Il primo gene della psoriasi


23 maggio 2012 - 01:59Rassegna stampa


Ricercatori della Washington University di St. Louis hanno identificato il primo gene direttamente legato alla forma più comune di psoriasi. Nello specifico gli scienziati hanno individuato una mutazione rara sul gene CARD14 che, quando attivata da fattori ambientali scatenanti, può portare allo sviluppo della psoriasi a placche. Questa stessa mutazione sembrerebbe, inoltre, coinvolta anche nello sviluppo della psoriasi pustolosa e dell'artrite psoriasica. I nuovi dati sono stati pubblicati sulla rivista Amercian Journal of Human Genetics.

Psoriasi e genetica

La psoriasi a placche rende conto di circa l'80 per cento di tutti i casi di psoriasi e si presenta tipicamente con chiazze arrossate e a limiti netti rivestite da squame biancastre facilmente sfaldabili.

Fino ad ora, in decenni di studi, non era mai stato identificato un singolo gene associato con questa malattia. Utilizzando le più moderne tecnologie per sequenziare il Dna, i ricercatori d'Oltreoceano sono riusciti ad individuare una rara mutazione nel gene CARD14 nei membri di una grande famiglia di discendenza nord europea, nella quale molti soggetti soffrivano di psoriasi a placche. Non solo, la stessa mutazione è stata individuata in un terzo dei membri della famiglia che avevano sviluppato l'artrite psoriasica, suggerendo un ruolo per questo difetto genetico in entrambe le condizioni.

Mutazioni in questo stesso gene sono state, inoltre, individuate anche in soggetti non appartenenti a famiglie con un'evidente predisposizione genetica. È il caso di una bambina di 3 anni di Haiti con una forma grave di psoriasi pustolosa: analizzando il Dna della piccola i ricercatori hanno individuato un difetto nel gene CARD14 che non era presente nel Dna dei genitori, indicando che queste rare mutazioni possono insorgere anche spontaneamente.

«Questa scoperta è importante perché ci dice che mutazioni nel gene CARD14 da sole sono sufficienti per dare origine alla psoriasi, verosimilmente dopo un evento scatenante, per esempio un'infezione – osserva Anne Bowcock, professoressa di genetica dell'Università americana nonché coordinatrice della ricerca -. Non occorre altro e questo spiega l'importanza di individuare mutazioni rare per malattie diffuse come la psoriasi». Analizzando il Dna di altri soggetti i ricercatori americani hanno individuato altre 15 mutazioni rare nel gene CARD14, tutte più comuni in un campione di più di 6.000 pazienti con psoriasi che non nei 4000 soggetti di controllo senza la malattia.

Effetti

Andando ad analizzare più nel dettaglio gli effetti di queste mutazioni, i ricercatori hanno visto che esse aumentano l'attività di una proteina (NF-kappaB) che attiva i geni nei cheratinociti, le cellule dell'epidermide. Questa proteina, in particolare, aumenta la produzione di alcune molecole segnale che stimolano la reazione infiammatoria cutanea, innescando il circolo vizioso infiammatorio tipico della psoriasi.

Alla base della psoriasi c'è un'accelerazione del ciclo vitale delle cellule dell'epidermide: in condizioni normali queste passano dallo strato basale allo strato corneo, disperdendosi nell'ambiente attraverso la desquamazione nell'arco di circa 28 giorni, nella psoriasi, invece, il ciclo completo si compie in meno giorni, in media 8-10.

«Ora abbiamo un'idea molto più chiara di che cosa accade nella psoriasi – fa notare la ricercatrice americana -. E abbiamo anche nuovi bersagli terapeutici nell'ambito del gene CARD14. Prese singolarmente, le mutazioni in questo gene si sono rivelate in grado di conferire un elevato rischio di sviluppare la malattia e noi pensiamo che potranno rivelarsi altrettanto importanti nella ricerca di nuovi trattamenti più efficaci». La strada è aperta, ora si tratta di aspettare le prime ricadute sul campo.

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