Raggi Uva e Uvb: ecco le differenze


10 agosto 2011 - 11:31Rassegna stampa


Acquisire un'abbronzatura intensa ed uniforme per molti equivale a sfoggiare la prova di quanto siano state belle le vacanze. Ma attenzione a usare buone protezioni sotto il solleone, in quanto questo può nuocere alla salute della pelle e farla invecchiare rapidamente.

Sui filtri solari è indicato l'SPF o Sun Protection Factor, cioè il fattore di protezione verso gli UVB, responsabili soprattutto di eritemi e scottature. Esso valuta la dose minima di esposizione al sole che causa eritema, con e senza la crema di protezione solare. In pratica se una persona normalmente può rimanere al sole 15 minuti senza scottarsi, l'uso di un filtro 15 gli permetterà di restare 10 volte di più, quindi 150 minuti. L'SPF viene però stabilito in condizioni di laboratorio controllate, usando una quantità standard ed omogenea di crema di 2 mg/cm2. Nella realtà, le cose sono spesso diverse e quasi tutti usano meno della metà della quantità di crema raccomandata. I numeri SPF creano dunque confusione e l'UE ha deciso di modificare le diciture sulle etichette.

Tra 6 e 10 la protezione è bassa. Tra 15 e 30 è media e tutti, soggetti molto scuri inclusi, dovrebbero usare almeno un fattore 15 per proteggersi dagli effetti dannosi del sole. Tra 30 e 50 la protezione è alta. 50+ è molto alta. Sotto 6 non si può parlare di crema solare protettiva. Saranno bandite le diciture protezione totale o 100, in quanto nessuno schermo solare protegge al 100%.

Anche la protezione UVA però deve essere adeguata, concorrendo gli UVA con gli UVB ad aumentare il rischio tumori cutanei ed essendo gli UVA i principali responsabili di invecchiamento precoce della pelle. Perciò se il prodotto ha un'alta protezione contro gli UVB e una bassa protezione per gli UVA è pericoloso perché eliminando il problema del rossore indotto dagli UVB crea la falsa illusione di un'abbronzatura sicura.

Per ovviare a ciò, secondo le raccomandazioni dell'UE, le creme dovranno avere capacità di protezione contro gli UVA pari almeno ad 1/3 di quella contro gli UVA indicati sull'etichetta.

VERO e FALSO

Esistono patologie per cui l'esposizione al sole può essere curativa? VERO: esistono malattie della pelle in cui l'esposizione al sole può indurre un miglioramento o addirittura una remissione delle manifestazioni. Tra le patologie per cui è indicata e raccomandata l'esposizione al sole la psoriasi, l'ittiosi e la dermatite atopica.

Esistono malattie cutanee per cui il sole è controindicato. VERO: il sole è assolutamente controindicato in patologie cutanee autoimmuni come il lupus e in una affezione frequente della pelle, la rosacea, che nella sua forma più lieve è comunemente nota come couperose. Il sole favorisce inoltre la disseminazione di eventuali verruche cutanee e la riattivazione dell'herpes simplex, più semplicemente noto come «febbre» delle labbra.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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