente controllato, succede che passano raggi di tutti i tipi e, quindi, il rischio diventa ancora più grave. Detto questo, è auspicabile, dal punto di vista dermatologico, che si riducano al massimo le esposizioni alle lampade».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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