Fototerapia per la psoriasi? Molto efficace, ma troppo scomoda


10 agosto 2015 - 06:43Rassegna stampa


Radiazioni UVA e UVB tramite appositi macchinari danno buoni risultati senza effetti collaterali. Bisogna però andare in ospedale 2 o 3 volte a settimana per tre mesi circa

La fototerapia nella cura della psoriasi viene utilizzata poco per via dei costi e delle diverse «scomodità» che la rendono poco gradita ai pazienti. Un gruppo di ricercatori americani, in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the American Academy of Dermatology , ha però recentemente fatto un'analisi dell'impiego dei trattamenti fototerapici concludendo che le cose andrebbero meglio se fossero disponibili, e facilmente utilizzabili, apparecchi da utilizzare a domicilio.

Come funziona e per chi è indicata

La fototerapia consiste nell'esposizione della cute malata a radiazioni ultraviolette selezionate (UVA, UVA1 e UVB 311 a banda stretta). L'irradiazione avviene all'interno di cabine fornite di specifiche lampade la cui funzione è monitorata con controllo elettronico. Le radiazioni selezionate hanno sulla psoriasi un effetto anti-infiammatorio e immunomodulante, ovvero il cui impiego terapeutico serve a regolare le complesse difese immunitarie del paziente. «La fototerapia è indicata nella psoriasi moderata che colpisca zone glabre della cute (è ovvio che non serva nel cuoio capelluto o se la malattia colpisce il fondo delle pieghe inguinali) e in particolare se le lesioni non sono troppo spesse» spiega Giampiero Girolomoni, presidente della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgia, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).

Molto efficace e praticamente priva di effetti collaterali

Generalmente la fototerapia si fa a cicli di 20 o 25 sedute, da farsi due o tre volte alla settimana e in genere i risultati ottenuti si mantengono per alcuni mesi. I cicli si possono ripetere per diverse volte, ma esiste un limite oltre il quale si preferisce non andare parchè aumenta il rischio di sviluppare tumori cutanei. Ciascuna seduta dura da 30 secondi a pochi minuti nel caso degli UVB 311 e da 3 a 15 minuti per gli UVA e per potenziare l'azione dei raggi UVA il paziente assume due ore prima dell'esposizione dei farmaci foto sensibilizzanti (la cosiddetta terapia PUVA), che rendono la pelle particolarmente ricettiva nei confronti delle radiazioni. «Il tipo e la durata dei trattamenti vengono decisi in base alla tipologia di psoriasi e alla pelle del paziente - continua Girolomoni, che è anche direttore della Cattedra e della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia e direttore dell'Unità Operativa di Clinica Dermatologica a Verona -. I vantaggi della fototerapia sono sostanzialmente legati alla sua efficacia, associata a un ottimo profilo di sicurezza, in quanto le radiazioni non hanno il potenziale di effetti collaterali che invece comportano i farmaci altrimenti prescritti a questi pazienti».

Giudicata troppo scomoda dai pazienti perché si perde troppo tempo

Il maggior problema connesso alla fototerapia è però la disponibilità di strumentazioni nel territorio. «Di fatto - ammette l'esperto - è disponibile di solito solo nelle unità di Dermatologia presenti negli ospedali. Quindi il paziente deve recarsi, per pochi minuti di terapia, due o tre volte la settimana presso il centro con notevole perdita di tempo. Esistono tuttavia anche delle strutture private che dispongono dei macchinari ed esiste la possibilità di acquistare o affittare degli strumenti per fototerapia UVB, che sono però adatti soprattutto per la vitiligine. D'altro canto la fototerapia domiciliare è raramente eseguita in maniera corretta dal malato, con il rischio di ottenere effetti terapeutici deludenti oppure danni cutanei». Il problema è ormai noto da tempo e pare non si riesca a trovare una soluzione efficace. Accade così spesso che i pazienti optino per i solarium dietro casa , che non possono essere la soluzione adatta perché si tratta di macchinari completamente diversi, non riconosciuti come terapia valida contro la psoriasi e potenzialmente pericolosi per il rischio di cancro.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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