Cupping, Simfer fa chiarezza su efficacia e rischi


05 settembre 2016 - 15:26Rassegna stampa


«Il cupping» è una metodica che in italiano prende il nome di "coppettazione"» afferma il fisiatra Giampaolo de Sena. «Questo termine deriva dall'utilizzo di coppette trasparenti, solitamente in vetro, nelle quali viene fatto il vuoto con differenti metodiche. Questo vuoto, quando la coppetta viene posta a contatto con la pelle, provoca un effetto di risucchio che provoca "ematomi a pois" dovuti al richiamo di sangue sugli strati superficiali della cute. «Questa metodica ha origine nella medicina tradizionale cinese e da un tempo relativamente recente è stata studiata, con metodo scientifico, in ambito riabilitativo». Una pratica che arriva da lontano, quindi, ma i cui risultati non sono ancora stati confermati in via definitiva. Per cui è necessario cautela anche per prevenire i possibili effetti collaterali.

«Vi sono diverse revisioni sistematiche, cioè studi che raccolgono e confrontato i risultati di diverse ricerche singole», affermano i fisiatri Stefano Mazzon e Roberto Iovine, «la metodica è stata applicata in varie patologie come l'herpes zoster, l'acne, il dolore della colonna cervicale e lombare, l'ipertensione, l'ictus cerebrale, ma la maggioranza degli studi non è risultata sufficientemente rigorosa per esprimere un giudizio definitivo sull'efficacia terapeutica. Alcuni studi hanno evidenziato un effetto antidolorifico del cupping: tuttavia la rilevanza clinica, cioè la reale entità del beneficio ottenuto, non è stata dimostrata in modo conclusivo.

«Per ricordare che anche pratiche terapeutiche apparentemente poco invasive non sono scevre da rischi anche gravi», aggiungono Mazzon e Iovine, «segnaliamo che in letteratura è stato presentato un caso di emorragia cerebrale correlato ad una crisi ipertensiva dopo un cupping della regione cervicale». Il testo si conclude con un invito alla precauzione indirizzato a medici e fisioterapisti: «In base ai dati disponibili attualmente, la metodica del cupping non è raccomandabile come misura terapeutica di scelta, né come intervento a sé stante, in presenza di altre possibilità di efficacia più comprovata; è inoltre necessario che, qualora essa venga effettuata, sia accompagnata ad una precisa valutazione medica ed un corretto inquadramento diagnostico, in modo da inserirla in un adeguato progetto riabilitativo che tenga conto anche dei possibili effetti negativi».

Inserito da segreteria SIDeMaST

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