I medici Usa contro Photoshop: Crea aspettative non realistiche


29 giugno 2011 - 18:59Rassegna stampa


Più sani, più belli: e possibilmente più veri. Basta con le falsificazioni. Parte dall'America la crociata dei medici contro Photoshop. E soprattutto contro le false promesse. Così belli e belle come assicura quella pubblicità e quella modella non potrete diventarlo mai: perché quella modella sarà anche bella ma è prima di tutto impossibile. Ritoccata, magari non solo dai semplici ferri ma anche da quel particolarissimo trucco fotografico che si chiama Photoshop.

Il nome per la verità indica un famoso programma di computer che permette il ritocco delle fotografie: una pratica fino a poco tempo fa destinata ai soli professionisti che però è in breve divenuta molto popolare e grazie al boom delle applicazioni adesso è addirittura a tiro di telefonino. Ma «photoshopping» è diventato un termine che sta a indicare tutto quanto riguarda il ritocco fotografico: con qualsiasi mezzo.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Negli Usa la star del reality Kim Kardashian è la bellezza più ritoccata del momento. E perfino la supercafona Snooki è apparsa sulla copertina di Rolling Stone molto più attraente di come si presenti in Jersey Shore. Non c'è modella o attrice che non venga ritoccata prima di finire sui giornali o negli spot. Perfino Kate Winslet si è assottigliata col trucco.

E così l'American Medical Association, la più grande associazione di medici del mondo, ha deciso di lanciare l'allarme. «Queste alterazioni contribuiscono a non realistiche aspettative sull'appropriatezza dell'immagine del nostro corpo: specialmente tra i bambini e gli adolescenti più impressionabili». E quindi? L'associazione si propone adesso di sensibilizzare le agenzie di pubblicità e i professionisti del settore. Non siamo ancora al divieto ma poco ci manca. Il ritocco viene considerato deleterio come lo spot di un'insana merendina. Ma non basta. Dalla Francia alla Gran Bretagna anche in Europa si è già discusso sulla necessità di regolamentare il «photoshopping» a tutela dei minori: magari con un'avvertenza che indichi esplicitamente che si tratta di ritocco.

Sarà. E i professoroni americani avranno, per carità, tutto il diritto e soprattutto il dovere di questo mondo per protestare. Ma è da Platone in giù che abbiamo imparato a diffidare delle immagini: e insomma su questo siamo già abbastanza attrezzati. Ma avete mai visto i medici avvertirci dei pericoli dei costosissimi ritocchi estetici, che loro stessi promuovono a colpi di bisturi?

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