Protezione solare e tumori, consumatori confusi nella scelta delle creme protettive


19 giugno 2015 - 08:53Rassegna stampa


Indagine dell'università di Chicago, su Jama Dermatology, svela che solo il 49% dei consumatori capisce le etichette dei prodotti solari. Fra Spf, UV-B, UV-A, ingredienti e molte altre diciture ecco una guida pratica per sceglierli al meglio e prevenire i tumori

LE ETICHETTE dei prodotti solari confondono i consumatori. Lo dicono i medici della Northwestern University Feinberg school of medicine di Chicago, che hanno condotto una indagine su 114 partecipanti, uomini e donne visitati nella clinica dermatologica dell'università. Lo studio è pubblicato oggi su Jama Dermatology.

"La nostra è una indagine che andrebbe estesa a un campione più vasto ma ci dà indicazioni generali utili nella prevenzione dei tumori cutanei" - precisa Roopal Kundu, dermatologo e autore principale della ricerca - "Solo il 43% dei consumatori capisce la definizione più comune, riportata sui flaconi dei solari, cioè l'Spf, che indica il livello di protezione dai raggi UV-B del sole, responsabili insieme agli UV-A di differenti tipi di tumori della pelle scatenati dal sole".

"Nonostante i cambiamenti di legge voluti in questo settore negli anni per migliorare la comprensibilità degli schermi solari, le aziende dovrebbero impegnarsi di più a fare etichette più chiare possibili ai consumatori" sottolinea lo specialista. Se l'81,6% dei soggetti coinvolti nell'indagine aveva comprato uno schermo solare, soprattutto per proteggersi dalle scottature (75,4%) e dai tumori (65,8%), meno della metà aveva correttamente interpretato i termini impressi sulle etichette. "Le radiazioni UV-A del sole si associano all'invecchiamento precoce della pelle, quelle di tipo B alle scottature" - precisano gli autori - "ma l'esposizione ad entrambi i tipi di raggi, UV-A e B, rappresenta un elevato fattore di rischio nello sviluppo dei tumori cutanei".

Gli schermi solari non sono semplici belletti e le etichette possono dare indicazioni utili all'acquisto e all'uso corretto in spiaggia. Bisogna però saperle interpretare correttamente. "Anche da noi, in Europa, non è sempre facile comprendere le molte indicazioni sulle etichette, come Spf, anti UV-A, data di scadenza, elenco degli ingredienti, e il tipo di resistenza dei prodotti ai bagni e al sudore" - precisa Giancarlo Melato, funzionario area tecnico-normativa di Cosmetica Italia, associazione nazionale imprese cosmetiche.

"Le etichette dei solari fabbricati in Europa hanno in via generale indicazioni comuni e non sono molto diverse da quelle delle altre categorie dei prodotti cosmetici. Contengono quindi la ragione sociale e l'indirizzo del responsabile di quel prodotto, generalmente il nome dell'azienda che lo commercializza, il numero di lotto per la tracciabilità, il contenuto, la funzione, la durata del prodotto e l'elenco degli ingredienti" sottolinea Melato.

I solari usati l'estate scorsa è meglio buttarli via. Gli schermi non sono eterni. Spiega Melato: "Sulle etichette si può trovare il 'Period after opening (PaO)', un pittogramma che ritrae un barattolino con il tappo aperto. Si usa per i prodotti che durano più di 30 mesi, conservati chiusi, ed indica il periodo di validità del prodotto una volta aperto". Invece se la durata è inferiore ai 30 mesi è specificata la data di scadenza con la seguente dicitura: 'usare preferibilmente entro il'oppure, alle volte, si trova un altro pittogramma: una clessidra metà aperta e accanto il mese e l'anno di durata. "Generalmente i solari, una volta aperti, hanno una durata di 12 mesi perché è opportuno conservarli in ottime condizioni, non contaminati come invece accade frequentemente con la sabbia dell'estate precedente. Durante la stagione calda inoltre restano sotto il sole per ore ed è meglio eliminarli a fine anno".

Livello di protezione dai raggi. I solari riportano il grado di protezione ai raggi ultravioletti, sia di tipo B che A. Come sono indicati? Risponde Melato: "La Commissione europea raccomanda di non superare il valore di Spf 50+, per la schermatura dai raggi di tipo B. Ciò corrisponde ad una protezione molto alta e ad un valore misurato di Spf minimo di 60 o più alto. In realtà non è una disposizione obbligatoria per le imprese, non è una legge ma una indicazione di massima per le aziende produttrici". La commissione precisa anche che le diciture 'protezione bassà, 'protezione medià, 'protezione altà e 'altissimà corrispondano, rispettivamente, ai valori 6-10, 15-20-25, 30- 50 e infine 50+.

La protezione totale non esiste. Sempre la Commissione europea ricorda che un solare non può garantire la protezione del 100% dai raggi dannosi e che è opportuno scegliere quelli dotati anche di protezione contro i raggi UV-A, da abbinare all'indicazione dell'Spf e che tale protezione debba essere pari almeno ad un terzo del livello di protezione contro i raggi di tipo B. "Ma la Commissione non indica come definire il tipo di protezione dai raggi anti UV-A"- afferma Melato - "Le industrie europee generalmente usano un pittogramma 'UV-A' all'interno di un cerchietto ma alcune seguono altre indicazioni ed usano un sistema di rating con piccole stelline, metodo più usato nei paesi anglosassoni. 4 stelle corrispondono in genere alla massima protezione ed 1 stella invece ad una protezione moderata dagli UV-A".

Quanti bagni si possono fare dopo avere spalmato la crema? Le diciture che indicano la resistenza del solare all'acqua sono di differenti tipi, anche qui ci si può confondere. Si va dal 'water-resistant' al 'very-water resistant' al 'waterproof'. "I prodotti non sono mai resistenti all'acqua al 100%" - precisa Melato, - "ma sono stati sottoposti a delle valutazioni di laboratorio. La dicitura 'water resistant' generalmente garantisce che il 95% dello schermo resta dopo una immersione in acqua di 20 minuti, se invece l'immersione è ripetuta 2 volte in laboratorio e la protezione resiste ancora per il 95% allora si definisce 'very-water resistant'. Si tratta però, ancora una volta, di scelte delle singole aziende. "E' anche una nostra raccomandazione, come associazione di imprese. Come suggerimento generale vale invece la regola di ripetere sempre l'applicazione dopo il bagno e non sfidare i raggi del sole, pagandone le conseguenze con scottature e fastidi" sottolinea Melato.

Ingredienti e allergie. Cosa contengono i solari si legge sotto la voce 'ingredients' che contiene l'elenco degli ingredienti in ordine decrescente di peso. Il primo dell'elenco è quindi quello presente in concentrazione maggiore, l'ultimo in dosi minime. I filtri solari contenuti nell'elenco degli ingredienti sono sottoposti a limiti di legge e sono in tutto 26 in Europa. Capire quell'elenco non è facile ai più. "L'elenco degli ingredienti adotta un linguaggio, detto Inci, obiettivamente poco comprensibile, ma è molto utile se ci sono allergie e con l'aiuto del dermatologo è possibile scegliere i prodotti che non contengono una eventuale sostanza che irrita o provoca reazioni" conclude Melato.

Altre informazioni utili in etichetta. Sui prodotti ci sono anche altre informazioni utili. Le più comuni, suggerite dalla Commissione europea ma, ancora una volta, non vincolanti per le industrie, sono soprattutto di buonsenso. Le principali sono: 'non rimanere esposti al sole troppo a lungo anche se si usa un protettore solarè; 'tenere i neonati e i bambini lontani dalla luce diretta del solè; 'un esposizione eccessiva al sole costituisce un grave rischio per la salutè.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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