Dermatite allergica da contatto Ecco le cause e le terapie


11 giugno 2014 - 13:54Rassegna stampa


La dermatite allergica da contatto , riguarda almeno l'1-2 per cento delle persone ed è provocata, appunto, dal contatto con una sostanza (allergene) che sensibilizza la pelle. «È una condizione da non confondere con la dermatite da contatto irritante , causata dal contatto ripetuto con sostanze irritanti, come per esempio solventi, detergenti per pulizie o materiali industriali, ma senza che vi sia il coinvolgimento del sistema immunitario» chiarisce il professor Fabio Ayala, direttore della Clinica dermatologica dell'Università di Napoli Federico II.

Che cosa provoca la dermatite da contatto?

«È scatenata da una reazione allergica a una o più sostanze che vengono ripetutamente a contatto con la pelle e può anche essere provocata da prodotti che per anni non hanno creato problemi. La reazione non è mediata da anticorpi, come per le allergie ad alimenti o pollini, ma da cellule del sistema immunitario, i linfociti e le cellule dendritiche . Tra gli allergeni più spesso responsabili ci sono nichel, balsamo del Perù, cromo (presente nel cemento e nel cuoio), parafenilendiamina (colorante delle tinture per capelli e spesso aggiunto anche all'henné)».

Quali sono i sintomi caratteristici?

«Gonfiore, rossore, vescicole e poi crosticine. C'è anche prurito e il grattamento può favorire lo sviluppo di infezioni cutanee. Dal momento del primo contatto con la sostanza in causa sono necessari dai 7 ai 15 giorni perché avvenga la sensibilizzazione, mentre a un successivo contatto con lo stesso allergene, i disturbi cutanei appaiono in 24-48 ore».

C'è un esame per la diagnosi?

«Il patch test , una metodica in cui le sostanze potenzialmente allergizzanti sono poste a contatto con la cute del dorso per 48 ore, con dischetti che occludono la pelle, supportati da cerotti. Passati i due giorni (necessari per dare all'allergene il tempo per sviluppare una reazione locale), si guarda la cute: se si trova un rilievo con arrossamento o piccole vescicole, accompagnati da prurito, il test è positivo e significa che il soggetto è allergico a quella sostanza».

Che cosa si può fare?

«Evitare il contatto con la sostanza a cui si è sensibili. Per alcuni allergeni è facile, per altri meno. E c'è anche il problema delle allergie crociate: per esempio, una persona allergica alla parafenilendiamina, contenuta nelle tinture per capelli, può manifestare la dermatite anche se usa una tintura che non contiene questa specifica sostanza, ma ne contiene un'altra che l'organismo percepisce come simile. Quando il danno è ormai fatto e c'è stato il contatto con l'allergene non si può fare altro che cercare di limitare i sintomi, in genere con creme al cortisone. Chi soffre del cosiddetto eczema cronico delle mani può oggi contare anche su un nuovo farmaco per via generale, della famiglia dei retinoidi. Trattandosi di un principio attivo non scevro da effetti collaterali, il suo uso per ora è limitato ai casi di eczema cronico persistente, che non rispondono all'eliminazione dell'eventuale allergene e al trattamento locale con cortisone».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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