SOS tintarella «mordi e fuggi», in 10anni +30% melanomi


07 giugno 2012 - 11:41Rassegna stampa


In vista dell'Estate, attenzione alla tintarella veloce del tipo «mordi e fuggi» con abbuffate di sole magari concentrate nell'arco dei due giorni del week-end. Questo tipo di esposizione rappresenta infatti un fattore di rischio per i tumori della pelle. A rilanciare l'allarme sono gli oncologi dal Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco): in 10 anni, avvertono, si è registrato un aumento del 30% per i melanomi.

E sotto accusa sono i comportamenti dei genitori che, se si dimostrano attenti a proteggere i figli dall'espozione ai raggi solari, lo sono molto meno verso se stessi. Il dato emerge un'indagine condotta in Francia su 1.500 persone con e senza bambini, di cui 1.067 (748 con bambini e 319 senza) hanno riferito di esporsi al sole almeno 10 giorni all'anno. Nel gruppo di mamme e papà emerge però una sostanziale incoerenza fra i comportamenti adottati nei propri confronti e in quelli verso i figli: se il 50% dei genitori insiste perché il bimbo si protegga la testa con un cappello, appena il 23% dà il buon esempio indossandolo. E mentre l'87% applica e riapplica regolarmente la crema protettiva al figlio, il dato crolla al 44% quando si tratta di spalmarla sulla propria pelle.

Contro il melanoma, che colpisce ogni anno 200 mila persone nel mondo di cui 7 mila italiani, gli oncologi ribadiscono dunque l'importanza di comportamenti responsabili sotto il sole e di controlli regolari ai nei. Quanto al futuro del trattamento del melanoma metastatico, «che colpisce nel nostro Paese circa 1.800 persone ogni anno, sta nella classificazione delle diverse forme di malattia e nelle terapie personalizzate», sottolinea Paolo Ascierto, vice direttore dell'Unità di oncologia e medicina innovativa dell'Istituto tumori Pascale di Napoli.

Sul fronte invece delle cure su misura, all'Asco la multinazionale farmaceutica Roche ha presentato nuovi dati sulla molecola vemurafenib, primo farmaco «a misura di paziente», attivo sulla mutazione del gene Braf V600, presente nel 50% dei casi e rilevabile attraverso un test diagnostico ad hoc. I dati raccolti dall'aggiornamento dello studio 'Brim3', «confermano il beneficio del trattamento con il nuovo farmaco, che ha ottenuto la più alta sopravvivenza mai raggiunta in un trial clinico sul melanoma metastatico», precisa Ascierto. Il faramaco è stato approvato dall'agenzia europea Ema nel febbraio scorso.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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