Malattie cutanee, l'efficacia delle diagnosi a distanza


19 ottobre 2012 - 11:26Rassegna stampa


Cambiare la diagnosi, migliorare le cure, aumentare il benessere dei pazienti: è possibile con la telemedicina, in caso di malattie della pelle. Basta fotografare la lesione sospetta o da monitorare e inviarla via email al medico: procedura semplice e ormai alla portata di chiunque, che riesce a migliorare di parecchio l'assistenza dermatologica stando a uno studio apparso sugli Archives of Dermatology, condotto su poco meno di 1.500 persone seguite in una clinica universitaria della California.

Teledermatologia

La telemedicina secondo molti è la via giusta da imboccare per la sanità del futuro, per renderne sostenibili i costi e migliorare l'efficienza dei servizi: con l'aiuto di smartphone, tablet e computer il medico può fare diagnosi e monitoraggi a distanza, riducendo le spese ma con una "vicinanza" al paziente molto maggiore rispetto a ciò che è possibile attraverso visite ambulatoriali standard. La dermatologia sembra uno dei settori di applicazione più promettenti e "semplici": anche il paziente può fotografare da solo l'area cutanea interessata da una malattia, non c'è bisogno di usare strumenti speciali per avere i dati che servono al medico perché quel che occorre è a portata di qualsiasi smartphone o macchina fotografica. Proprio per questo Sonia Lamel e i suoi collaboratori dell'università di Davis, in California, hanno deciso di studiare se seguire i pazienti attraverso la telemedicina non sia addirittura meglio che usare metodi più tradizionali: per farlo hanno esaminato 1.490 pazienti che avevano ricevuto un consulto di teledermatologia da parte di specialisti di un grosso centro dermatologico universitario. Poco più di 300 erano stati visti due o più volte dai medici "a distanza", tutti erano stati indirizzati a un'opinione specialistica dai medici di base.

Diagnosi e cure

I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di ciascun paziente, per capire se il consulto specialistico teledermatologico avesse influenzato in qualche modo le terapie e gli esiti delle malattie dei partecipanti. «Nella maggioranza dei casi, precisamente nel 70 per cento dei pazienti, il teleconsulto ha modificato la diagnosi espressa dal medico di base – riferisce Lamel –. Spesso il medico generico aveva ipotizzato che il paziente avesse un'infezione cutanea, per poi scoprire grazie allo specialista che si trattava un processo infiammatorio primario; in altri casi il medico di base aveva diagnosticato una lesione benigna che era in realtà maligna e viceversa». L'aiuto del dermatologo esperto, per quanto a distanza, non è stato irrilevante anche in materia di terapie: «Nel 67,5 per cento dei casi si è iniziata o modificata una cura, in oltre un quarto dei pazienti si è deciso per un intervento chirurgico o diverso dai farmaci. Complessivamente, ben il 97,7 per cento dei consulti di teledermatologia ha modificato qualcosa nella gestione della malattia – riprende la dermatologa –. I dati indicano anche che nel 68 per cento dei pazienti che sono stati sottoposti a più di un teleconsulto si è avuto un significativo miglioramento clinico, proprio grazie alle modifiche di diagnosi e cura effettuate dopo la visita di un dermatologo esperto: arrivare alla giusta diagnosi grazie allo specialista ha raddoppiato la probabilità di risolvere il problema cutaneo rispetto a quanto possibile con una sola prima indicazione data dal medico generico». Un metodo tutto sommato dai costi contenuti che sembra dare solo vantaggi: il medico di base indica una diagnosi di massima ma segnala l'opportunità di un consiglio di dermatologi esperti, in pochi minuti scatta una foto e la invia a un centro di riferimento e da qui, di fatto quasi in tempo reale, può arrivare una certezza diagnostica che indirizza subito alle cure giuste. Sicuramente non sarà sempre sufficiente, ma di certo può essere un ottimo mezzo per assistere se non altro i casi meno complessi.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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