Il sole funziona contro l'acne? Questo e altri miti da sfatare


24 luglio 2017 - 16:39Rassegna stampa


Una malattia cronica

L'acne è una patologia cronica infiammatoria della cute che interessa il follicolo pilifero e le ghiandole sebacee. Si può manifestare su viso, spalle, collo, schiena e avambracci. I meccanismi principali che stanno alla sua base sono tre: l'aumentata produzione di sebo, l'ostruzione dello sbocco ghiandolare e la proliferazione di batteri, che porta alla produzione di mediatori dell'infiammazione. In pratica, l'accumulo di sebo e cellule cutanee nel follicolo crea una sorta di «tappo» che impedisce al secreto oleoso di defluire all'esterno e crea un terreno favorevole alla crescita batterica. Si formano così comedoni (più noti come punti neri), papule arrossate e pustole (o brufoli). E quando questo processo si estende in profondità, nei pazienti con acne moderata o grave, si presentano in aggiunta noduli e cisti infiammate che possono lasciare cicatrici permanenti sulla pelle.

I diversi tipi di lesioni

Dal punto di vista della morfologia delle lesioni, l'acne può essere classificata in:

  • comedonica: è caratterizzata dalla comparsa di comedoni. Nei comedoni chiusi, il dotto pilifero è chiuso e il sebo non è più in grado di fuoriuscire. Nei comedoni aperti, il dotto pilifero non è chiuso del tutto e quindi il sebo può fuoriuscire verso l'esterno;
  • nodulare: in presenza, intorno al follicolo, di fenomeni infiammatori intensi, estesi e profondi, si possono formare lesioni nodulari dolorose di colore rosso-violaceo, contenenti pus;
  • conglobata: è una forma rara di acne che si caratterizza per la comparsa, oltre che di lesioni papulo-pustolose e nodulari, di formazioni cistiche che lasciano spesso cicatrici.

Sole e acqua di mare

L'acne è tra i problemi della pelle più diffusi: ne soffrono circa 8 persone su 10. La patologia però è spesso anche al centro di stereotipi duri a morire e informazioni scorrette. Ne è un esempio "stagionale" la convinzione che sole e acqua di mare asciughino la pelle facendo scomparire l'affezione. «Si tratta di una mezza verità - spiega Fabio Ayala, direttore della Dermatologia clinica all'Università di Napoli Federico II -. Da un lato, se l'esposizione è moderata e graduale, i raggi ultravioletti esercitano una blanda azione antinfiammatoria e possono attenuare l'untuosità della cute. L'abbronzatura, poi, dona un colorito più uniforme; rendendo meno evidenti imperfezioni e cicatrici lasciate dall'acne e alleviando anche l'impatto estetico-psicologico per chi ne soffre. E l'acqua di mare, dal canto suo, può avere azione detergente e antibatterica».

Scegliere bene la crema

«D'altro canto, però - continua lo specialista -, le scottature possono aggravare la situazione, rendendo più attivi i meccanismi alla base della comparsa di brufoli e punti neri. E le stesse creme protettive vanno scelte con cura, evitando quelle troppo oleose, che possono ostruire i pori e peggiorare lo stato della pelle». Il sole, inoltre, aumenta lo spessore della cute, aumentando la possibilità di ostruzione follicolare e spiegando cosi perché a un beneficio durante la bella stagione può seguire un rapido peggioramento all'inizio dell'autunno. A completare il quadro estivo, bisogna ricordarsi di chiedere al dermatologo come procedere con le terapie anti-acne: potrebbe infatti essere consigliata un'interruzione della cura per chi assume antibiotici o altri tipi di farmaci fotosensibilizzanti, che potrebbero "macchiare" la pelle con l'irraggiamento solare.

In pubertà, ma non solo

Un altro cliché legato all'acne è che sia tipica della pubertà: «È vero che raggiunge l'apice durante gli anni della prima giovinezza (di solito tra i 12 e i 25) - chiarisce Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della Società italiana di Dermatologia SIDeMaST -, ma può persistere o scatenarsi, per varie cause, anche più avanti negli anni e può proseguire fino ai 35-40». Nelle donne adulte, per esempio, il problema può dipendere dall'ovaio policistico: le cisti all'interno delle ovaie o alcune terapie per farle regredire possono favorire un aumento degli ormoni androgeni, la cui azione stimola la produzione del sebo.

No a detergenti aggressivi

Altro falso mito da sfatare: il legame tra acne e scarsa igiene. In realtà, è l'uso di cosmetici troppo grassi e non adatti alla pelle acneica che può predisporre al disturbo, perché questi prodotti favoriscono l'accumulo di sebo e l'ostruzione del follicolo pilifero. «Ma è vero anche il contrario - prosegue Calzavara Pinton, che è anche direttore della Clinica Dermatologica agli Spedali Civili di Brescia -: lavare troppo insistentemente la cute o usare detergenti aggressivi può peggiorare la situazione. La regola d'oro è evitare tutto ciò che può irritare la pelle».

Come stabilire la terapia

«Bisogna dire addio anche all'errata convinzione che si tratti di una patologia infettiva e contagiosa, da trattare con antibiotici potenti - sottolinea Ayala -. Per stabilire la terapia corretta è fondamentale capire da dove nasce il problema nel singolo paziente. Solo dopo si può prescrivere la terapia adeguata, in base a vari fattori: tipologia di acne (valutando anche gravità e localizzazione prevalente), età e sesso del soggetto, eventuali trattamenti già praticati o in corso, periodo dell'anno (per esempio, in estate molti prodotti di pulizia non possono essere utilizzati perché, esfoliandola per rimuovere cellule e sebo in eccesso, rendono la pelle più sensibile all'azione dei raggi solari), eventuale assunzione di altri farmaci».

Farmaci locali o per bocca

Se il problema è lieve (come in presenza solo di pochi punti neri o punti bianchi), le cure prevedono trattamenti cosmetici specifici acquistabili senza prescrizione medica, ma nei casi di acne moderata, con papule e pustole «occorrono farmaci locali come i retinoidi per ridurre l'ipercheratosi del follicolo e aprire lo sbocco follicolare, oppure il benzoilperossido e la clindamicina per ridurre la componente batterica - precisa Ayala -. Sono anche molto utili gli antibiotici per bocca attivi contro i batteri responsabili dell'acne, e nelle donne con patologie ormonali è necessaria una terapia specifica (incluse, in alcuni casi, pillole anticoncezionali che possono ridurre la produzione di sebo). Nei casi più gravi con noduli o cisti e con evoluzione cicatriziale andrà invece valutato l'uso, sotto stretto controllo dermatologico, di isotretinoina orale».

Terapia della luce

Un'ultima novità (per l'acne moderata e severa) è costituita dalla terapia biofotonica, basata sulla conversione della luce che stimola i meccanismi di riparazione della cute stessa a livello cellulare. Questa strategia, per ora non ancora rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, utilizza una lampada ad alta intensità insieme a un gel fotoconvertitore, viene eseguita due volte a settimana per sei settimane e ogni seduta dura una decina di minuti.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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