Immunoterapia: la nuova era inizia dal melanoma


12 giugno 2014 - 12:21Rassegna stampa


Per anni la lotta al cancro è stata descritta con una immagine. Un corpo al centro circondato da tre sfere: chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Una rappresentazione, però, che da ora in poi dovrà essere rivista.

Un'altra sfera si aggiunge: l'immunoterapia, nuova branca della medicina oncologica che non è più una promessa, ma realtà.

A testimoniarlo è il congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), svoltosi la scorsa settimana a Chicago. Dei 2500 studi presentati quelli riguardanti l'efficacia del nuovo approccio rappresentano un numero considerevole. Lo spiega Michele Maio, direttore del dipartimento di immuno-oncologia dell'azienda ospedaliera Le Scotte di Siena, considerato uno dei pionieri italiani della disciplina: «Tecnicamente si tratta di un concetto semplice quanto geniale: sfruttare e pilotare il sistema immunitario affinché possa rispondere in modo adeguato alla presenza di un agente estraneo come il cancro». Se il sistema immunitario è una realtà complessa e trovare il modo di regolarne il funzionamento è sempre stato difficile, l'impasse si è sbloccata a partire dai primi anni Duemila con lo sviluppo di farmaci biologici in grado di interferire con i nostri meccanismi di difesa. A fare da apripista è il melanoma, il più diffuso cancro della pelle.

«Prima dell'avvento dei nuovi farmaci il melanoma, se diagnosticato in fase avanzata, era una neoplasia che non lasciava scampo. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e la sopravvivenza è arrivata al 20% a 5 anni dalla diagnosi», spiega Maio. Il merito è di un anticorpo chiamato ipilimumab. Semplice il suo meccanismo d'azione: «Il sistema immunitario, quando incontra il virus del raffreddore, si attiva per cercare di neutralizzarlo. A un certo punto, però, la caccia deve essere fermata ed entrano in funzione meccanismi che spengono la risposta. Così avviene con il melanoma. Il farmaco in questione toglie il freno al sistema immunitario, lasciandolo libero di continuare la sua azione». Secondo i dati presentati al congresso, la somministrazione di una combinazione di questi farmaci ha ridotto del 25% la ricomparsa della malattia.

Ma le novità non finiscono qui. A beneficiare dell'approccio, secondo gli studi esposti all'Asco, potrebbero esserci presto i tumori del polmone e il cancro della cervice. «Abbiamo a disposizione delle armi davvero efficaci. Il futuro della lotta ai tumori passerà dal combinare più terapie. I risultati cominciano a vedersi. Il trattamento del cancro cambia: andiamo verso una cronicizzazione della malattia. Il sistema immunitario, se aiutato, potrà tenere a bada quel poco che resta del tumore, dando la possibilità al malato di sopravvivere bene e a lungo».

Infine una speranza per un tumore spesso dimenticato, il mesotelioma pleurico. Una malattia subdola, che cresce per anni senza dare sintomi. La medicina è ancora impotente di fronte a questi casi. Qualcosa, però, inizia a muoversi e sempre grazie all'immunoterapia. Al congresso sono stati presentati i risultati preliminari su un anticorpo - il tremelimumab - con un meccanismo simile al farmaco per il melanoma: il 15% dei pazienti inizia a rispondere alla terapia e aumenta la sopravvivenza a due anni dalla somministrazione. «Dati che fanno ben sperare», conclude Maio. E la ricerca continua: nei prossimi mesi verranno arruolati, per la sperimentazione sul mesotelioma, 500 pazienti da 180 centri europei.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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