Psoriasi in forma lieve, troppi i malati che non si curano


25 giugno 2014 - 17:28Rassegna stampa


È un dato di fatto: molti pazienti con psoriasi in forma lieve o moderata non seguono con costanza le terapie prescritte. Uno studio tedesco appena pubblicato sull'European Academy of Dermatology and Venereology cerca di illustrane i motivi e le possibili soluzioni, perché nonostante il problema sia noto da tempo ad oggi non sono state molto indagate le possibili strategie alternative. La psoriasi è una malattia cronica per la quale non esiste una cura risolutiva, ma esistono terapie efficaci che alleviano i sintomi. Si manifesta con chiazze rossastre, rotondeggianti, eritematose, sulle quali si formano delle squame di colore argenteo, che compaiono soprattutto su gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, regione lombo-sacrale, mani e piedi. Spesso non danno alcun fastidio, ma possono causare dolore o prurito. Nella stragrande maggioranza dei casi le chiazze sono limitate a piccole aree del corpo (in questi casi si parla di forme lievi o moderate) ed esistono molti rimedi per farle regredire o «tenerle a bada: unguenti, creme, paste, lozioni e gel da applicare sulle lesioni. Ma, come hanno dimostrato diversi studi, molti pazienti non utilizzano queste terapie topiche con costanza.

Troppi i pazienti che si curano con il «fai da te»

Secondo un sondaggio condotto dall'Associazione per la difesa degli psoriasici (Adipso) meno del 10 per cento dei pazienti italiani segue le cure con costanza, la metà applica il trattamento solo quando ha disturbi e meno di un paziente su cinque segue le indicazioni del medico. Il motivo? Sono scomode: comportano spesso laboriose medicazioni, alcuni prodotti hanno un odore sgradevole, altri macchiano pelle e vestiti. «È la verità - conferma Sergio Chimenti, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia al Policlinico Tor Vergata di Roma -. Molti prodotti sporcano o ungono e può volerci molto tempo per spalmarli e lasciarli asciugare. Così, visto che la malattia in quei pazienti non è grave, finiscono per sospendere le cure. Per poi ricominciare magari quando il problema si acuisce. Il fatto è che in questo modo non si ottengono i risultati sperati, si sprecano soldi (a carico per lo più del Servizio sanitario nazionale) e soprattutto i malati si espongono al rischio di peggioramenti». Ad oggi soluzioni alternative non ne esistono. «Si stanno studiando preparati per bocca - dice l'esperto -, pastiglie a base di licopene ad esempio, che non hanno effetti collaterali perché sono prodotti da banco, ma sembrano essere efficaci. Servono però ancora conferme prima che vengano messe sul mercato. Nel frattempo è importante che chi soffre di psoriasi porti pazienza e segua con costanza la cura prescritta dal dermatologo».

I malati più gravi sono più costanti

Il problema dell'aderenza alle terapie è invece minore nei malati con forme più gravi, come indicano diverse ricerche internazionali. Lo conferma anche un'analisi italiana comparsa sul British Journal of Dermatology che ha rilevato che oltre il 72 per cento dei 650 pazienti partecipanti trattati con farmaci biologici «resta fedele» alla cura prescritta, con ottimi risultati per il controllo della malattia nel lungo termine. «L'introduzione dei farmaci biologici - conclude Chimenti, coordinatore dello studio - ha significativamente modificato la gestione del paziente affetto da psoriasi volgare e artropatica. Nel corso dell'ultimo decennio grazie a questi farmaci, che in molti casi sono efficaci e ben tollerati, le prospettive terapeutiche sono migliorate e con loro la qualità di vita dei pazienti, che infatti aderiscono in modo continuo alle cure che vengono sostituite per lo più solo quando (magari dopo un lungo periodo) risultano inefficaci».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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