Psoriasi, metà dei malati è insoddisfatta delle terapie


24 gennaio 2015 - 06:52Rassegna stampa


Moltissimi pazienti non ricevono alcuna cura e sono troppi quelli trattati «al ribasso». La mancata efficacia fra i motivi più frequenti per cui si abbandona la cura

La psoriasi è una di quelle malattie per cui ancora non esiste una cura definitiva e su cui molto resta da capire. Lo sanno bene i pazienti che ne soffrono o che forse ne sono guariti (nessuno può prevedere se e quando le lesioni si ripresenteranno), che sono spesso scontenti delle terapie perché poco efficaci o troppo «complicate». L'insoddisfazione dei malati è un problema assai noto, ma non di rado trascurato e a inquadrarlo bene ci ha pensato un articolo da poco pubblicato sulla rivista JAMA Dermatology, opera di un team di ricercatori americani della Feinberg School of Medicine di Chicago.

Due milioni e mezzo di italiani soffrono di psoriasi

La psoriasi è un problema per circa due milioni e mezzo di italiani che si trovano a fare i conti con una patologia da cui non si può guarire e che può avere un andamento «imprevedibile»: talvolta può riacutizzarsi, talaltra persino scomparire definitivamente. Esistono comunque tante terapie efficaci che ne alleviano i sintomi e sono utili per tenerla a bada, ma una gran parte dei pazienti che soffrono di una forma lieve o moderata (e sono la maggioranza) non segue con costanza le terapie prescritte, per lo più a causa della loro scomodità. Per capire meglio il problema, gli studiosi americani hanno utilizzato i dati raccolti da sondaggi nazionali svolti ogni due anni (fra il 2003 e il 2011) negli Stati Uniti dalla National Psoriasis Foundation e riguardanti, nel complesso, oltre 76mila persone che convivono con la psoriasi. Il loro obiettivo era quello di appurare quanti malati non vengono curati, quanti sono sottotrattati (ovvero ricevono meno terapie di quanto sia necessario nella loro situazione), quale sia il grado di soddisfazione dei pazienti e quali siano le motivazioni più ricorrenti per cui molti decidono d'interrompere i trattamenti.

Metà dei malati insoddisfatti delle cure

Gli esiti della ricerca indicano che non riceve alcuna terapia circa un terzo o quasi la metà (una percentuale variabile negli anni fra il 36,6 e il 49,2%) delle persone con psoriasi di grado lieve, tra un terzo e un quarto (fra il 23,6 e il 35,5) di quanti ne soffrano in forma moderata e comunque una parte importante (fra il 9,4 e il 29,7) dei malati più gravi. Tra quanti vengono curati, poi, troppi sono i pazienti che sono sottotrattati e pur avendo una malattia di grado moderato (29,5 per cento) o grave (21,5) ricevono soltanto trattamenti topici, come creme unguenti o gel, non sufficienti a tenere sotto controllo il problema al loro livello. Nel complesso, il 53,3 per cento dei malati di psoriasi e il 45,5 per cento di quelli con artrite psoriasica (una forma più grave) si dichiara insoddisfatto del trattamento ricevuto. Mentre fra i motivi più frequenti per l'abbandono della cura ci sono la mancata efficacia e gli effetti collaterali (per chi è in cura con i più «potenti» e potenzialmente tossici farmaci biologici).

L'esperto: «Prescrivere a ogni malato la cura più adeguata»

«Questi dati sono sovrapponibili all'Italia e confermano l'esistenza di problematiche tutt'oggi irrisolte - commenta Piergiorgio Malagoli, direttore del Centro Psocare all'IRCCS Istituto Policlinico di San Donato Milanese -. Che a pazienti con forme moderate o gravi siano prescritti solo i "tradizionali" trattamenti topici, e non i vari più efficaci farmaci che abbiamo a disposizioni, è una realtà : i dermatologi devono aggiornarsi e imparare a somministrare le cure più adeguate al singolo caso. Meno semplice da risolvere è la faccenda per chi soffre di forme lievi, che possono essere comunque fastidiose, ma per le quali una vera soluzione non c'è. Farmaci biologici o sistemici sono troppo tossici, d'altro canto accade di frequente che creme e gel dopo un po' non facciano più effetto. O che, siccome scomodi da applicare, non vengano usati come si deve. La cosa migliore da fare è aprire un dialogo, costante, fra medico e paziente per trovare - fra i tanti rimedi disponibili - quello più adatto».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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