Piede d'atleta: otto consigli per evitare di prenderlo


25 ottobre 2014 - 06:29Rassegna stampa


È un fungo che s'insinua tra il quarto e il quinto dito del piede e non interessa solo gli sportivi, ma chiunque cammini scalzo in ambienti umidi come le piscine

Subdolo e silenzioso, già il nome trae in inganno. Perché il piede d'atleta «o tinea pedis, per dirla con i medici - precisa il professor Marcello Monti, responsabile dell'Unità Operativa di Dermatologia dell'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) - è un fungo che s'insinua indisturbato tra il quarto e il quinto dito del piede, così vicini tra loro, e non interessa solamente gli sportivi, ma chiunque cammina scalzo in ambienti umidi, come gli spogliatoi, le docce, le piscine coperte. O indossa scarpe strette che, non facendo passare l'aria tra le dita dei piede, spianano la strada a questa insidiosa micosi». La più diffusa al mondo. «Basti pensare che solo in Italia colpisce il 20 % della popolazione. E, una volta presa, tornerà prima o poi a farsi sentire - rivela l'esperto -. Colpevoli le spore, i piccoli elementi sferici del fungo che, essendo refrattari a qualsiasi trattamento, daranno di nuovo vita ai sintomi: rossore, prurito tra gli spazi interdigitali, il dorso e la pianta del piede, desquamazione, bruciore. Mentre la pelle, biancastra e macerata, emana un cattivo odore». Ed è proprio la macerazione della cute, accompagnata da piccoli tagli verticali, ad allarmare i dermatologi. La ragione c'è. «Si chiama erisipela - spiega il professor Monti -. Una pericolosa infezione batterica acuta che, nel giro di poche ore, dà febbre alta, brividi, e fa gonfiare la gamba in modo impressionante». C'è di più. Chi incappa nel piede d'atleta corre il rischio che il fungo raggiunga l'inguine, provocando gli stessi disturbi. Che fare? Come tenersi alla larga da tutti questi guai? Lo abbiamo chiesto al nostro esperto, che ci ha dato otto preziosi consigli.

L'igiene innanzitutto

«Dopo il bagno o la doccia, occorre asciugare i piedi con attenzione, avendo cura di passare bene la spugna tra le dita. In particolare in mezzo al quarto e al quinto, i più esposti all'infezione - suggerisce l'esperto -. Se il fungo ha già presidiato la zona, bisogna assicurarsi che l'asciugamano non sia usato da altri, pena il rischio di contagiarli».

Sì alle ciabattine

«Negli spogliatoi dei centri sportivi, in doccia, a bordo vasca e in tutte le zone comuni, dove i pavimenti sono bagnati, si sta con le infradito o gli zoccoli. Il motivo c'è: il fungo prospera negli ambienti umidi. Stesse precauzioni per chi soggiorna in una stanza d'albergo. Le ciabattine, poi, mettono al riparo anche dalle verruche, causate dall'Hpv, cioè dal papilloma virus» raccomanda il professor Monti.

Attenzione alle calze

«Per assorbire l'umidità e lasciar respirare la pelle, le calze di lana o di cotone sono l'ideale. Per le donne le calze a rete di nylon e di Lycra garantiscono una buona traspirazione e, soprattutto, impediscono ai funghi di proliferare. L'importante è che siano sempre pulite e asciutte. Una regola valida per tutti, in particolare per chi soffre d'iperidrosi e suda tantissimo» suggerisce il dermatologo.

Meglio le pomate

«Agli antifungini orali sono da preferire le creme solfosaliciliche a base di zolfo e acido salicilico che, spalmate direttamente sulla pelle, sono più efficaci» precisa il professor Monti. Le stesse pomate possono essere usate anche a scopo preventivo, soprattutto per chi corre, gioca a tennis o si allena palestra. L'importante è applicarle una volta la settimana tra le dita dei piedi e sull'inguine.

Occhio alla scelta delle scarpe

«Prima di acquistare un paio di scarpe, è meglio verificare che la suola e la tomaia garantiscano un'ottima traspirazione e che le dita non siano compresse l'una sull'altra. Un accorgimento che limita il più possibile il rischio di contrarre il fungo» avverte il dermatologo.

Via le solette

«La sera, conviene togliere le solette dentro le scarpe e metterle ad asciugare» prosegue l'esperto.

Addio ai vecchi modelli

«No a indossare tutti i giorni il medesimo paio di scarpe. Se possibile, eliminare quelle che hanno già percorso, per così dire, tanta strada e non offrono più le stesse garanzie di traspirabilità» suggerisce il professor Monti.

Per finire l'autoispezione

«Relegato lì in fondo, viene spesso trascurato. Errore. Perché il piede va tenuto sempre sotto controllo, ispezionando bene gli spazi tra le dita. Attenzione poi al colore della pelle: se cambia, c'è qualcosa che non va. Semplici regole che mettono al riparo da eventuali seccature» conclude il professor Monti.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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