Psoriasi, ancora molti pregiudizi e ignoranza


18 ottobre 2015 - 09:59Rassegna stampa


C'è chi crede che sia contagiosa e chi la collega a una scarsa pulizia della pelle. Così la mancanza d'informazione contribuisce a isolare i malati, in molti casi giovani

Infettiva e trasmissibile, legata a una scarsa igiene personale, poco conosciuta. Secondo un recente sondaggio francese i pregiudizi nei confronti della psoriasi sono duri a morire, tanto che a fronte di scarse conoscenze in materia si preferisce evitare ogni contatto fisico (e non solo) con chi porta sulla pelle le lesioni tipiche della malattia. «Queste erronee condizioni creano un vero e proprio stigma che porta inevitabilmente alla discriminazione sociale e contribuisce a peggiorare la qualità della vita e la gravità percepita della malattia da parte di chi ne soffre - commenta Mara Maccarone, Presidente di ADIPSO (Associazione per la Difesa Degli Psoriasici) -. I pazienti con psoriasi finiscono così troppo spesso per vivere in condizioni di autoisolamento, che si impongono nella convinzione di essere valutati sulla base della loro malattia della pelle, cosa che può spesso portare a depressione».

Una campagna per informare e combattere lo stigma

Alcune persone con la psoriasi avvertono scarsa comprensione da parte del prossimo nei confronti della propria condizione e si preoccupano che gli altri possano star loro alla larga a causa dell'aspetto delle placche provocate dalla malattia. «Chi ne soffre si sente spesso stigmatizzato - aggiunge Sergio Chimenti, Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università di Roma Tor Vergata - con gravi conseguenze sulla qualità della vita e sull'autostima, specialmente nella delicata età dell'adolescenza e della prima giovinezza». Proprio con il triplice intento di diffondere corrette informazioni su questa malattia, sensibilizzare l'opinione pubblica per vincere lo stigma e informare dell'esistenza di centri di cura specializzati torna la campagna Sulla mia pelle, che in occasione della Giornata Mondiale sulla Psoriasi (che si celebra in tutto il mondo il 29 ottobre) prevede diverse iniziative in tutta Italia. L'iniziativa, che coinvolge l'ADIPSO, le società scientifiche ADOI-Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani e SIDEMAST e il Giffoni Film Festival, ed è realizzata con il supporto di Janssen, è dedicata soprattutto ai giovani.

In molti casi la malattia colpisce prima dei 30 anni

«Circa il 30-50 per cento degli adulti con psoriasi ha sviluppato la malattia prima dei 20 anni di età - spiega Giampiero Girolomoni, Presidente della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia) -. Inoltre, in almeno un terzo dei casi la psoriasi ha un esordio tra i 10 e i 20 anni e comunque entro i 30 anni». E visto che la malattia in bambini e negli adolescenti può avere un impatto significativo sulla loro qualità di vita, interferendo con le loro relazioni a scuola, «vale la pena ripeterlo ancora una volta - ricorda Girolomoni -: la psoriasi non è contagiosa, non è il risultato di un virus o di un germe, non si può "prenderla" o "attaccarla" ad altri». E' poi importante che i pazienti sappiano che non è "solo" una malattia della pelle: la psoriasi è più di un semplice sfogo, sgradevole da guardare. Può influenzare la salute fisica ed emozionale e causare tante disabilità, quante possono causarne il diabete ed altre gravi malattie.

Fondamentale il rapporto stabile con il dermatologo

Infine non si tratta neppure di una patologia che "passa e se ne va", ma di una malattia cronica. La psoriasi tende ad andare e tornare, qualche volta regredisce anche per lunghi periodi di tempo: in alcune persone si ripresenta ciclicamente in reazione a determinati fattori scatenanti, talvolta peggiora durante certi periodi dell'anno, in qualche raro caso sparisce per non tornare più. «Farsi seguire da un dermatologo è un passo fondamentale per tenere a bada con successo le lesioni - spiega Piergiorgio Malagoli, direttore del Centro Psocare all'IRCCS Istituto Policlinico San Donato -. Esiste una gamma di trattamenti efficaci per controllare la psoriasi e migliorare la qualità della vita, ma l'alleanza fra paziente e specialista è un fattore importante che contribuisce al raggiungimento dei migliori risultati terapeutici. E' anche bene seguire un'alimentazione corretta, soprattutto stando attenti a non prendere o perdere peso troppo rapidamente , un atteggiamento che peggiora le chiazze. Evitare il fumo, avere uno stile di vita sano e fare sport sono altre tre regole basilari per gestire al meglio la malattia».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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