Psoriasi: una patologia cronica e multiorgano, con elevato impatto sulla vita di chi ne soffre


08 luglio 2016 - 12:22Rassegna stampa


Pubblicati i risultati del tavolo di lavoro multidisciplinare: ne soffre il 2,8 per cento degli italiani e di questi circa il 25-30 per cento ha una forma moderata-severa. Identificato un «modello di gestione ideale» per i pazienti e costi minori per il Ssn

Non va più considerata soltanto una malattia della pelle, ma alla luce delle nuove conoscenze, cos'è esattamente la psoriasi? Qual è il suo impatto sulla vita di chi ne soffre? E come gestire al meglio i pazienti? Le risposte a queste domande si trovano in un documento appena pubblicato (dal titolo "La Psoriasi: una patologia cutanea multiorgano. Nuovi paradigmi e strategie di tutela assistenziale"), frutto del lavoro durato un anno di un gruppo multidisciplinare di esperti italiani che si è impegnato nel progetto "PACTA", con l'intento di dare riscontro sia ai bisogni dei pazienti sia alle raccomandazione espresse nel 2014 dall'Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS).

Una patologia multiorgano e cronica

«La psoriasi è una malattia eritemato-desquamativa cronica recidivante che ha un alto tasso d'incidenza in tutto il mondo - spiega Paola Pisanti, coordinatrice del Gruppo di lavoro sulle Cronicità del Ministero della Salute e del tavolo di lavoro sulla psoriasi - e ha una genesi multifattoriale cui partecipano fattori genetici, ambientali e immunologici. Fino a qualche anno fa si riteneva che fosse una malattia con coinvolgimento esclusivamente cutaneo, ma i numerosissimi studi effettuati hanno dimostrato invece che si tratta di una patologia in grado di causare un'infiammazione sistemica con coinvolgimento di organi diversi dalla cute. Spesso questa malattia è associata a una sindrome metabolica con obesità, malassorbimento, diabete, malattie cardio-vascolari e ossee. Le più recenti evidenze scientifiche hanno chiarito che si tratta, insomma, di una patologia cronica multiorgano, con un elevato impatto sulla vita delle persone». Le stime contenute nel documento indicano che ne soffre il 2,8 per cento della popolazione italiana (quasi un milione 700mila connazionali in tutto) e circa il 25-30 per cento dei malati è affetto da una forma moderata o severa. Non va poi dimenticato che la patologia è diffusa anche in età pediatrica, con una prevalenza che varia dallo 0,37 per cento nei bambini tra 0 e 9 anni a poco più dell' 1 per cento tra i 10 e i 18 anni.

Riorganizzare le cure in Italia

L'OMS già nel 2014 aveva approvato una risoluzione che invitava tutti gli Stati membri a migliorare la gestione del paziente psoriasico soffermandosi, oltre che sulle cure specialistiche da offrire, anche sugli aspetti di formazione dei medici e di informazione dei pazienti. Nel Report Globale sulla Psoriasi del 2016, l'OMS suggerisce inoltre ai Sistemi Sanitari Nazionali di adottare un approccio multidisciplinare, non limitandosi al solo trattamento delle lesioni cutanee ma anche delle differenti comorbidità (patologie concomitanti) che possono complicare la psoriasi moderata-severa.Proprio per questo a luglio del 2015 erano iniziati i lavori del progetto "PACTA", con il consenso delle società scientifiche dei dermatologi (ADOI, AIDA e SiDeMaST), dell'Associazione pazienti A.DI.PSO. e della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e con la partecipazione di rappresentanti politici, funzionari regionali e direttori sanitari. Obiettivo: partendo dai bisogni del paziente, offrire un contributo alla gestione della patologia, fornendo suggerimenti per la riorganizzazione della governance sanitaria territoriale, al fine di migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono colpite.

Un modello di gestione ideale

«La psoriasi è una patologia cronica e il Servizio sanitario nazionale deve organizzarsi per rispondere a una domanda di assistenza caratterizzata da continuità delle cure per lunghi periodi - aggiunge Pisanti -. Dall'analisi della governance centrale e locale dei percorsi di cura della psoriasi, è emersa la necessità di rivisitare gli attuali modelli: occorre una diversa strategia assistenziale che consenta di utilizzare in maniera corretta le risorse migliorando le attività di diagnosi, cura e ricerca e al tempo stesso rispondere ai bisogni socio-sanitari dei pazienti». In pratica "PACTA" ha identificato uno «schema di gestione ideale della psoriasi», che prevede in un primo colloquio di valutare la gravità della patologia nel singolo malato per poi affidarlo, nel caso sia lieve, a dermatologi o medici di base preparati e indirizzarlo, nei casi moderati o severi, a centri specializzati multidisciplinari. Questo modello di gestione consentirebbe di raggiungere una migliore appropriatezza diagnostica-terapeutica e una migliore qualità delle cure, con vantaggi sia per il paziente, che avrà diagnosi più rapide e terapie più mirate, sia per il Servizio sanitario nazionale, che dovrà sostenere minori costi per la cura dei malati. «L'Associazione per la Difesa degli Psoriasici (A.DI.PSO.) è soddisfatta del lavoro svolto dal board che ha sviluppato il documento "PACTA" - sottolinea Mara Maccarone, presidente A.DI.PSO. -. Siamo giunti a una comune definizione di psoriasi come patologia cronica multiorgano a elevato impatto sulla vita delle persone e la natura multiorgano richiede una gestione multidisciplinare come suggerito dall'OMS. Ci auguriamo che l'approccio delineato da questo documento venga ora recepito dalla comunità scientifica e dalle istituzioni centrali e locali».

Inserito da segreteria SIDeMaST

La rassegna stampa contiene articoli di interesse dermatologico tratti da testate nazionali e non intende fornire una revisione critica né essere una fonte di notizie scientificamente validate. Si accettano (e sono bene graditi) commenti da parte dei soci esperti nel settore.

Lascia un commento sul sito e rispondi all'autore

I commenti sono soggetti a moderazione: non saranno pubblicati immediatamente ma dovranno essere approvati dalla segreteria.

Eventi SIDeMaST

Stato iscrizione