Raggi ultravioletti, rischio tumore per i piloti d'aereo


23 dicembre 2014 - 11:10Rassegna stampa


Pilotare un aereo può essere rischioso come fare un lettino abbronzante. Secondo uno studio statunitense appena pubblicato sulla rivista JAMA Dermatology, infatti, i parabrezza degli apparecchi, fabbricati generalmente con plastica policarbonata o vetro laminato, non bloccano completamente i raggi UVA esponendo i piloti ai possibili rischi cancerogeni dovuti all'accumulo di radiazioni. E per gli amanti dell'abbronzatura artificiale può essere prezioso anche il monito che arriva da un'altra ricerca scientifica: tra i pericoli delle lampade abbronzanti non ci sono solo quelli «a lungo termine» come i tumori, ma anche danni immediati che spediscono i più incauti al pronto soccorso.

Raggi UVA tra i rischi professionali per i piloti

I ricercatori americani della University of California di San Francisco, guidati da Martina Sanlorenzo, hanno misurato la quantità di raggi ultravioletti presenti nella cabina di pilotaggio durante voli interni californiani (durante l'assolato mese di aprile) e l'hanno poi comparata con quella dei comuni lettini per l'abbronzatura artificiale. I risultati mostrano che stare seduti al posto di comando in un viaggio di circa un'ora a oltre 9mila metri d'altezza equivale a una sessione di 20 minuti di lampada in un solarium. E, secondo gli autori dello studio, i livelli di radiazioni potrebbero essere maggiori quando si vola tra fitti banchi nuvole o sopra la neve, perché i raggi solari riflessi sul bianco vengono potenziati. «I parabrezza aerei non proteggono a sufficienza i piloti dai possibili tumori alla pelle - concludono gli scienziati -. Per questo è importante che i conducenti degli aerei, specie quando volano a lungo su mete assolate, usino le necessarie protezioni e facciano periodicamente controllare la pelle».

L'esperto: «Fondamentale evitare le scottature con semplici precauzioni»

«C'è un chiaro e indubbio rapporto tra esposizione ai raggi ultravioletti (del sole o delle lampade artificiali) e basalioma - spiega Mario Santinami, responsabile Struttura Melanomi e sarcomi all'Istituto nazionale tumori di Milano -, il tumore cutaneo più frequente e meno pericoloso, che si diagnostica soprattutto in chi passa molte ore all'aria aperta e nelle zone del corpo più esposte, quali volto e cuoio capelluto. Mentre per quanto riguarda il più aggressivo e temibile melanoma, diversi studi indicano che il rapporto causa-effetto con i raggi UVA e UVB non è così evidente, anche perché questa neoplasia si presenta pure in aree nascoste del corpo (come il palmo delle mani o la pianta dei piedi)». Altre indagini scientifiche mostrano poi che le ustioni provocate dalla scorretta esposizione al sole possono danneggiare il nostro Dna e, sul lungo periodo, portare a modificazioni delle cellule che inducono lo sviluppo del tumore. «La buona regola - sottolinea Santinami - è sempre prevalentemente una, ed è facile da seguire: evitare di scottarsi, usando creme protettive, magliette, cappelli, occhiali da sole, tenendo presente quanto si rischia in base anche al proprio tipo di carnagione».

Scottature, sincopi e danni agli occhi dopo la lampada

Come emerge dall'analisi di oltre 3.200 visite al pronto soccorso comparsa sulla rivista scientifica JAMA Internal Medicine proprio le bruciature, invece, sono al primo posto tra i danni «immediati» causati dalle lampade abbronzanti, seguite da sincopi (dovute agli sbalzi di pressione) e lesioni agli occhi. A finire con urgenza in ospedale sono state soprattutto donne, di razza bianca e d'età compresa tra i 18 e i 24 anni. La maggior parte dei consulti si è conclusa con terapie e prescrizioni ottenute al pronto soccorso, senza dover ricorrere a un ricovero ospedaliero vero e proprio. «Ma si trattava di lesioni comunque gravi al punto da far andare le persone dal medico d'urgenza - concludono gli studiosi -, il che indica una chiara esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti e la mancanza di protezioni. Troppe persone ignorano che le radiazioni possono essere dannose anche a livello oculare. Uno dei problemi più comuni è legato, ad esempio, all'esposizione in luoghi con molto riverbero (spiaggia o piste da sci), dove si può essere vittime della cheratocongiuntivite attinica, un'infiammazione acuta che colpisce sia la congiuntiva sia la cornea, con sintomi quali lacrimazione, dolore, gonfiore alle palpebre, sensazione di sabbia negli occhi, vista annebbiata o ridotta».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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