Più acne, meno rughe. Il segreto è l'iper reattività della pelle


17 Oct 2016 04:06 Rassegna stampa


Chi ha avuto l'acne in età adolescenziale avrà una pelle più giovane da adulto. Per queste persone l'incubo delle rughe sarà rimandato di qualche anno. A rivelarlo è una ricerca del King's College di Londra e pubblicata dal Journal of Investigative Dermatology. "Il risultato della ricerca, legato alla lunghezza dei telomeri contenuti nel Dna - spiega Mauro Picardo, direttore del Laboratorio di fisopatologia cutanea dell'Istituto dermatologico San Gallicano di Roma - è giustificabile, a livello cutaneo, con l'iper reattività del derma che ci tormenta da giovani e ci grazia più avanti".

La spiegazione sta nel movimento continuo dell'epidermide. "Quando si forma l'acne - spiega Picardo - la sua attività genera nella pelle una iper reattività che porta il derma a modificarsi in continuazione. Più la patologia avanza, più questa capacità aumenta. Superata l'età dello sviluppo, nel momento in cui l'acne se ne va, l'iper reattività della pelle resta". E' questo il motivo per cui le rughe trovano più difficoltà nel formarsi, essendo le cellule sempre in continuo movimento.

I consigli. L'acne è una cosa seria. Prendersene cura può fare la differenza. L'errore più grande che si compie è quello di sottovalutare la patologia e non recarsi dal dermatologo per le cure necessarie. "Avendo a che fare con molti giovani - racconta Picardo - questa ritrosia nasce un pò dalla ribellone dell'età adolescenziale e molto dal desiderio, più o meno conscio, di mostrare l'acne come sintomo di attività ormonale, come segno della propria crescita fisica".

Il consiglio per tutti i giovani è quello, banale ma non scontato, di non toccarsi troppo i brufoli con le mani. Oltre a correre il rischio di creare cicatrici, le mani non sempre pulite potrebbero portare a infezioni. "L'acne - spiega il dottore - non passa velocemente come il mal di gola, dopo aver preso la medicina. Anche se ci si sottopone alle cure del caso, bisogna mettersi in testa che non se ne va in quindici giorni, ma è un segno della pubertà con cui bisogna imparare a convivere serenamente".

Inserito da segreteria SIDeMaST