Dermatite atopica: cosa non fare per aiutare vostro figlio


14 maggio 2015 - 20:04Rassegna stampa


I consigli dell'esperto sulla malattia infiammatoria della pelle. Non è contagiosa e colpisce soprattutto nell'infanzia. Sole e corrette abitudini sono gli alleati

«Dottore, nostro figlio non dorme: si gratta di continuo». Oppure: «Non vuole andare a scuola, si vergogna per le macchie sulla pelle». Cresce il fronte dei genitori che si rivolge al pediatra perché il proprio bambino soffre di dermatite atopica, la malattia dermatologica più frequente in età pediatrica che colpisce un bambino su 5, dalla nascita al compimento dei sette anni. Detta in numeri più semplici, fa quasi un milione di piccoli malati, soltanto in Italia. Ma le responsabilità, talvolta, sono proprio di mamma e papà.

Disturbo infiammatorio, non contagioso

Il disturbo, di natura infiammatoria e non contagioso, nasce dall'interazione di fattori ambientali e genetici. Per dirla con le parole di Corrado Occella, direttore dell'unità operativa complessa di dermatologia dell'ospedale pediatrico "Giannina Gaslini" di Genova, «la pelle atopica è come un muro in cui le cellule sono i mattoni e la sostanza intercellulare rappresenta il cemento. Se quest'ultimo è difettoso, i mattoni perdono coesione e il muro non svolge correttamente la sua funzione: la cute si fissura, perde acqua, diventa secca e ruvida, non proteggendo più dalle sostanze irritanti esterne». È così che prende forma la malattia, riscontrabile fin dai primi mesi di vita di un neonato, con picchi che si registrano nei primi anni di scuola elementare. La pelle atopica è più suscettibile agli stimoli esterni, anche se non eccessivi.

Tutte le cose da non fare per non peggiorare la situazione

e sulla predisposizione genetica poco si può fare, alcuni comportamenti dei genitori risultano favorenti la malattia. Tra questi: il ricorso a lavaggi troppo frequenti, l'utilizzo di detergenti non adatti all'infanzia, l'impiego di capi indumenti di lana a contatto diretto con la cute. In presenza di scelte simili, una correzione delle abitudini può accelerare la remissione della dermatite atopica.

Diversamente, invece, diventa difficile individuare una causa certa. «Mentre la diagnosi è abbastanza semplice e di tipo obiettivo - afferma Elena Piacentini, pediatra e allergologa del Centro Diagnostico Italiano di Milano -, l'origine della malattia può essere legata a più fattori. Anche la sua gestione è eterogenea, perché la malattia alterna fase più acute a periodi di parziale remissione». I distretti più colpiti sono le mani, i piedi, la piega interna del gomito e quella posteriore delle ginocchia. E poi: polsi, caviglie, collo e torace sono altre sedi in cui la cute può seccarsi e presentare chiazze rosse, con prurito. Con immaginabili conseguenze in termini di impatto sulla qualità della vita dei pazienti.

I vantaggi dell'estato

Con l'arrivo della bella stagione e del sole anche i bambini affetti da dermatite atopica possono prendere il sole. Anzi: un'esposizione corretta è spesso alla base del miglioramento spontaneo della malattia che si osserva durante l'estate. Anche fare il bagno non è proibito. «Il bambino atopico può andare in spiaggia, a patto di seguire alcune precauzioni: proteggersi con indumenti e occhiali, utilizzare un ombrellone, evitare le ore di luce solare del mezzogiorno ed esporsi gradualmente al sole», dichiara Giuseppe Ruggiero, coordinatore del gruppo di studio sulla dermatologia pediatrica dell'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza (Paidòss).

Il miglioramento dei sintomi può favorire una riduzione dei farmaci, nei mesi estivi. Al momento la dermatite atopica si cura ricorrendo ai cortisonici applicati dove compaiono le lesioni della cute. Segue, una volta rimarginatesi, l'impiego di creme emollienti ad azione lenitiva.

Inserito da segreteria SIDeMaST

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