Melanoma: rischi da sole selvaggio per 1 italiano su 3


30 maggio 2013 - 13:31Rassegna stampa


Un italiano su 3 si spaventa se vede un nuovo neo, ma poi, paradossalmente, si sottopone a sessioni di "sole selvaggio" in estate, aumentando notevolmente il rischio melanoma.

Sono i risultati dell'indagine "Gli italiani, l'ossessione abbronzatura e il melanoma", presentati in occasione dell'arrivo nel nostro paese di una nuova arma terapeutica contro la forma avanzata di melanoma: vemurafenib, la prima terapia personalizzata, prodotta in Italia - nello stabilimento Roche di Segrate (Milano) - per tutto il mondo. Il melanoma metastatico colpisce ogni anno 1.800 italiani e si calcola faccia più di 4 vittime ogni 24 ore solo nel nostro Paese (circa 1.600 in un anno). La nuova terapia made-in-Italy è in grado di agire in modo specifico sulla mutazione del gene BRAF e di inibire la proteina mutata, che è stata individuata come responsabile della proliferazione cellulare nel 50% dei casi di melanoma metastatico. Si tratta di una nuova speranza per i pazienti italiani: vemurafenib ha infatti dimostrato di raddoppiare il tempo di sopravvivenza in un tumore in cui la media è inferiore a un anno (circa 6-9 mesi). I dati dell'indagine evidenziano il "Paradosso da Sole Selvaggio".

Più di 1 italiano su 3 si spaventa quando si accorge di un nuovo neo, ma quest'estate non rinuncerà ad esporsi al sole in maniera intermittente e intensiva, dedicando all'abbronzatura la classica settimana annuale di vacanza. Non solo: 3 connazionali su 4 sottovalutano la pericolosità delle lampade abbronzanti, paragonate dagli esperti al fumo di sigarette per il tumore al polmone. Si tratta di abitudini scorrette, che rischiano di fare il gioco del nemico numero uno della pelle: il melanoma, che ogni anno colpisce quasi 200 mila persone in tutto il mondo e più di 7 mila italiani, con un incremento dell'incidenza del 30% negli ultimi 10 anni. "Oggi in Italia c'è finalmente la possibilità di avere un farmaco, come vemurafenib, in grado di spegnere l'interruttore del melanoma metastatico, cioè la proteina BRAF mutata, che in 1 paziente su 2 alimenta il tumore della pelle. Tra gli esperti si parla di 'Effetto Lazzarò per sottolineare il beneficio immediato che vemurafenib è in grado di apportare in pochi giorni per il paziente e il netto miglioramento anche in termini di tempo medio di sopravvivenza. Gli studi clinici di Fase II e III hanno dimostrato come la mediana di sopravvivenza dei pazienti trattati con vemurafenib sia di 13-16 mesi, probabilmente la più alta mai riscontrata nel melanoma metastatico. Sono risultati che fanno di questo farmaco una delle punte di diamante nella cura del melanoma in stadio avanzato", commenta il professor Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e vicedirettore Unità Melanoma, Immunoterapia Oncologica, Terapie Innovative Istituto Nazionale Tumori IRCCS - Fondazione Pascale.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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