Psoriasi e psiche: come capire se le chiazze sulla pelle sono un problema?


17 Sep 2015 10:16 Rassegna stampa


I dermatologi valutano la gravità della psoriasi tramite scale di valutazione definite «oggettive» come il PASI (Psoriasis Area Severity Index), che hanno però la grave mancanza di non prendere in considerazione cosa vuol dire per il paziente vivere affetti da una patologia «che si vede» come la psoriasi.

La valutazione della «gravità percepita dal paziente» è un argomento relativamente recente e solo negli ultimi quindici anni sono comparsi in letteratura scientifica i primi studi per valutare la qualità di vita dei pazienti con malattie infiammatorie croniche come appunto la psoriasi.

Oggi sappiamo che la psoriasi influisce sulla vita quotidiana e soprattutto sulle relazioni sociali alterando pesantemente la qualità della vita di chi ne soffre. Inoltre studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con psoriasi hanno alti livelli di ansia e depressione rispetto alla popolazione non psoriasica.

Queste indagini hanno anche dimostrato che la percezione della severità della malattia non è solo collegata alla sua estensione (ovvero a quanto le chiazze sono diffuse sulla cute), ma spesso è legata alla localizzazione della malattia: per esempio la psoriasi del volto e dei genitali può creare gravi problemi di relazione sociale anche quando l'estensione è minima.

Addirittura può capitare che il paziente stesso non si renda conto che la presenza delle chiazze di psoriasi limiti la sua vita di relazione e lo porti ad isolarsi e ad evitare il contatto con gli altri. L'estensione oggettiva della malattia non è sempre collegata al peggioramento della qualità di vita e non è correlata alla valutazione del medico. Nella mia esperienza ho ad esempio conosciuto una giovane paziente che aveva una psoriasi che io avrei definite minima, localizzata soltanto ai gomiti e alle ginocchia. La ragazza faceva però l'insegnante in una palestra e da quando erano comparse le chiazze aveva addirittura cambiato lavoro e non era più andata al mare che amava.

Questo esempio dimostra che è il paziente stesso che può valutare come la malattia compromette la sua vita e quindi decidere di curarsi. E' il diretto interessato che deve rilevare il proprio disagio, insomma, ed esporlo al medico, con il quale si può e si deve cercare una soluzione, perché esistono molte terapie per la psoriasi e per garantire a chi ne soffre una vita piena e normale, non limitata dalle lesioni.

Ecco, allora, un elenco con alcune domande che i pazienti possono farsi per meglio comprendere quanto la psoriasi impatta nella loro vita sociale:

  • Riesco a dormire bene?
  • Quando vado in palestra, in piscina o al mare ho difficoltà a spogliarmi di fronte agli altri?
  • Sono spesso stanco e ho difficoltà nel lavoro?
  • Mi vergogno durante i rapporti sessuali?
  • Ho aumentato il numero di sigarette o bicchieri di alcool (se fumo e bevo alcolici)?

Se la risposta è sì anche a due di queste domande è forse meglio parlarne col proprio dermatologo, che tramite i metodi di valutazione oggettiva potrebbe non aver compreso l'impatto della malattia sulla vita quotidiana, e cercare una soluzione.

Inserito da segreteria SIDeMaST

Approfondimenti

FonteCorriere della Sera
AutoriPatrizia Martini
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