Nuove regole per prevenire le allergie nei bambini


09 marzo 2015 - 10:43Rassegna stampa


"Prevenire è meglio che curare". La parola d'ordine è sempre la stessa ma le strategie per bloccare l'insorgenza delle allergie pediatriche sono del tutto nuove. Due recenti e originali scoperte impongono alcuni cambiamenti. Seguiamo l'ordine cronologico con cui sono state diffuse.

Probiotici per prevenire l'eczema

Per la prima volta l'Organizzazione Mondiale per le Allergie (WAO) raccomanda nelle nuove linee guida internazionali l'uso dei probiotici (i microorganismi vivi che si trovano nello yogurt o nel latte fermentato) come strumento di prevenzione. Il documento, pubblicato di recente sul WAO Journal, è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori coordinato dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ed è stato presentato lo scorso 28 gennaio a Roma in occasione del Congresso internazionale promosso dalla World Allergology Organizzation (WAO).

Nelle nuove linee guida i probiotici sono raccomandati soprattutto per la prevenzione dell'eczema. La loro assunzione è consigliate a tre categorie di persone: alle donne incinta con un alto rischio di allergie per i figli, alle mamme che allattano i neonati con un'elevata predisposizione allergica e ai bambini che hanno molte probabilità di ammalarsi. Nel primo caso si ottiene una riduzione del 9% di sviluppare la dermatite allergica, nel secondo del 15% e nel terzo del 5%. Traducendoli in linguaggio economico, questi dati consentirebbero alle casse del servizio sanitario un risparmio tra i 150 e i 300 euro l'anno ogni 100 candidati alla dermatite atopica.

I numeri delle allergie

Cifre degne di un'epidemia: ne soffre il 30% della popolazione pediatrica mondiale, si trovano al terzo posto nella classifica delle malattie croniche più diffuse e il fenomeno sta crescendo costantemente. In Italia negli ultimi 20 anni la percentuale dei bambini allergici è più che triplicata, passando dal 7 al 25%. Le forme di allergia sono varie.

La più diffusa è la rinite allergica: nel nostro paese ne soffre il 35% dei ragazzi di 13-14 anni. Nel mondo è la causa di 17 milioni di visite ambulatoriali all'anno. Al secondo posto si trova l'asma che procura problemi al 9,5% dei bambini italiani, mentre nel mondo incide sulla qualità della vita di 300 milioni di persone compresi gli adulti.

Infine ci sono le allergie alimentari: 250 milioni nel mondo sono potenzialmente allergici agli alimenti, in Italia lo è il 3% dei bambini sotto i due, in 3 casi su 100 possono verificarsi reazioni gravi come lo shock anafilattico che può portare anche alla morte. La più pericolosa in questo ambito è l'allergia alle arachidi. Non passerà inosservata quindi la seconda grande novità introdotta nel campo della prevenzione alle allergie pediatriche. Ecco di che si tratta.

Arachidi sin dalla culla

The sooner, the better. Il messaggio lanciato dal King's College di Londra suona rivoluzionario: l'allergia alle arachidi si previene cominciando a mangiarle nella primissima infanzia. I risultati del trial clinico pubblicati sul New England Journal of Medicine spazzano via in un colpo solo le consolidate regole della prevenzione. Fino al 2008 infatti le linee guida statunitensi e inglesi raccomandavano ai bambini ad alto rischio e alle loro madri durante la gravidanza e nel periodo dell'allattamento di escludere completamente dalla dieta gli alimenti incriminati. Negli anni successivi, in assenza di conferme sui benefici dell'astinenza, il cibo ha smesso di essere proibito. E oggi, per la prima volta, viene addirittura consigliato. L'inversione di rotta la impongono i dati: la precoce introduzione di arachidi nella dieta dei bambini predisposti all'allergia riduce dell'81% il rischio di ammalarsi successivamente.

Il perché di una differenza

Questa ricerca nasce da un sospetto. A Giedeon Lack del King's College, alla guida del team di ricerca, i conti non tornavano: come mai in Israele il rischio per i bambini di diventare allergici alle arachidi è dieci volte inferiore rispetto ai coetanei ebrei che vivono in Inghilterra? Gli antenati sono gli stessi, ma le abitudini alimentari diverse. Nei menù d'Oltremanica i cibi in questione sono banditi su consiglio dei pediatri almeno fino al primo anno di età e il rinomato rispetto anglosassone per le regole lascia supporre che pochi genitori le trasgrediscano. Gli israeliani invece sono molto più disinvolti e spuntini a base di arachidi vengono abitualmente offerti a partire dal settimo mese di vita.

Da qui l'esigenza di mettere a confronto due strategie di prevenzione: vietare l'assunzione o consentire il consumo.

To eat or not to eat? Questo è il dilemma. Per chiarirlo definitivamente i ricercatori del King's College hanno ideato un ampio studio eloquentemente battezzato LEAP (Learning Early About Peanut Allergy), i cui risultati verranno mostrati come i trofei di una decisiva svolta alla conferenza annuale dell'American Academy of Allergy, Asthma and Immunology il prossimo 4 marzo.

Lo studio si è svolto in questo modo. 640 bambini di età tra i 4 e gli 11 mesi che soffrivano di dermatiti (eczema) o di allergia alle uova o di entrambi i disturbi, quindi soggetti predisposti, sono stati divisi in due gruppi e seguiti costantemente fino ai 5 anni di età. Il primo gruppo ha evitato per tutto il periodo di assumere cibi che contenessero arachidi. Il secondo invece ha regolarmente sgranocchiato degli snack a base di burro di arachidi e mais, molto popolari tra le famiglie israeliane. Ebbene, alla fine dei 60 mesi di dieta i consumatori abituali di arachidi mostravano un gran vantaggio rispetto agli altri: una riduzione del rischio di allergie dell'81%.

Risultati senza precedenti

«Uno studio che dimostra un beneficio di così ampia portata nella prevenzione delle allergie alimentari è senza precedenti», commenta Anthony S. Fauci direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), che fa parte dei National Institutes of Health, che hanno finanziato la ricerca.

Un precedente tentativo di valutare i vantaggi di di una precoce assunzione di uova, presentato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology nel 2013 non aveva ottenuto risultati significativi e non aveva suscitato particolare interesse. Forse perché l'allergia alle arachidi spaventa molto più di tutte le altre di natura alimentare: può provocare shock anafilattico e anche la morte. Senza trascurare le pesanti conseguenze psicologiche su chi ne soffre e sui familiari, tutti costretti al perenne e ansiogeno controllo delle pietanze in casa, al ristorante, al bar, a scuola, alla mensa dell'ufficio, in ogni luogo per tutta la vita. Sì perché l'allergia non scompare quasi mai con il passare degli anni. Gli altri cibi non arrivano a tanto.

La curiosità dei ricercatori inglesi non si ferma. È prevista una seconda fase dello studio, che prenderà il nome di LEAP-On, per capire se sia necessario continuare a mangiare arachidi per mantenere la tolleranza al cibo finalmente conquistata. A tutti verrà imposta una mirata astinenza alimentare di un anno.

Bisognerà aspettare ancora, quindi, per finire di scrivere le nuove regole della prevenzione.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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