Tatuaggi per 60 milioni di europei. Pochissime garanzie sui coloranti


05 settembre 2016 - 15:16Rassegna stampa


In Italia tredici persone su cento (12,8%) hanno uno o più tatuaggi. In Europa i tatuati sono circa 60 milioni (12% della popolazione). Nel 2003 la percentuale era calcolata tra il 5 e il 10%. La pratica riscuote sempre più successo, soprattutto tra i giovani (ma non solo), ma porta con sé una serie di rischi. I principali sono i possibili effetti collaterali dovuti all'applicazione sotto pelle di sostanze chimiche, non sempre garantite quanto a sicurezza.

Effetti collaterali in aumento

A fare il punto sulla questione è il report "Safety of tattoos and permanent make-up" (sicurezza nei tatuaggi e nel trucco permanente), a cura del Joint Research Centre della Commissione Europea. In sintesi, il documento mette in luce alcuni punti critici: tattoo e trucco permanente sono fatti con sostanze chimiche che restano nel corpo a vita; aumentano i casi di effetti avversi legati a queste pratiche, come infezioni e allergie; non sappiamo quasi nulla delle conseguenze a lungo termine causate dai composti chimici utilizzati. Il problema riguarda principalmente i coloranti, per i quali non esiste una normativa nella maggior parte dei Paesi e che fanno riferimento solo alla Risoluzione sui requisiti e criteri per la valutazione della sicurezza dei tatuaggi e del trucco permanente (ResAP) emanata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa nel 2008 e poi aggiornata in alcuni punti. Non rientrano infatti nella categoria dei cosmetici e dunque non sono sottoposti alle norme sulla tossicità relative a questi ultimi. Secondo il rapporto del Joint Research Centre, sono in circolazione oltre cento pigmenti per tatuaggi, per lo più provenienti dagli Stati Uniti, facilmente acquistabili anche online. L'80% è di origine organica e più del 60% contiene azopigmenti, alcuni dei quali rilasciano ammine aromatiche con possibile effetto cancerogeno.

Il problema del «sommerso»

I coloranti utilizzati per i tattoo - sottolinea il rapporto - non sono prodotti espressamente per questo scopo, e dunque non sono testati per il contatto con la pelle e la permanenza nella stessa a lungo termine. Molte delle sostanze in uso - si legge - sono inclusi nella "lista nera" della Risoluzione 2008 e la maggior parte non è ammessa per uso cosmetico. È fondamentale - secondo gli esperti europei - che ciascuna nazione introducano stretti controlli sul mercato dei prodotti per tatuaggi e trucco permanente. In Italia, sebbene non esistano leggi sulla materia, le associazioni di tatuatori si sono date un codice di autoregolamentazione, ma - come sottolinea il rapporto - esiste una larga fetta di "sommerso", ovvero di tatuatori non professionisti, che sfuggono a qualsiasi elenco ufficiale. Un fenomeno che andrebbe fermato, chiedono gli esperti europei, così come andrebbero stilate delle linee guida sovranazionali relative alle norme igieniche da rispettare.

Dalle infiammazioni al rischio tumori

Grande spazio viene dato nel documento ai possibili effetti collaterali legati ai tatuaggi, sottolineando però che i casi noti sono una minima parte. Si va dalle reazioni nell'area interessata (dolore, arrossamento, gonfiore, linfoadenopatia, emorragie e vesciche) a problemi generali come mal di testa, vertigini, febbre e vomito. Il rischio di infezioni batteriche (o più raramente virali) dovute a un tattoo è calcolato tra l'1 e il 5% dei casi. La possibilità di contrarre epatite B o C esiste nei casi in cui non sia garantita la corretta igiene di tutti i passaggi e la perfetta sterilità di strumenti e colori. La maggior parte dei casi segnalati riguarda reazioni allergiche o di ipersensibilità, che possono peggiorare con l'esposizione al sole. Infine, il report sottolinea che il rischio di sviluppare tumori a causa dei tatuaggi non può essere completamente escluso, e dovrà essere approfondito da ulteriori studi, a causa del suddetto effetto cancerogeno di alcune impurità contenute nei pigmenti o di prodotti di degradazione degli ingredienti. Anche la rimozione dei disegni (sempre più frequente) presenta non pochi problemi: nel 5-15% dei pazienti che si sottopongono alla laser-terapia si sviluppano disordini nella pigmentazione della pelle.

Pigmenti per stoffe, plastiche, auto

«I rischi derivano dal fatto che gli inchiostri non sono stati formulati per l'applicazione sull'organismo - spiega Alessandro Alimonti, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) -. Si tratta di pigmenti prodotti per esempio dall'industria tessile, plastica e automobilistica, che vengono poi utilizzati anche per inchiostri per tatuaggi». I rischi sono evidenti. «Nel Dipartimento vengono effettuati due tipi di controlli sugli inchiostri - prosegue Alimonti -, sia di tipo microbiologico, sulla sterilità, che di tipo chimico-tossicologico, sulla composizione. I pigmenti vengono prelevati a campione sul mercato e analizzati, i risultati quindi vengono trasmessi ai Ministeri competenti. Si tratta di un'indagine non ancora programmata a livello nazionale, cosa che invece sarebbe auspicabile». Le verifiche chimiche vengono svolte, oltre che dall'Iss, anche dagli enti locali, come le Asl e le Arpa, mentre la parte tossicologica spetta all'Istituto Superiore di Sanità.

La valutazione tossicologica

In Italia è stata recepita la ResAP del 2008 (e aggiornamenti successivi) e i controlli dell'Iss sono basati sui parametri di tale documento, che essendo una risoluzione non ha valore cogente per gli Stati membri. Peraltro in questi mesi l'Europa sta revisionando la normativa con l'obiettivo di produrre un nuovo documento che garantisca maggiore sicurezza ai consumatori. Il report del Joint Research Centre è una base di lavoro che indica agli esperti lo stato dell'arte. «Nella valutazione tossicologica, in mancanza di limiti di legge stabiliti, si procede alla valutazione del rischio tossicologico. Se tale rischio risulta non adeguato per la salute umana, si considera che il prodotto possa arrecare danno e viene segnalato» spiega Alimonti. Gli inchiostri che non rispettano il requisito di sterilità sono percentualmente pochi, mentre il discorso tossicologico è molto più complesso.

Come avere in tasca un'arma carica

«Alcuni prodotti contengono metalli, come per esempio il cromo-III (non tossico), che spesso si porta dietro il cromo-VI, quest'ultimo notoriamente cancerogeno e strettamente regolamentato anche nei cosmetici - sottolinea Alimonti -.Va detto che la presenza di metalli negli inchiostri è nettamente diminuita negli ultimi anni. Ci sono anche rischi legati alla modificazione nel tempo di alcuni pigmenti: per esempio gli azocomposti possono degradare in ammine cancerogene e questo è un potenziale rischio sia nel momento in cui il tatuaggio viene fatto (perché le sostanze possono andare in circolo nel corpo), sia quando si intende rimuoverlo, perché il laser per esempio fornisce l'energia per "rompere" le molecole del pigmento, facilitando la liberazione delle ammine nell'organismo. Non è possibile, o è molto difficile, provare scientificamente l'esistenza di un legame tra i tatuaggi e l'insorgenza di cancro, perché servirebbero indagini epidemiologiche amplissime in cui siano stati scartati tutti gli altri possibili fattori di rischio. Inoltre i tempi di latenza dei tumori possono essere lunghissimi. Si potrebbe dire che farsi un tatuaggio è come avere in tasca un'arma carica, il rischio che si corre è potenzialmente alto».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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