E' mancato il prof. Ruggero Caputo


25 maggio 2007 - 19:49News


Questa mattina, intorno alle 8:30 ho ricevuto la notizia da Elvio Alessi: Ruggero Caputo era morto la sera prima alle 10:30, mentre era in corso una riunione all'IDE (Istituto Dermatologico Europeo), il prestigioso Istituto che aveva creato assieme ad alcuni amici e colleghi e a cui dedicava una parte delle sue energie, dividendo la sua attività con la Clinica Dermatologica di Via Pace.

Via Pace era la seconda casa di Ruggero: lì era nato, cresciuto sotto la guida di grandi Maestri della Dermatologia milanese e italiana, come Ferdinando Gianotti e ormai da molti anni la dirigeva con abilità e fermezza. Via Pace era per definizione la Clinica di Milano e Milano era ed è l'orgoglio dei colleghi milanesi e anche italiani, perché rappresentava e rappresenta ancora oggi una grande scuola clinica.

La morte altrettanto improvvisa di Ferdinando Gianotti caricò sulle spalle di Ruggero una grande responsabilità. Ma Ruggero aveva spalle larghe e capacità di «Capo» e nulla si perse della bontà della Scuola: le sue tradizioni vennero mantenute al migliore livello, con gli amici e colleghi di sempre e nuovi allievi, che hanno continuato a lavorare, sotto la sua guida e poi in modo autonomo, a livello nazionale ed internazionale con il massimo impegno e i migliori riconoscimenti.

Molti scriveranno di lui, della sua carriera e dei suoi lavori scientifici; molti, che gli sono stati più vicini, ci ricorderanno aspetti particolari della sua vita accademica e privata, facendo rivivere i molti aspetti della sua vita complessa, piena e, ne sono certo, felice.

Come molti anch'io ho vissuto molte esperienza e umane e di lavoro con Ruggero.

Potrei dire che la nostra giovinezza scientifica ed internazionale sono procedute insieme: lui da Milano e io da Pavia andavamo insieme agli stessi congressi, presentando i nostri lavori. Ruggero si occupava di Ultrastruttura ad un eccellente livello ed io di Biochimica; frequentavamo i primi congressi dell'European Society of Dermatologic Research (ESDR) in Olanda e non mancava mai un assaggio di Aringhe e qualche bicchierino di ginepro, possibilmente invecchiato nel centro della vecchia Amsterdam, dove passeggiavamo felici con colleghi europei e, sono sicuro, sinceramente amici e ci stimavamo con altrettanta sincerità.

Ricordo che in un viaggio di ritorno da Ansterdam, Ruggero si unì alla compagnia dei pavesi (eravamo cresciuti e cominciavamo a portare qualche allievo con noi) per tornare in Italia. Avevo un vecchio camioncino Bedford e ci fermammo ad Heidelberg, dove Ruggero doveva tenere una conferenza ad un congresso di Ultrastruttura sulle Istiocitosi, il capitolo a cui il suo nome resterà indissolubilmente legato. La sera andammo in una birreria tedesca, mangiammo stinco di vitello e bevemmo una ragguardevole quantità di birra locale. Fosse per questo o perché non avevamo prenotato per tempo, finimmo tutti per dormire in un alberguccio, arrangiandoci in qualche modo. Ruggero ed io dormimmo nello stesso letto, con una coperta di qualche animale non particolarmente pregiato, troppo piccola per coprirci entrambi. Notte laboriosa per la birra, la coperta e le russate; ma che abbiamo sempre ricordato con nostalgia, man mano che gli anni passavano.

Ruggero fece una magnifica carriera accademica e scientifica a livello internazionale: ha rappresentato l'Italia nella ILDS per 15 anni con capacità e generosità verso tutti i colleghi italiani, cercando di favorire l'immagine del nostro Paese nel modo migliore. Anche dopo il naturale ritiro da quella carica prestigiosa, ha mantenuto una posizione di prestigio a livello internazionale, facendoci sentire tutti ben rappresentati.

E' stato anche Presidente della nostra Società, dandole nuovo impulso e vigore.

Ci siamo trovati in seguito su posizioni diverse, abbiamo anche usato a volte dei toni aspri tra di noi; ma non è mai mancato bilateralmente, ne sono certo, una stima reciproca, al di là delle dispute verbali.

Ciao, Ruggero, anche se da oggi non potremo più salutarci e litigare ogni tanto, resterai sempre nei ricordi della vita di tutta una generazione di dermatologi (la nostra generazione) e di quelle che sono venute dopo di noi e sarai ricordato come uno dei buoni Maestri, che bene hanno fatto per la nostra disciplina.

Buon riposo, ma ricordati che, se per caso esistesse la reincarnazione o una qualche forma di esistenza o essenza dopo questa prima esperienza, io sono pronto a riprendere le nostre discussioni al punto in cui le avevamo interrotte e a ripercorrere quel lungo pezzo di strada, che la fortuna ci ha concesso di fare insieme.

Un abbraccio a te, alla tua famiglia e ai colleghi e amici di Milano.

Di Alberto Giannetti

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