Melanoma metastatico. Nab paclitaxel migliora la sopravvivenza libera da progressione


22 Nov 2012 01:29 Rassegna stampa


Uno studio di fase III condotto su nab™ paclitaxel (nanoparticelle di paclitaxel legato all’albumina per sospensione iniettabile) ha dimostrato che il farmaco è utile per migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con melanoma metastatico mai sottoposti a chemioterapia rispetto ai pazienti trattati con dacarbazina. L’annuncio è stato dato da Celgene International Sàrl, durante il Congresso della Society for Melanoma Research, che si è tenuto ad Hollywood (CA) dall’8 all’11 novembre. L’abstract dello studio è stato pubblicato nella rivista ufficiale online dell’organizzazione.

“ll melanoma metastatico pone importanti sfide terapeutiche dovute a fattori come limitata disponibilità di terapie efficaci, bassi tassi di sopravvivenza alla diagnosi e l’assenza di progressi nella chemioterapia da trentasette anni” ha dichiarato Evan M. Hersh, sperimentatore principale e docente di Medicina al College of Medicine and Arizona Cancer Center, University of Arizona, Tucson (AZ). “Malgrado i progressi delle immunoterapie e delle terapie “target”, resta l’esigenza di avere nuovi farmaci, anche chemioterapici, per i pazienti affetti da melanoma metastatico.

In questo studio (CA033) internazionale, randomizzato, in aperto, il trattamento con le nanoparticelle sembra infatti aver determinato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti con melanoma metastatico mai sottoposti a chemioterapia rispetto ai pazienti trattati con dacarbazina (unico agente chemioterapico per il melanoma metastatico approvato fin dal 1975 dall’agenzia statunitense Food and Drug Administration): per i primi il dato è quasi doppio rispetto ai secondi, ovvero di 4,8 contro 2,5 mesi. La maggioranza dei pazienti era di sesso maschile (66%), presentava un performance status secondo l’ECOG di 0 (71%) e malattia metastatica molto avanzata (stadio M1c: 65%). Nello studio CA033, in particolare pazienti sono stati randomizzati alla terapia con nab™ paclitaxel (150 mg/m2/settimana per 3 settimane di un ciclo di 4) (n=264) o a chemioterapia standard con dacarbazina (1.000 mg/m2 a intervalli di tre settimane) (n=265). Un’analisi ad interim della sopravvivenza globale, l’endpoint secondario, ha inoltre evidenziato un trend a favore di nab™ paclitaxel rispetto alla dacarbazina (12,8 vs. 10,7 mesi).

Il profilo di sicurezza di nab™ paclitaxel emerso dallo studio CA033 è comparabile con quello osservato in altri studi clinici pivotal condotti sul farmaco. Gli eventi avversi più comuni di grado ≥3 correlati al trattamento riscontrati in ≥10% dei pazienti sono stati neuropatia (nab™ paclitaxel: 25% vs. dacarbazina: 0%) e neutropenia (nab™ paclitaxel: 20% vs. dacarbazina: 10%). Il tempo mediano al miglioramento della neuropatia di almeno 1 grado è stato di 28 giorni. I risultati sono attualmente oggetto di esame ai fini dello sviluppo di future strategie cliniche e regolatorie.

Negli Stati Uniti nab™ paclitaxel è stato approvato per la prima volta nel gennaio 2005 per il trattamento del carcinoma mammario in seguito a fallimento della chemioterapia di combinazione per la malattia metastatica o in seguito a recidiva entro 6 mesi dopo chemioterapia adiuvante. Ad oggi è disponibile anche in Europa, Canada, Russia, Australia, Nuova Zelanda, India, Corea del Sud, Bhutan, Nepal, Emirati Arabi Uniti e Cina per il trattamento del carcinoma mammario metastatico. Nell’ottobre 2012 l’agenzia statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato nab™ paclitaxel per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule, localmente avanzato o metastatico, in associazione a carboplatino, in pazienti non candidati a chirurgia curativa o a radioterapia.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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FonteQuotidiano sanità
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