Psoriasi. Scoperta proteina alla base della malattia: è il peptide LL37


19 febbraio 2015 - 16:16Rassegna stampa


Questo peptide, una piccola proteina sovra-espressa nei pazienti con psoriasi, è l''autoantigene' della malattia, ovvero uno dei suoi principali promotori. Lo studio, condotto da un team tutto italiano, è su Nature Communications. In futuro si punterà a 'bloccare' tale peptide per prevenire la formazione delle placche della psoriasi. A colloquio col Professor Antonio Costanzo (Sapienza Università di Roma)

Oggi viene effettuato un passo avanti nella scoperta dei meccanismi alla base della psoriasi. Infatti, un gruppo di ricerca tutto italiano ha identificato nel peptide LL37, una piccola proteina sovra-espressa nei pazienti con psoriasi*, l'autoantigene della malattia, ovvero uno dei suoi principali promotori. Questo componente veniva ricercato da anni, spiegano i ricercatori, che hanno pubblicato lo studio** su Nature Communications. Il lavoro, svolto in parte in Italia e in parte in Svizzera (Ospedale universitario di Losanna), è stato guidato dal Professor Roberto Lande dell'Istituto Superiore di Sanità e dal Professor Antonio Costanzo della Sapienza Università di Roma (Azienda Ospedaliera Sant'Andrea).

Del risultato odierno abbiamo parlato col Professor Costanzo, che ha guidato lo studio nell'ambito della dermatologia clinica e della ricerca traslazionale.

Un autoantigene è in generale una molecola che fa parte del nostro organismo e che viene però riconosciuta come estranea dall'organismo stesso, il quale impiega le sue 'energie' per combattere questa sorta di nemico, attivando una risposta immunitaria diretta contro l'antigene. Il peptide LL37 è una piccola proteina presente in tutte le persone, anche se espressa in quantità minore, ed è un agente antimicrobico che aiuta il nostro organismo a proteggersi dalle infezioni.

"La novità del nostro studio consiste nell'osservazione che nelle persone con psoriasi i linfociti T - cellule che giocano una parte centrale nell'immunità cellulo-mediata - non riconoscono questo peptide come un agente antimicrobico, ma come un antigene, dunque un agente da combattere, attivando una corrispondente risposta immunitaria. Tale reazione si esplica mediante manifestazioni cutanee, attraverso le placche tipiche della malattia, e anche a livello sistemico", spiega l'esperto. "Abbiamo ottenuto questo risultato analizzando cellule umane provenienti da pazienti con psoriasi di grado severo, e mediante prelievo cellulare dalle placche psoriasiche. In particolare, nel 70-75% dei pazienti, un consistente numero di linfociti T riconosceva il peptide come antigene, e non come agente antimicrobico. Inoltre, quanto più severa era la malattia tanto maggiore è risultato il numero di linfociti T che si sono attivati in tal senso. Da un'altra analisi, poi, si è osservato che il peptide LL37 lega complessi maggiori di istocompatibilità molto frequenti nella psoriasi, come l'HLA-Cw6". Il meccanismo identificato promuove la malattia e la sua progressione, inducendo la proliferazione di cellule T psoriasiche.

Insomma, i ricercatori hanno scoperto un importante 'anello mancante' della catena di questa malattia. "Da tempo si cercava di identificare l'autoantigene della psoriasi. Abbiamo pensato che, dato che il peptide viene legato da alcuni recettori che vengono internalizzati nella cellula, parti dell'LL37 potessero essere presentate al sistema immunitario".

Ma quali potrebbero essere le applicazioni di questo risultato anche in vista di una nuove strategie terapeutiche?

"Una volta confermato il risultato, il prossimo obiettivo potrebbe essere quello di provare a 'spezzare' questa catena, impedendo che il peptide esplichi la sua funzione autoimmune. Usualmente, esso si lega al DNA rilasciato dalle cellule danneggiate e, dopo essersi legato, viene captato dalle cellule che presentano l'antigene. Al posto del DNA, il composto potrebbe legarsi a qualche altro componente: in questo modo la proteina verrebbe 'spiazzata'", prosegue il Professor Costanzo. "Col potenziale risultato di riuscire ad impedire la formazione di nuove placche e dunque la riattivazione della malattia. In tal senso, il nostro studio potrebbe fornire utili conoscenze per lo studio di strategie terapeutiche volte non al trattamento ma alla prevenzione della malattia, o meglio di riacutizzazioni della psoriasi".

*La psoriasi è una malattia cronica della pelle, sistemica, immuno-mediata e non contagiosa, che colpisce il 2-3 % della popolazione mondiale. La malattia può presentare diverse manifestazioni, sia a livello cutaneo che a livello sistemico, in alcuni casi compromettendo anche fortemente la qualità di vita del paziente.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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