Fototerapia per la psoriasi, quali sono i pro e contro?


29 aprile 2016 - 16:08Rassegna stampa


Come è ben noto, l'esposizione al sole influisce in maniera positiva sulla psoriasi, potendone facilitare il miglioramento clinico. Il sole può però nelle esposizioni iniziali far peggiorare la psoriasi, per cui ai pazienti va sempre raccomandata un'esposizione graduale, evitando gli orari più caldi (ossia dalle 11 alle 15) e proteggendo la pelle con prodotti solari adatti al proprio tipo di pelle.

La fototerapia è una metodica terapeutica basata sull'impiego di apparecchiature in grado di riprodurre artificialmente i raggi ultravioletti (UVA o UVB) e simulare in tal modo l'azione benefica del sole. Oggi attraverso l'utilizzo soprattutto degli UVB-NB (UVB a banda stretta, quindi privi della loro componente dannosa) si possono ottenere notevoli miglioramenti su svariati problemi della pelle, tra cui la psoriasi. Esistono attrezzature UVB-NB sia per zone estese (total body) che per aree limitate del corpo.

Di solito la fototerapia si impiega per trattare forme lievi di psoriasi che interessano circa un terzo del corpo. I raggi UV hanno infatti un effetto antinfiammatorio, riducono la moltiplicazione delle cellule e l'attivazione del sistema immunitario, migliorando quindi le lesioni cutanee tipiche della malattia.

Il paziente deve sottoporsi a diverse sedute.

Generalmente si inizia con una minima dose di raggi UV, da aumentare progressivamente prolungando i tempi di esposizione sino ad un massimo di 6 minuti per ciascuna seduta. Il trattamento viene ripetuto settimanalmente per diversi mesi, sino a un totale di 36 sedute.

Questa terapia non è controindicata in gravidanza né in età pediatrica. Gli effetti collaterali possono manifestarsi nell'immediatezza delle sedute o a distanza di tempo. Quelli a breve termine sono passeggeri e si manifestano con un arrossamento delle pelle e qualche volta anche con scottature.

Altri effetti frequenti sono la secchezza della pelle e il prurito. Gli effetti a lungo termine compaiono quando il trattamento viene protratto negli anni in maniera incontrollata e sono rappresentati dall'invecchiamento precoce e dai tumori delle pelle.

Particolare attenzione va rivolta alle persone che hanno la pelle molto chiara e che si scottano facilmente al sole e ai pazienti che hanno numerosi nei.

Questa terapia è inoltre da sconsigliare ai pazienti che hanno avuto in passato tumori della pelle o che assumono farmaci che possono aumentare la suscettibilità agli effetti dannosi dei raggi UV. Occorre infine rammentare che non tutti i pazienti rispondono al trattamento.

Come ogni cura vera e propria, la fototerapia va sempre prescritta dallo specialista dermatologo il quale indirizzerà il paziente verso una struttura ospedaliera attrezzata o uno studio privato con apparecchiature certificate. In ambiente ospedaliero è possibile usufruire del codice di esenzione per patologia.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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