Salute: Psoriasi, 1 paziente su 10 ha pensato al suicidio


28 Oct 2013 03:15 Rassegna stampa


A sottovalutarla per primo è lo stesso malato (46%), che inizialmente cerca di curarsi da solo (25%) anche perchè non sa a chi rivolgersi (oltre il 20%). A seguire la sottovaluta il medico di famiglia, che pur diagnosticandola correttamente (nel 48% dei casi, il 20% sbaglia) non invia il paziente a un centro di riferimento (solo il 15% lo fa), ma si limita a prescrivere una visita da un dermatologo (16%), allungando tempi e costi, per il paziente e per il Sistema sanitario.

Presa coscienza del problema, comunque solo il 32% dei pazienti si rivolge subito al centro di riferimento regionale. Infine la sottovalutano le Istituzioni, nazionali e regionali, e quindi la società. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Almeno di coloro che devono vivere la quotidianità della psoriasi: non solo un aumento dei costi di gestione della malattia (per il 50% dei malati), ma soprattutto un peggioramento della qualità di vita (66%), ansia e depressione (43%), vergogna (58%), disturbi del sonno (20%), limitazioni nelle attività all'aria aperta (30%), come il nuoto in piscina o una banale attività in palestra, e soprattutto conseguenze nella attività lavorativa (27%), dove il 40% dei pazienti perde un mese ogni anno.

Tutte condizioni che possono anche causare disturbi mentali di rilievo. I più recenti studi internazionali hanno, infatti, attestato che in più del 60% dei malati gravi, con una prevalenza di donne, la psoriasi è causa di ansia e stati depressivi anche importanti, tanto da manifestare nel 10% dei casi idee suicide.

"Abbattere il muro della discriminazione e della stigmatizzazione sociale a cui si è sottoposti a causa della malattia - dichiara Mara Maccarone, Presidente dell'Associazione per la Difesa degli Psoriasici (A.D.I. PSO.) - è proprio il principale obiettivo della nostra Associazione. Occorre portare a conoscenza di tutti che la psoriasi può essere adeguatamente curata e controllata attraverso interventi terapeutici personalizzati, presso i Centri Specialistici presenti in diverse Regioni del territorio, in grado di migliorarne o arrestarne il decorso".

"Nell'approccio e trattamento della psoriasi - conferma Sergio Chimenti, Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata - non può essere sottovalutato l'importante impatto psicologico correlato alla difficoltà di accettazione della malattia e al significativo peggioramento della qualità della vita. I più recenti studi internazionali hanno infatti attestato che in più del 60% dei pazienti psoriasici, con una prevalenza di donne, la malattia è causa di ansia e stati depressivi anche importanti, tanto da manifestare nel 10% dei casi idee suicide. Al fine di controllare meglio questa possibile evoluzione della malattia verso un disagio psico-emotivo, alla prima comparsa di macchie cutanee più o meno estese, localizzate principalmente sulle ginocchia, sui gomiti e sull'osso sacro (ma non sono escluse anche altre aree del copro quali il cuoio capelluto, le unghie e la lingua), occorre rivolgersi tempestivamente ad uno specialista. Molto dipende anche dai comportamenti personali e dallo stile di vita condotto".

"Non fumare ed avere un regime alimentare corretto - spiega Mauro Picardo, responsabile della Fisiopatologia Cutanea dell'Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS di Roma - consente una migliore gestione della malattia. Diversi studi, anche italiani, hanno infatti dimostrato che un regime dietetico che riduca gli alimenti ricchi di grassi saturi (burro, latticini, formaggi e insaccati), la carne rossa per il contenuto di Omega 6 e aumenti la quantità di pesce (gli Omega 3 svolgono una azione antinfiammatoria) e mantenga o incrementi l'apporto di frutta e verdura, a favore del miglioramento dell'aspetto metabolico può contribuire, indipendentemente dal tipo di terapia assunta, a prevenire l'insorgenza delle recidive o a ridurne l'incidenza e a migliorare la risposta al trattamento. Fondamentale è anche l'abolizione del fumo di sigarette (mentre oggi fumano o hanno fumato all'incirca il 70% dei pazienti con psoriasi) per evitare la compromissione della malattia e la minore risposta ai trattamenti sia tradizionali che biologici. A queste abitudini deve essere affiancata regolare attività fisica con buone camminate o del jogging o una modica attività in palestra".

Inserito da segreteria SIDeMaST

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