Non solo melanoma. Gli altri tumori della pelle sono molto più diffusi


19 giugno 2015 - 08:50Rassegna stampa


In Italia i tumori non melanoma rappresentano il 20% di tutti i tipi di neoplasie e sono i più diffusi, oltre che i meno conosciuti. Se ne è parlato nella giornata di sensibilizzazione promossa da Euromelanoma a Montecitorio, Roma

Arriva l'estate e con essa la preoccupazione per la salute della pelle. I danni che i raggi solari possono provocare, infatti, non accennano a diminuire, anzi aumentano, e non stiamo parlando solo del melanoma. Il numero di casi di neoplasie della pelle è in continua crescita in tutti i Paesi del mondo, inclusa l'Italia. Il melanoma resta il più pericoloso, certo, ma con una incidenza annuale stimata intorno ai 40-140 casi ogni 100.000 abitanti, nel nostro Paese i tumori non melanoma rappresentano il 20% di tutti i tipi di tumori: tra questi la cheratosi attinica, il carcinoma basocellulare, il carcinoma squamocellulare, molto meno conosciuti del melanoma ma dieci volte più frequenti.

L'allarme arriva dalla conferenza "Tumori della pelle: la dermatologia italiana e le istituzioni insieem per la prevenzione" che si è svolta oggi 17 giugno a Roma, organizzata da Euromelanoma in collaborazione con la Camera dei Deputati e SIDeMaST. Una giornata per sensibilizzare sull'importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, durante la quale gli stessi parlamentari sono stati sottoposti a screening della pelle.

Secondo il dossier "I numeri del cancro in Italia 2014" di Aiom e Airtum, per quanto riguarda i carcinomi della cute si stima che ogni anno vengano diagnosticati orientativamente circa 70.000 casi, 40.000 nei maschi e 30.000 nelle femmine. «L'incidenza del melanoma, il cancro cutaneo più conosciuto e terza diagnosi di carcinoma più frequente sopra i 45 anni è quasi triplicata in poco meno di un ventennio mentre i tumori non melanoma, meno aggressivi e conosciuti, ma molto più diffusi, rappresentano il 20% di tutti i tipi di tumori», ha sottolineato Ketty Peris, direttore della Clinica Dermatologica Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli di Roma. «L'età più a rischio per l'insorgenza di questi tumori è quella tra i 40 e gli 80 anni; sono più frequenti negli uomini e si localizzano principalmente nelle aree fotoesposte: viso, cuoio capelluto, collo e braccia».

Il carcinoma basocellulare è un tumore cutaneo a lenta crescita e di diverse forme che, spesso, insorge su aree cutanee cronicamente esposte al sole; il carcinoma squamocellulare nasce spesso da una cheratosi attinica non trattata e si presenta come un nodulo duro, aderente, che si ulcera. La cheratosi attinica è, invece, una lesione tumorale della pelle che si sviluppa spontaneamente in seguito ad una prolungata esposizione ai raggi del sole ed è il secondo tumore della pelle per diffusione.

A rischiare di più quest'ultima forma di tumore sono le persone esposte quotidianamente al Sole per motivi di lavoro: muratori, agricoltori, contadini, marinai e pescatori, ma anche quanti si espongono per periodi prolungati alle radiazioni solari, come sciatori, velisti, tennisti ecc., incorrono nello stesso pericolo. Così come i soggetti che hanno una pelle più chiara, capelli biondi o rossi e che tendono più spesso a scottarsi al sole.

Da qui l'importanza della prevenzione e dei controlli periodici. Gli esperti presenti alla conferenza hanno sottolineato che è bene svolgere periodicamente un'autovalutazione della propria pelle per verificare la eventuale comparsa di macchie sospette e, soprattutto d'estate, non soprassedere aspettando l'autunno per farsi controllare da un esperto, ma rivolgersi immediatamente ad uno specialista dermatologo di ospedali e Asl per un check up ed eventualmente per iniziare una terapia.

I tumori della pelle non melanoma, come la cheratosi attinica, infatti, possono essere sconfitti rapidamente e senza conseguenze negative, permettendo a tutti i pazienti di tornare ad avere una pelle sana. Merito anche delle numerose opzioni terapeutiche disponibili. «La principale è costituita dall'ingenolo mebutato, un gel che il paziente applica quotidianamente sull'area interessata per tre giorni consecutivi (viso) o per due giorni (corpo) a seconda della localizzazione delle lesioni», ha spiegato Giampiero Girolomoni, Presidente SIDeMaST e professore ordinario di Dermatologia dell'Università di Verona. «Questo trattamento topico garantisce un'elevata efficacia anche per la prevedibile aderenza da parte del paziente ad una terapia di così breve durata....Inoltre, l'importante valore aggiunto di questa terapia è rappresentato anche dal fatto che l'ingenolo mebutato non si limita a curare le lesioni visibili ma cura anche quelle non visibili a occhio nudo trattando la zona circostante».

L'onorevole Pierpaolo Vargiu, Presidente della XII Commissione Affari Sociali, ha sottolineato l'importanza della diagnosi precoce alla luce dell'allungamento della vita media, che porterà a un aumento dell'incidenza di tali neoplasie: «Poter diagnosticare precocemente una patologia, attraverso programmi di screening adeguati e diffusi sul territorio, permetterebbe di attuare trattamenti tempestivi in grado di prevenire le conseguenze, a volte anche gravi, di numerose patologie, tra cui i tumori della pelle», ha detto Vargiu. «Questo comporterebbe sicuramente un contenimento dei costi non solo sanitari ma anche sociali legati all'ospedalizzazione, all'assistenza da parte dei caregiver e all'eventuale riabilitazione del paziente».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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