Psoriasi: i lettini abbronzanti non sostituiscono la fototerapia


14 settembre 2014 - 18:19Rassegna stampa


I raggi ultravioletti di tipo B vengono usati per curare la psoriasi, ma attraverso specifici macchinari, sotto controllo dello specialista e dietro prescrizione medica

Gli esperti americani della National Psoriasis Foundation lo hanno ribadito di recente: i comuni lettini abbronzanti non possono essere considerati un'alternativa alla fototerapia come cura per la psoriasi. Come indicato anche da indagini recenti, ogni anno oltre 10mila casi di melanoma e 450mila tumori della pelle di altro tipo diagnosticati in Europa, Stati Uniti e Australia sarebbero attribuibili alle lampade, che dal 2009 sono state incluse dall'Organizzazione mondiale della sanità fra gli elementi cancerogeni per l'uomo. «Lettini e cabine per l'abbronzatura - dicono i medici della National Psoriasis Foundation - fanno crescere notevolmente il rischio di cancro alla pelle, per questo è importante che chi soffre di psoriasi non li utilizzi come cura per la propria malattia e tantomeno li sfrutti come "cura" alternativa alla fototerapia, che viene prescritta con una ricetta medica ed eseguita con particolari macchinari sotto supervisione di uno specialista».

Fototerapia prescritta dal medico

La psoriasi è una malattia infiammatoria, solitamente di carattere cronico e recidivante che si manifesta con chiazze rossastre, rotondeggianti, eritematose (che colpiscono soprattutto gomiti, ginocchia, cuoio capelluto, mani e piedi) sulle quali si formano delle squame di colore argenteo: in pratica la pelle si secca e «si sfoglia» più velocemente del solito. Fra le varie terapie a disposizione (nessuna definitiva, perché per ora non esiste una cura che consenta la guarigione) ci sono trattamenti locali come creme, unguenti e gel, oppure vari farmaci, generalmente impiegati per le forme più gravi. Anche la fototerapia (luce naturale o artificiale) può migliorare i sintomi della psoriasi e viene regolarmente prescritta da un medico, se lo ritiene utile per il tipo di patologia del paziente. Per questa ragione alcuni trattamenti impiegano l'esposizione a fonti di luce ultravioletta (UVB e UVA) in strutture mediche qualificate: possono essere utilizzate speciali lampade a UVB oppure i cosiddetti trattamenti PUVA, che prevedono l'associazione di radiazioni UVA e di farmaci, gli psoraleni, assunti per bocca. O, ancora, si utilizzano speciali laser a eccimeri. Alle persone che si sottopongono a frequenti sedute di fototerapia i dermatologi consigliano di sottoporsi a controlli periodici per lo screening dei tumori della pelle.

Una terapia efficace, ma scomoda

«La fototerapia è indicata per tutti i tipi di psoriasi, lievi moderate o gravi - spiega Piergiorgio Malagoli, direttore del Centro Psocare all'IRCCS Istituto Policlinico San Donato, alle porte di Milano - e può rivelarsi utile specie in età pediatrica. Oggi si utilizzano soprattutto i raggi ultravioletti di tipo B, erogati da lampade fluorescenti che sono appositi apparecchi medici. Le sedute in genere durano tra i 15 e i 30 minuti e vanno ripetute, perché abbiano effetto, due o tre volte alla settimana. Un ciclo di trattamenti dura circa due o tre mesi. Si può ottenere anche la remissione completa delle chiazze, cosa che avviene circa nel 70 per cento dei casi». Nelle forme più gravi di psoriasi la fototerapia può essere abbinata ai farmaci e, per tutti i malati, se il dermatologo lo ritiene il caso la cura può essere ripetuta più volte. Si tratta di un trattamento ben tollerato e gli effetti collaterali più comuni sono quelli tipici del «troppo sole»: sono possibili eritemi, prurito, tumori della pelle. «Seppure efficace - conclude Malagoli -, purtroppo la fototerapia viene giudicata troppo scomoda dalla maggioranza dei malati, perché richiede frequenti spostamenti e più sedute durante la settimana, che richiedono complessivamente molto tempo. Ma i solarium "dietro casa" non possono essere la soluzione: oltre a essere cancerogeni, non sono riconosciuti come terapia valida contro la psoriasi. Peggio, in caso di scottature o apparecchi malfunzionanti possono persino peggiorare le lesioni e irritare ancora di più la pelle».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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