Rientro dalle ferie, come tenere a bada stress e psoriasi?


04 settembre 2014 - 20:40Rassegna stampa


Numerose evidenze dimostrano che la psoriasi ha un impatto significativo sulla qualità di vita del paziente e può essere di per sé un motivo importante di stress e disturbi anche seri, come la depressione. Analogamente è noto che diversi eventi stressanti giocano un ruolo importante sia nell'insorgenza che nella riacutizzazione della psoriasi. Infatti sappiamo che nel 60 per cento circa dei pazienti uno o più eventi stressanti hanno preceduto la comparsa della malattia. Tra questi i più importanti sono gli eventi familiari quali la perdita di una persona cara, una malattia nell'ambito familiare, la separazione o il divorzio, problemi con i figli, storie di maltrattamenti e tradimenti. Il meccanismo attraverso il quale questi eventi stressanti siano in grado di scatenare o peggiorare la malattia non è del tutto noto, anche se alcune ipotesi propongono il coinvolgimento dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

E' da sottolineare che mentre questi che abbiamo indicato sono importanti eventi stressanti, la categoria dei cosiddetti stress «minimi» quotidiani, quali quelli di tipo familiare o sociale, sembrano essere innocui.

Premesso ciò è vero che l'estate solitamente appare un periodo favorevole per chi soffre di psoriasi, grazie al sole e ai periodi di riposo che contribuiscono a «tenere a bada» (se non addirittura far regredire) le lesioni.

A settembre, o dopo le vacanze, sarebbe meglio quindi riprendere tutte le attività quotidiane, sia lavorative che ricreative, in modo graduale e con equilibrio, per non bruciare velocemente i benefici acquisiti durante le ferie.

Meglio non prefissarsi programmi intensi e difficili da rispettare e avere il più possibile un atteggiamento positivo. E' importante soprattutto non temere che nel periodo autunnale la psoriasi potrebbe riacutizzarsi e pensare che, nel caso dovesse accadere, il dermatologo comunque potrà offrire, nella grande maggioranza dei casi, una soluzione soddisfacente per il trattamento della malattia.

Anche in chiave antistress il dermatologo è sempre la figura di riferimento, parlare con lui è essenziale per comprendere l'origine precisa dell'evento stressante. In tal senso lo specialista può indirizzare il paziente ad altro specialista o professionista (come lo psicologo o lo psichiatra, se necessario).

Certamente, poi, praticare un'attività sportiva sia individuale che di gruppo è comunque benefico per la salute in senso più ampio e può contribuire a scaricare la tensione. L'attività fisica praticabile nella psoriasi va però distinta in due evenienze molto diverse e cioè nel caso della psoriasi localizzata esclusivamente alla cute e nella psoriasi artropatica (che coinvolge anche le articolazioni oltre alla cute).

Nel caso di una psoriasi localizzata esclusivamente alla pelle l'attività sportiva è vantaggiosa anche per mantenere sotto controllo il peso corporeo, visto che è ormai noto che in persone con psoriasi e obesità la perdita di peso si associa ad un miglioramento del quadro clinico. Nel caso della psoriasi artropatica, invece, le attività fisiche o meglio riabilitative vanno concordate con i colleghi reumatologi, ortopedici e fisiatri, al fine di poter migliorare l'attività motoria e la qualità di vita del paziente.

Infine, possono rivelarsi utili yoga, tecniche di rilassamento o ipnosi, ma sono da valutare caso per caso, sempre sotto il coordinamento del dermatologo.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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