Le nuove creme difendono anche il Dna Ma quello che serve di più è il buonsenso


02 giugno 2010 - 16:56Rassegna stampa


In questi ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare di prodotti solari, con i più vari gradi protezione, ma tutte questo assortimento di creme è necessario? «I filtri solari vanno utilizzati solo quando si crea uno squilibrio tra le capacità fotoprotettive della cute, capacità che tutti possediamo, e la situazione ambientale - chiarisce Giuseppe Monfrecola, ordinario di dermatologia all'Università Federico II di Napoli, nonché coordinatore del gruppo di studio di fotodermatologia della Società italiana di dermatologia. Quanto al fattore protettivo, va graduato in funzione del tipo di pelle e delle condizioni ambientali».

Ma è indispensabile usare i fattori protettivi alti o molto alti che adesso vanno per la maggiore? «Il fattore di protezione alto permette soprattutto di stare più a lungo al sole senza che la cute si arrossi, ma basterebbe starci meno, cosa fattibilissima, a meno che non si sia obbligati a rimanerci per ragioni di lavoro. E sarebbe più semplice ed economico graduare l'esposizione al sole piuttosto che portarsi in vacanza tanti prodotti con livelli di protezione diversi».

Le creme di nuova generazione hanno però qualcosa in più? «I moderni filtri solari sono in grado di proteggere sia dagli Uv-b che dagli UV-a: preoccuparsi di ridurre solo l'arrossamento causato dagli Uv-b è occuparsi di un falso problema; tanto è vero che cancerogenesi, invecchiamento della pelle, riduzione delle difese immunitarie si verificano con dosi di ultravioletti sub-eritematogene. E c'è di più, le nuove creme, oltre alle sostanze filtranti, ne contengono altre, soprattutto di origine naturale, come gli isoflavoni, o il resveratrolo contenuto nel vino rosso e anche enzimi riparatori del DNA. Queste sostanze, e lo hanno dimostrato con test di laboratorio, possono ridurre o riparare i veri danni causati dal sole e cioè quelli alle membrane cellulari e al DNA».

E i bambini, che sotto l'ombrellone ci stanno poco, meritano protezioni particolari? «La fotoprotezione deve essere costante e attenta, tuttavia se i bambini hanno già 7 o 8 anni e una pelle normopigmentata, bando ad eccessivi timori. Bastano regole di buon senso. Vorrei ricordare uno studio di più di dieci anni fa, ancora fondamentale, ma poco citato. Si tratta di una ricerca retrospettiva in cui vennero confrontate due gruppi di persone, con o senza melanoma. Nello studio si vide che i soggetti con melanoma nell'infanzia erano stati iperdifesi dagli ultravioletti, mentre i soggetti sani erano stati ragionevolmente esposti agli UV. Segno che il sole non è nemico dei bambini, che vanno protetti ad oltranza (come d'altronde gli adulti) solo se hanno una carnagione chiarissima con lentiggini e capelli rossi».

E che dire delle creme che «preparano» al sole? «Non esistono prodotti capaci di sollecitare la produzione di melanina, che si attiva, come forma di difesa, solo al bisogno e cioè quando siamo esposti agli UV. E' probabile che questi prodotti contengano idratanti e autoabbronzante».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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