Dopo la diagnosi di psoriasi metà dei pazienti non va più dal medico


17 novembre 2014 - 07:18Rassegna stampa


Ci vogliono in media 5 mesi per gli adulti, 4 per i bambini per la prima visita di controllo. Serve un rapporto costante per verificare l'efficacia delle cure. E non solo

Non lasciar passare troppo tempo senza una visita dal dermatologo potrebbe giocare un ruolo importante nella cura della psoriasi, ma oltre la metà dei pazienti non rivede più il medico dopo aver ottenuto una diagnosi e la prescrizione della terapia. I benefici di un follow up serrato, per trattare efficacemente la malattia e per il benessere dei malati, sono già stati dimostrati in più occasioni, ma ora uno studio pubblicato sul Journal of Drugs in Dermatology ha rilevato che molti pazienti con problemi dermatologici non vedono regolarmente il loro dottore.

Metà degli adulti e due terzi dei bambini

I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a oltre 32mila soggetti con una diagnosi di psoriasi, acne o eczema e hanno valutato (per gli anni dal 2003 al 2007) il tempo intercorso tra la diagnosi e la prima visita di controllo. «Accade frequentemente - scrivono gli studiosi americani - che i pazienti abbiano dei miglioramenti già dopo una settimana, per questo sarebbe importante che i dermatologi fissassero loro un primo incontro entro 14 giorni». Invece, secondo le informazioni raccolte, soltanto il 19,8 per cento dei malati di psoriasi rivede il proprio medico entro quel lasso di tempo. In media, il tempo per la prima visita di follow up è di 153 giorni (circa cinque mesi) per gli adulti e 142 giorni (approssimativamente quattro mesi) per i bambini. Le cose non migliorano se si osservano i dati relativi a chi soffre di acne o eczema. Anzi, c'è di peggio: oltre la metà degli adulti (53,9 per cento) e più dei due terzi dei bambini (67,3 per cento) non hanno mai più visto il dermatologo dopo la diagnosi iniziale di psoriasi.

Il rapporto col dermatologo è indispensabile

«Le visite di controllo sono indispensabili - sottolinea Claudio Bonifati, responsabile dell'Ambulatorio per lo studio e la cura della psoriasi all'Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma -. Per verificare se la terapia prescritta è efficace o se ne serve un'altra e per valutare lo stato psicofisico di questi malati, che spesso si sentono abbandonati. In particolare chi soffre di psoriasi lieve o moderata (i pazienti gravi vengono necessariamente monitorati a stretto giro), magari in zone visibili del corpo, può accusare un "contraccolpo psicologico" di cui ha necessità di parlare». Può non essere sempre indispensabile recarsi fisicamente dallo specialista: un contatto telefonico o via mail possono essere inizialmente sufficienti. «La frequenza delle visite di follow up - continua l'esperto - (se ogni mese, ogni tre mesi o altro) va decisa in base alla severità della malattia, al tipo di trattamento indicato, alla condizione personale del paziente. È però indubbio che serva un rapporto durevole, con verifiche nel tempo, per capire se le lesioni migliorano e come si sente la persona». Anche perché precedenti ricerche hanno dimostrato che i malati sono più predisposti a seguire le indicazioni date loro dal dermatologo se sanno di doverlo rivedere per una verifica sull'andamento delle cure. «Serve impegno su entrambi i fronti: i dermatologi devono impegnarsi a seguire meglio i loro pazienti, ma questi ultimi devono a loro volta imparare a più essere costanti nelle visite e nell'aderire alle terapie prescritte: con dialogo e verifiche puntuali si può solo migliorare» conclude Bonifati.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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