Epilazione laser? Sì, ma con le opportune cautele


03 febbraio 2015 - 15:21Rassegna stampa


Le alte tecnologie promettono ottimi risultati in fatto di epilazione. Purché si calibri il trattamento in base alle specificità della pelle. Ne parla Elisabetta Sorbellini, responsabile servizio di laser chirurgia dermatologica e fototerapia dello studio Rinaldi & Associati

La scelta del metodo ideale per liberarsi dei peli indesiderati resta uno dei maggiori crucci femminili. L'epilazione, che elimina il pelo alla radice, è di gran lunga vincente rispetto alla depilazione con rasoi o con creme. D'altra parte cerette ed epilatori meccanici stanno cedendo il passo a sistemi hi-tech che, a fronte di un investimento economico più elevato, garantiscono risultati più duraturi. A patto che si cominci per tempo, in quanto servono varie sedute e la pelle non deve essere abbronzata. Ecco perché conviene pensarci in anticipo.

Alla base dell'epilazione con alte tecnologie, che oggi si può fare dal medico o dall'estetista e persino da soli, con gli home-device, c'è la fototermolisi selettiva in cui l'energia luminosa si converte in termica colpendo bersagli cellulari, nel nostro caso il follicolo pilifero.

Cosa ci si può realisticamente aspettare in termini di risultati?

"La fotoepilazione prevede l'utilizzo di vari tipi di strumenti, laser, luce pulsata, terapia fotodinamica, con lunghezze d'onda specifiche per le diverse tipologie e colori di pelle e di peli. L'obiettivo finale è provocare, seduta dopo seduta, un progressivo assottigliamento e diradamento dei peli, con una ricrescita molto lenta e un aspetto di peluria non visibile a occhio nudo", risponde Elisabetta Sorbellini, dermatologa, responsabile servizio di laser chirurgia dermatologica e fototerapia dello studio Rinaldi & Associati".

Cosa è utile sapere circa i device casalinghi?

"Innanzitutto non ci si deve aspettare lo stesso risultato ottenibile con le tecnologie medicali. La potenza e l'energia degli strumenti domiciliari è necessariamente molto bassa, per questioni di sicurezza e dimensioni della macchina. Pertanto sono ampiamente al di sotto della dose terapeutica. Addirittura potrebbe verificarsi 'l'effetto paradossò, cioè una stimolazione anziché una riduzione della crescita dei peli. Un evenienza rara, descritta in letteratura, ma possibile quando si utilizzano laser o luce pulsata sotto dosati".

E dall'estetista, a cosa prestare attenzione?

"Rispetto al medico, l'estetista usa una luce pulsata meno potente, per cui sono necessarie molte più sedute per ottenere un effetto esteticamente apprezzabile. Inoltre, spesso per scongiurare effetti indesiderati, come rossore prolungato e scottature, effettua la ceretta prima del trattamento con luce pulsata, eliminando però il bersaglio stesso, cioè il pelo: il trattamento risulta meno efficace e aumenta il numero delle sedute. Alla lunga, la riduzione dei peli si ha per un effetto aspecifico, dato dal calore sviluppato dalla luce pulsata sulle cellule staminali. Se nella zona da trattare ci sono nei, prima è consigliabile fare una loro mappatura dal dermatologo, tenendo presente quali sono soggetti a modifiche in caso di assorbimento di luce".

In fatto di fototipi, tipologia di pelo, aree da trattare, di cosa occorre tenere conto?

"I fototipi più semplici da trattare, in termini di efficacia e ridotti rischi di effetti collaterali, sono quelli con pelle chiara (fototipi 2 e 3) e peli scuri. Su quelli di maggior diametro e densità è preferibile usare il laser a diodi, quasi del tutto privo di effetti indesiderati e con un'efficacia ottimale: ascelle e inguine possono essere trattate in un numero esiguo di sedute (2-3) a cadenza mensile, con richiami semestrali o annuali. Con peluria chiara e fine, ad esempio del viso, è molto efficace la luce pulsata. In tal caso il numero delle sedute aumenta anche a 6-8, che vanno ripetute con frequenze sempre più distanziate".

Come ci si deve comportare con malattie cutanee, piercing, gravidanza e allattamento?

"Dipende dal tipo di patologie concomitanti. Ad esempio, in caso di vitiligine e di malattie della pigmentazione si deve soprassedere, mentre dermatiti e psoriasi si possono trattare, ma con la terapia fotodinamica. Piercing, gravidanza (entro il 7-8 mese) e allattamento non costituiscono un problema. I nei vanno sempre valutati, evitando di trattare quelli melanocitari, in quanto soggetti a modificazioni in caso di assorbimento dell'energia di laser o luce pulsata".

Quali classi di farmaci potrebbero creare problemi o inficiare i risultati?

"Meglio evitare la fotoepilazione in concomitanza di terapie orali con cortisonici ad alte dosi, antibiotici, terapie ormonali sostitutive particolari, farmaci immunosoppressori e fotosensibilizzanti (come l'isotretinoina per l'acne). In questi casi il rischio è provocare pigmentazioni cutanee o produrre un effetto solo temporaneo della diminuzione dei peli".

Come si possono contrastare eventuali effetti indesiderati, come macchie scure o chiare?

"L'incidenza delle iperpigmentazioni e ipopigmentazione non è altissima, se si seguono metodi precisi ormai standardizzati. In primo luogo è importante far trascorrere almeno 10 giorni dal trattamento prima di esporsi al sole, in modo che la pelle non reagisca con un'infiammazione dei melanociti, che poi tenderanno a scurirla. Così come è bene non trattare la pelle abbronzata, per evitare ipopigmentazioni: meglio aspettare che sia tornata chiara, quindi almeno 30-40 giorni, in base alle singole reazioni cutanee. Qualora la pelle si pigmentasse, si possono utilizzare creme a base di schiarenti. Il medico può prescrivere prodotti galenici contenenti idrochinone e acido retinoico, che di norma risolvono il problema. Non c'è invece una terapia per le macchie chiare, che però si risolvono quando scompare l'abbronzatura".

Infine, cosa suggerisce dopo il trattamento?

"È consigliabile usare creme lenitive e antinfiammatorie naturali. Ad esempio, è utilissimo un composto di mirra, acido ellagico e melatonina, per ridurre il danno della luce sulla pelle. Poi, sulle zone trattate esposte alla luce del sole, come ad esempio il viso, è essenziale usare un filtro con protezione alta (SPF 50) anche in inverno".

Inserito da segreteria SIDeMaST

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