Tatuaggi, pigmenti contaminati Il ministero vieta la vendita


10 agosto 2015 - 06:46Rassegna stampa


I Nas hanno rilevato inchiostri con cariche microbiotiche e funginee nel 18% dei campioni analizzati. I colori più pericolosi il nero e il rosso

Cento milioni di europei hanno almeno un tatuaggio. La passione per disegni, ideogrammi e intere frasi da mostrare sulla pelle è in costante crescita, come il numero di allergie e infezioni, anche gravi. Ed è per questo che il ministero della Salute ha vietato la vendita e l'utilizzo di alcuni pigmenti per tatoo, dopo che le indagini dei Nas hanno rilevato contaminazioni nel 18% del campione analizzato. Le indagini, spiega il Ministero in una nota, sono state richieste dalla Direzione generale della Prevenzione, a seguito di quelle già condotte dall`Istituto Superiore di Sanità, su 350 campioni di pigmenti per tatuaggio, per accertare la sterilità e valutare le metodiche stesse di sterilizzazione da parte delle aziende produttrici . Al momento, su 169 campioni prelevati, 29 sono risultati contaminati

Gli inchiostri

Un'indagine danese illustrata nell'ottobre scorso al congresso annuale dell'Accademia europea di dermatologia e venereologia (Eadv) ha analizzato 58 nuovi inchiostri alla ricerca di eventuali contaminazioni batteriche: ebbene, nel 10% sono stati rilevati batteri che possono causare infezioni, come stafilococchi, streptococchi, pseudomonas ed enterococchi. «Gli inchiostri - ha spiegato Serup - sono costituiti da pigmenti, nano e microparticelle e svariate sostanze chimiche, per la maggior parte non note o etichettate. Per questo, come sempre più spesso osserviamo nella pratica clinica, persone sane che si sono fatte un tatuaggio vanno incontro a reazioni avverse anche gravi». E' il caso di una ragazza milanese, morta per sepsi nel 2013 appena qualche giorno dopo un nuovo tattoo, ha ricorda l'esperto.

I pericoli del nero e del rosso

Oltre al rischio di infezioni batteriche, in alcuni casi anche resistenti come l'Mrsa, a dare più problemi sono i tatuaggi del solo colore nero - ha avvertito Serup - perché viene utilizzata un'elevata quantità di inchiostro, più di quanto la pelle possa sopportare: la conseguenza sono gonfiore e prurito costante. Ma è soprattutto il rosso a dare allergia: si tratta nella maggior parte dei casi di reazioni anche gravi, che possono variare da lesioni squamose a vere e proprie ulcere in profondità, che tendono a diventare croniche. Nei casi di gravi allergie si può arrivare a rischiare la vita, per choc anafilattico, o l'amputazione dell'arto» . «E' necessario - ha proseguito l'esperto -un urgente e serio controllo degli inchiostri e delle possibili contaminazioni batteriche, ma anche degli ingredienti che li compongono. Molte sostanze non si conoscono ancora, ma sappiamo che il colore rosso causa allergie: come misura preventiva, si raccomanda di evitare queste nuance».

Il problema delle sostanze ignote

«Il problema di infezioni e allergie causate dagli inchiostri è reale - spiega Carlo Gelmetti, direttore della Clinica dermatologica dell'università degli Studi-Fondazione Irccs Policlinico di Milano - e legato alla natura sintetica dei nuovi pigmenti. Il 90% delle sostanze impiegate oggi è fabbricato in laboratorio con formule ignote», mentre «i pigmenti utilizzati fino a 10-15 anni fa erano sostanze storiche, note e autosterilizzanti, che proprio per la loro composizione chimica erano in grado di restare sterili anche se il tatuatore lasciava aperto il cappuccio della confezione». Si trattava ad esempio di «carbone per ottenere il colore nero, sali di cadmio per il giallo, sali di mercurio o di ferro per il rosso», elenca l'esperto. E se si verificava un'infezione, precisa, nella maggior parte dei casi era per «l'ambiente e le condizioni in cui venivano realizzati un tempo i tattoo».

Le conseguenze delle infezioni

Le conseguenze dei tattoo infetti hanno riempito varie pagine di cronaca. «Nel 2012 - rammenta Gelmetti - nella città di New York scoppiò una piccola epidemia di tubercolosi cutanea causata da Mycobacterium Chelonae. Scesero in campo i federali che risalirono all'origine dell'infezione: la scoprirono nel laboratorio di un tatuatore onestissimo e "supersterile", che però aveva usato un pigmento sintetico contaminato proveniente dall'Olanda». Quanto all'Italia, risale al 2013 il caso di una ragazza milanese morta per sepsi appena qualche giorno dopo un nuovo tatuaggio. «In Italia siamo sempre un pò più lenti - sorride lo specialista - ma il problema esiste e sta emergendo anche qui». La natura, l'entità e le conseguenze dell'infezione da inchiostro contaminato, conclude Gelmetti, «dipendono dal tipo di agente infettante e dalla sua carica. Un conto è tatuarsi una farfallina, un altro è farsi dipingere tutta la schiena. (Fonte Adn Kronos Salute)

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