Steroidi e vitamina D nel trattamento della psoriasi del cuoio capelluto


18 marzo 2016 - 16:58Rassegna stampa


Potrebbe cambiare l'approccio terapeutico al disturbo dopo il riesame di sessanta studi sull'argomento che hanno coinvolto globalmente oltre 11.500 pazienti

Nuove prospettive all'orizzonte per il trattamento della psoriasi del cuoio capelluto. Una revisione condotta dal Cochrane Skin Group, una rete mondiale di esperti in materia, in collaborazione con la Charité Universitätsmedizin di Berlino, in Germania, pubblicata sul Cochrane Database System Review, avrebbe evidenziato benefici sulle lesioni squamose, rossastre e pruriginose, tipiche della malattia, dall'uso di corticosteroidi con o senza vitamina D.

Lo studio

Potrebbe cambiare dunque l'approccio terapeutico della psoriasi del cuoio capelluto dopo il riesame da parte di un pool di ricercatori internazionali di 59 studi randomizzati e controllati sull'argomento che hanno coinvolto globalmente oltre 11.500 pazienti. Un numero di casi e di ricerche sufficiente per poter esprimere, dopo un'attenta analisi dei vari trattamenti utilizzati, un possibile parere positivo a favore di terapie a base di steroidi di potenza alta o molto alta. Secondo gli esperti questi sarebbero più efficaci nel controllo della malattia rispetto alla vitamina D o anche alla combinazione dei due (steroidi e vitamina D). Mentre l'associazione dei due preparati sembrerebbe dare risultati migliori rispetto all'utilizzo della sola vitamina D. Non vi sarebbe invece evidenza di maggiori benefici dall'aggiunta dell'acido salicidico (abitualmente utilizzato nella cura della psoriasi del cuoio capelluto) agli steroidi. Buone notizie dunque verso le quali c'è però un «ma», perché per arrivare a una conferma certa di efficacia a lungo termine, che valuti anche l'impatto sulla qualità della vita dei pazienti, servono ulteriori studi. Infatti quelli ad ora condotti hanno il limite di essersi fermati a considerare un periodo terapeutico di soli 6 mesi, mentre si sa che la psoriasi è una malattia cronica, dunque che accompagnerà a vita la persona che ne è affetta.

Un po' di chiarezza

Un punto fermo però sembra essere stato messo, almeno per quanto riguarda l'opzione terapeutica a breve termine: «Il nostro studio - conclude Gabriel Schlager del dipartimento di Dermatologia, Venereologia e Allergologia dell'Università berlinese e coordinatore della ricerca - ci permette di asserire che l'approccio terapeutico con i soli steroidi di potenza alta o molto alta o combinati a vitamina D, anche in funzione del loro profilo di sicurezza, possono essere considerati i trattamenti migliori a breve termine, garanti cioè del massimo beneficio con il minor numero di effetti collaterali, o comunque più contenuti, quali irritazione locale, dolore cutaneo e follicolite». Insomma ci sarebbe una prima certezza, in un vasto panorama terapeutico che spazia da trattamenti con antimicotici, retinoidi, fototerapia, campi magnetici pulsati, raggi Grenz, cheratolitici (sostanze che rammolliscono i tessuti cornei), emollienti, tacrolimus (farmaco immunosoppressore), preparati a base di catrame o ditranolo (composto galenico) ma in cui, in termini di miglior efficacia e resa terapeutica nel tempo, ancora c'è molto da capire e da indagare.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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