Dermatite atopica, cambiano le cure


26 aprile 2013 - 10:49Rassegna stampa


Fra i bambini le allergie dilagano. Da anni i pediatri lanciano allarmi e i dati non lasciano dubbi: si parla di un raddoppio del numero di casi in 10 anni, con circa 2 milioni di under 14 già alle prese con allergie di ogni tipo. Le più frequenti, stando ai dati diffusi dalla Federazione italiana medici pediatri (FIMP), sono quelle ai pollini di graminacee e parietaria, seguite dall'allergia agli acari della polvere, al pelo di animale e dalle allergie alimentari in generale, che in totale riguardano circa mezzo milione di piccoli: latte, uova e noci sono i cibi più spesso implicati nelle ipersensibilità.

PELO DI CAVALLO - Crescono anche le allergie insolite, da quelle ad alimenti in passato assai poco presenti nella nostra dieta (come soia e sesamo) a quelle che dipendono dalla diffusione di attività diverse dal consueto: «Oggi vediamo allergie al pelo di cavallo, fino a qualche tempo fa praticamente sconosciute, perché a molti bimbi viene consigliata una ippoterapia, ad esempio in caso di disturbi del linguaggio e dell'apprendimento o di autismo - spiega Giuseppe Mele, presidente FIMP -. Alla base delle allergie c'è infatti una predisposizione genetica, che poi si manifesta se si viene ripetutamente esposti a un allergene "critico". Diversi fattori aumentano la probabilità di allergie nei bambini: il fumo della madre in gravidanza, l'allattamento al seno interrotto prima dei sei mesi, il vivere in un ambiente inquinato e perfino l'eccesso di igiene, perché il sistema immunitario non allenato a rispondere ai germi potenzialmente pericolosi "deraglia" più facilmente reagendo in maniera anomala a sostanze innocue».

I TEST - Qualunque sia il motivo, un bambino con sintomi che possono far pensare a un'allergia deve essere valutato da un pediatra allergologo: non bisogna trascurare raffreddore, tosse o fastidi simil-influenzali che non passano, ma anche coliche insistenti nei primi mesi di vita, diarrea o stitichezza ostinate, eczema od orticaria. I test a cui sottoporsi sono gli stessi degli adulti, ma nell'infanzia può essere ancora più raccomandabile l'ISAC test perché, individuando le molecole precise che il piccolo non tollera, può dare informazioni preziose sul decorso dell'allergia: nel latte ad esempio sono presenti proteine diverse e anche se tutte possono dare una reazione allergica, alcune sono indicative di un disturbo meno serio, che tenderà a risolversi con il tempo. «Una diagnosi accurata è ancora più fondamentale in un bambino, perché eliminare un alimento che non provoca fastidi o non individuare la sostanza che dà allergia ha ripercussioni notevoli sul benessere e la qualità di vita del piccolo» spiega Maria Antonella Muraro, responsabile della Sezione di pediatria dell'European Academy of Allergology and Clinical Immunology (EAACI).

DERMATITE - Particolare attenzione va posta se c'è una dermatite atopica, perché l'approccio è decisamente cambiato: «A lungo si è creduto che alla base della dermatite vi fossero allergie che non si riusciva a riconoscere: i bambini venivano messi a dieta, la pelle rimaneva spesso tale e quale, e solo in estate si vedevano miglioramenti - spiega Luigi Morcaldi, responsabile della Scuola di Allergologia e immunologia FIMP -. Ora si è capito che, in realtà, la pelle atopica non sottintende un'allergia, ma non avendo più una buona funzione di barriera lascia passare gli allergeni e favorisce la comparsa di ipersensibilità: la mamma che in cucina tocca uova, latte, noci e poi prende in braccio il bimbo con dermatite atopica crea le premesse perché sviluppi un'allergia a uova, latte, noci. Quindi, l'approccio è ribaltato: in caso di dermatite atopica nel bambino non serve fare i test allergici, ma piuttosto ripristinare e proteggere la funzione di barriera della cute».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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