In memoria di Paolo Carli


14 maggio 2007 - 19:47News


Ho conosciuto Paolo Carli, come la quasi totalità dei dermatologi italiani e non solo. Allievo della Scuola Dermatologica di Firenze, ne rappresentava in modo egregio conoscenza scientifica, brillantezza e grande operosità.

L'ho incontrato in molti congressi di dermatologia oncologia, la sua materia di studio, in particolare il melanoma, su cui aveva scritto articoli di profondo interesse e di viva intelligenza, che riesponeva o di cui anticipava lo sviluppo nelle riunioni di lavoro, Ricordo che mi scrisse con meritato entusiasmo della copertina che Lancet aveva dedicato ad una dei suoi ultimi lavori sull'organizzazione migliore per affrontare con successo il melanoma, frutto di una indagine epidemiologica, che aveva condotto con intelligenza e rigore su un campione rappresentativo di medici e dermatologi italiani.

Non ho molti elementi per commentare i suoi scritti scientifici; ma il capitolo che scrisse sulla dermatoscopia per il «Manuale di Dermatologia Medica e Chirurgica», il libro per studenti, frutto della collaborazione tra T. Cainelli e Rebora e me offre l'idea di una solida cultura, padronanza della materia e di una notevole chiarezza espositiva.

Era ricco di progetti che coinvolgevano sempre gruppi, nello sforzo così necessario per una competizione internazionale e così importante per un Paese ancora così arroccato nella difesa di posizioni e saperi localistici, come in parte è ancora la dermatologia italiana.

Fu questo pensare più in grande, mettersi in discussione ogni volta con sfide scientifiche, che me ne fece apprezzare le doti di forza nuova per la nostra specialità e fui sinceramente felice di vederlo entrare a pieni voti negli organismi interdisciplinari sul melanoma, da cui uscivamo per decisione comune noi più anziani. Si aprivano per lui concrete possibilità di diventare in modo permanente un leader nazionale in un settore così importante, come l'oncologia, a fianco di validi colleghi non solo dermatologi.

Questa sua giovinezza intellettuale lo portò anche a diventare presidente dell'Associazione Italiana Tecniche non Invasive in Dermatologia (AIDNID), forse non la più giovane in senso cronologico; ma tra le più innovative tra le nostre superspecialità.

In molti sapevamo della sua malattia, informati dai suoi colleghi fiorentini, che ne seguivano con discrezione l'evoluzione, che si rivelò ben presto difficile e infine fatale.

Tuttavia nei brevi intervalli in cui il male glielo permetteva, continuava a lavorare, per la passione che nutriva per la nostra disciplina, come se fosse diventata una ragione estrema di vita in una lotta sempre più difficile, Questo è il senso dei nostri ultimi incontri e delle lettere che scrisse a molti colleghi, che, pur consci della ineluttabilità della fine, rimangono ancora increduli, esprimendo un senso di mancanza, di perdita di un validissimo collega e di un amico.

Gli sono stati vicini i colleghi, la famiglia e soprattutto la madre, con cui ha diviso la speranza di un viaggio negli USA, nel tentativo di contrastare sino in fondo il cancro.

Alla sua famiglia, ai suoi colleghi della clinica di Firenze e anche a tutti noi le più sentite condoglianze e il rimpianto di non poter più godere della sua compagnia, professor Paolo Carli.

Di Alberto Giannetti

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