Più caldo e più pollini: boom di allergie


17 aprile 2015 - 12:19Rassegna stampa


Un progetto europeo evidenzia i pericoli dell'ambrosia: non solo starnuti, ma anche asma

Le allergie sono tra le malattie croniche più comuni: 113 milioni di europei soffrono di rinite allergica e 68 milioni hanno a che fare con l'asma allergica. Senza distinzione d'età. E ciò che preoccupa di più è il futuro. L'allarme lo lancia il team coinvolto nel progetto europeo «Atopica» (Atopic diseases in changing climate, land use and air quality).

«Questo progetto triennale è dedicato all'impatto dei cambiamenti climatici e ambientali sulla diffusione di patologie cosiddette atopiche: allergia, asma, eczema», spiega Dejan Lazarevic, responsabile del laboratorio di genomica dell'Ospedale San Raffaele di Milano, tra i partner italiani, insieme con Promoscience di Area Science Park e il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste. «Le nostre indagini interdisciplinari - aggiunge - si sono concentrate sugli effetti dei cambiamenti ambientali, intensificando la distribuzione dell'ambrosia, il cui polline è una causa importante di allergie».

L'ambrosia artemesiifolia è una pianta invasiva, originaria del Nord America, che produce un polline considerato tra i più allergenici. Oggi la sua diffusione in Europa è in aumento e lo stesso vale per le allergie. E gran parte dell'incremento è da mettere in relazione ai cambiamenti climatici. La pianta, infatti, si diffonde in condizioni di clima continentale caldo e gli scenari previsti per il futuro - elaborati dai ricercatori guidati da Filippo Giorgi dell'Ictp di Trieste - indicano che i confini della nicchia climatica dell'ambrosia potrebbero estendersi verso l'Europa nord-occidentale. «La quantità di polline di ambrosia nell'atmosfera è considerata una misura indiretta dell'esposizione all'allergene e può costituire una minaccia. I suoi granuli contengono alcuni tra i più potenti allergeni», sottolinea Lazarevic: bastano meno di 20 granuli per metro cubo per scatenare la reazione.

Stando ai risultati di «Atopica», il riscaldamento globale porterà anche a stagioni dei pollini più lunghe. Con gravi conseguenze: starnuti, naso gocciolante, prurito a occhi, naso e gola. E in alcuni casi asma, rinite e congiuntivite ed eczema. Negli allergici il sistema immunitario produce particolari anticorpi (le immunoglobuline E), che rilasciano sostanze, come l'istamina, in grado di scatenare proprio le reazioni. «Per capire il fenomeno di sensibilizzazione all'ambrosia - spiega il biologo - abbiamo studiato 120 bambini della regione croata della Slavonia, particolarmente colpita da questa pianta. Abbiamo caratterizzato il loro genoma e osservato delle differenze epigenetiche tra i soggetti allergici e non: modifiche reversibili, che potrebbero portare a un'alterazione dell'espressione del materiale genetico anche per l'interazione con l'ambiente». Lo studio è stato ripetuto su 120 anziani «e questo ci ha permesso di identificare modifiche simili: sono concentrate su regioni del Dna coinvolte nella risposta immunitaria e potrebbero spiegare perché alcuni soggetti rispondono agli allergeni con la tipica sintomatologia associata».

L'obiettivo, a questo punto, è riuscire a sviluppare una serie di strategie sostenibili: dalla lotta alla pianta fino alle stazioni per il monitoraggio dei pollini. «Così si potranno informare puntualmente milioni di cittadini, contenendo i fenomeni più acuti».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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