Psoriasi, rischio d'infezioni per i pazienti curati con farmaci biologici


22 maggio 2015 - 17:41Rassegna stampa


Sono medicinali immunosoppressori che abbassano la capacità di difesa del sistema immunitario. «Per questo vanno prescritti solo a chi non ha controindicazioni»

Esistono almeno cinque tipi diversi di psoriasi e circa due su dieci degli oltre due milioni e mezzo di italiani che ne soffrono presentano una forma grave. Per trattare i casi più difficili oggi esistono diversi farmaci efficaci nel tenere sotto controllo la malattia, ma uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Dermatology sottolinea l'importanza di bilanciare con attenzione la scelta della cura con i suoi possibili effetti collaterali. Nell'indagine condotta da scienziati americani si rileva, infatti, un maggiore rischio di infezioni gravi fra le persone con questa patologia della pelle trattate con farmaci medicinali biologici. «Non è il caso di allarmarsi - precisa Piergiorgio Malagoli, direttore del Centro Psocare all'IRCCS Istituto Policlinico San Donato di Milano -, ma è fondamentale controllare con attenzione che i pazienti a cui si prescrivono i biologici non abbiano particolari controindicazioni. Se si rispettano scrupolosamente i criteri prescrittivi, le statistiche italiane e internazionali dimostrano chiaramente che i malati di psoriasi traggono grandi benefici con conseguenze pressoché nulle».

Lo studio

Gli scienziati hanno analizzato i dati relativi a quasi 11.500 pazienti contenuti nel registro statunitense PSOLAR (Psoriasis Longitudinal Assessment and Registry), riguardanti persone adulte con psoriasi e raccolti fra il 2007 e il 2013. Tra i partecipanti, nel corso degli anni, 9.154 sono stati trattati con un farmaco biologico, 490 con methotrexate e 1.610 hanno ricevuto terapie differenti. Gli esiti dell'indagine mettono in evidenza che l'utilizzo di farmaci biologici, in particolare degli anti-TNF-alpha (che vanno a bloccare l'azione pro-infiammatoria di specifiche molecole attivate nella psoriasi, quali il TNF-alfa appunto), può favorire l'insorgenza di infezioni gravi perché l'effetto dei medicinali immunosoppressori diminuisce la capacità di difesa del sistema immunitario dei pazienti. Nello specifico lo studio ha rilevato un maggiore rischio di polmonite o pannicolite, un processo infiammatorio simile alla cellulite, che ha sede elettiva nel pannicolo, cioè in quello strato di tessuto connettivo adiposo situato sotto la cute.

Fondamentale rispettare i criteri per la prescrizione dei biologici

«Altri recenti studi italiani, europei e anche americani hanno dato esiti molto più rassicuranti e le conseguenze indesiderate dei pazienti trattati con biologici sono quasi identiche a quelli che hanno ricevuto un placebo - commenta Malagoli -. Probabilmente l'aumento di infezioni rilevato da questa indagine è dovuto al fatto che diversi anni fa, quando è iniziato l'arruolamento dei pazienti, si prescrivevano i biologici anche a categorie di malati "a rischio", che oggi sono scrupolosamente esclusi perché conosciamo meglio le possibili controindicazione delle cure». Proprio perché i biologici possono far salire il rischio d'infezioni, infatti, il loro impiego è sconsigliato nei pazienti con psoriasi che soffrono già di patologie come Hiv o Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), così come negli anziani che possono essere più debilitati e facilmente esposti a contrarre un'infezione. «Abbiamo a disposizione varie terapie per contrastare le forme più severe di psoriasi - conclude Malagoli -. I biologici vanno riservati, dopo un attento controllo da parte del medico che li prescrive, a chi non è già a rischio di tubercolosi, infezioni respiratorie varie o micobatteriosi. In questo modo si è certi di ottenere i migliori risultati per curare la patologia della pelle senza causare conseguenze indesiderate su altri fronti».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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