Tatuaggi: i pigmenti possono essere pericolosi


18 ottobre 2011 - 09:32Rassegna stampa


Nei pigmenti iniettati con i tatuaggi ci sono sostanze potenzialmente pericolose per la salute. Le ha isolate un gruppo di dermatologi tedeschi che ha riferito i risultati della propria analisi sulla rivista Contact Dermatitis.

Lo studio

«Con un metodo di laboratorio molto sensibile – la gascromatografia – che può scovare i composti chimici anche quando sono presenti solo in tracce» spiega Karin Lehner, dell'Università di Regensburg, in Germania, che ha diretto lo studio, «abbiamo analizzato 14 pigmenti di colore nero normalmente disponibili in commercio. Si tratta di composti prevalentemente da derivati del carbone e del nerofumo, alcuni dei quali identificati da nomi pittoreschi come Black Magico Diabolo Genesis». Tra le sostanze individuate, alcune erano in grado di sensibilizzare i cheratinociti, le cellule più abbondanti nella cute, attivando vari meccanismi immunitari, altre erano capaci di danneggiare le cellule dopo esposizione alla luce tramite la produzione di radicali liberi; riassumendo, i ricercatori concludono che alcuni inchiostri dei tatuaggi, anche sulla base di test di laboratorio, oltre che irritanti, possono danneggiare le cellule e il loro DNA, in un modo che potrebbe rivelarsi cancerogeno. Ma è solo una loro deduzione.

Molti timori ma poche regole

«Il vero problema è che le regole sono poche, nonostante il dilagare della moda dei tatuaggi decorativi, come anche quella del make-up permanente, che si basa sullo stesso principio, l'iniezione di pigmenti sotto cute tramite sottilissimi aghi» ribatte l'autrice del lavoro. «Gli elenchi delle sostanze consentite sono carenti, l'etichettatura dei prodotti manca di data di scadenza, istruzioni per l'uso e garanzie di sterilità. In Germania le prime disposizioni comparse nel 2009 vietano per ora soltanto alcune categorie di sostanze tossiche». In Italia, attualmente, non ci sono norme al riguardo.

Soprattutto allergie

Lo stesso gruppo di ricercatori ha effettuato nel 2010 un'ampia indagine nei paesi di lingua tedesca per accertare i problemi di salute nei portatori di tatuaggi. I dati indicano che circa un terzo di loro aveva tatuaggi numerosi (più di 4) e grandi (sopra 900 cm2). Si è potuto stimare queste persone si erano fatte iniettare nella pelle una quantità rilevante di inchiostro, nell'ordine dei grammi, ed è emerso che lamentavano spesso reazioni cutanee localizzate (i due terzi circa) o generalizzate a tutto l'organismo (poco più di 6 sui dieci). Inoltre avevano prurito, bruciore, arrossamenti ed eczemi che a volte peggioravano, guarda caso, proprio dopo l'esposizione alla luce solare.

Il commento

Paolo Broganelli, specialista in Dermatologia e Venereologia dell'ospedale universitario San Lazzaro di Torino, rassicura gli amanti di questa forma di body art: «Gli autori hanno valutato il rischio di malattie della pelle indotte dall'inchiostro nero, poiché è considerato quello a più alta concentrazione di sostanze nocive, e hanno riscontrato una frequenza di reazioni di poco superiore al 7%. Ma si tratta di reazioni allergiche, aumentata sensibilità alla luce, proliferazioni cellulari locali e benigne. Niente a che vedere col cancro». Innocenti, fino prova contraria Già alcuni anni fa la Food and Drug Administration (FDA), l'ente statunitense preposto al controllo della sicurezza dei farmaci e degli alimenti, aveva però lanciato l'allarme sui rischi associati ai tatuaggi sottolineando che, oltre al noto pericolo infettivo e alle segnalate irritazioni cutanee, alcuni inchiostri contenevano sostanze non approvate per il contatto con la pelle e presenti negli inchiostri tipografici o nelle vernici per autoveicoli. «Tuttavia» sottolinea Broganelli, «se è vero che il pericolo non si può escludere, non esistono a tutt'oggi le prove che i tumori della pelle insorgano più spesso su aree o in persone tatuate. La pratica clinica di tutti i giorni e i dati della letteratura tranquillizzano dunque sul potenziale rischio oncologico, che a mio parere è appunto trascurabile. D'altra parte, se questo rischio esistesse realmente, le sue conseguenze non passerebbero inosservate per frequenza, considerando che, soltanto negli Stati Uniti, si stima che più di 80 milioni di persone hanno almeno un tatuaggio. Rimane comunque utile verificare ciò che si inietta, anche perché è destinato a restare nel derma per tutta la vita».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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